La teoria dell’autodeterminazione

· 9 Giugno 2019
Questa teoria nacque dagli studi sulla motivazione condotti negli anni settanta e ottanta del XX secolo dai ricercatori Edward L. Deci e Richard M. Ryan

Il concetto di autodeterminazione è stato usato spesso in contesti diplomatici e politici per descrivere il processo attraverso il quale una nazione afferma la propria indipendenza. Tuttavia, questo termine ha anche un significato molto più personale e riguarda la psicologia. È la capacità o l’azione di prendere le proprie decisioni e di controllare la propria vita. In questo senso, si tratta di un elemento essenziale per il benessere psicologico. La teoria dell’autodeterminazione sostiene che le persone sono motivate a crescere e a cambiare per bisogni psicologici innati.

La teoria dell’autodeterminazione individua tre bisogni psicologici innati e universali. Questi sono il bisogno di competenza, il bisogno di relazioni e il bisogno di autonomia. Anche la motivazione intrinseca ha un ruolo importante in questa teoria.

Il significato della teoria dell’autodeterminazione

La teoria dell’autodeterminazione riguarda la personalità, la motivazione umana e il funzionamento ottimale. Afferma che ci sono due tipi principali di motivazione, quella intrinseca e quella estrinseca. Entrambe influiscono in grande misura su chi siamo e su come ci comportiamo.

Questa teoria nacque dagli studi sulla motivazione condotti negli anni settanta e ottanta del XX secolo dai ricercatori Edward L. Deci e Richard M. Ryan. Anche se è cresciuta e si è diffusa molto da allora, i principi di base della teoria provengono dal libro che Deci e Ryan pubblicarono nel 1985 sull’argomento.

Persona motivata braccio alzato

La prima ipotesi della teoria dell’autodeterminazione è che le persone sono «attività volte alla crescita». Affrontare le difficoltà e vivere nuove esperienze è essenziale per costruirsi un proprio significato. In questo senso, la teoria di Deci e Ryan sostiene che le persone agiscono motivate dal bisogno di crescere e ottenere soddisfazione.

Le persone sono motivate dalla promessa di ricompense esterne, come il denaro, i premi o il riconoscimento sociale (conosciuta come motivazione estrinseca). La teoria dell’autodeterminazione, però, si concentra soprattutto su fonti interne di motivazione, come il bisogno di acquisire conoscenza o indipendenza (conosciuta come motivazione intrinseca).

I tre bisogni psicologici della teoria dell’autodeterminazione

Secondo la teoria dell’autodeterminazione, le persone hanno bisogno dei seguenti elementi per ottenere una crescita psicologica:

  • Competenza: hanno bisogno di imparare dei lavori e di acquisire diverse abilità.
  • Relazioni: risulta necessario sentire un senso di appartenenza e di attaccamento ad altre persone.
  • Autonomia: dobbiamo sentire di avere il controllo dei nostri comportamenti e dei nostri obiettivi.

Deci e Ryan sostengono che, una volta ottenuti questi tre elementi, le persone diventano autodeterminate. Possono quindi sentirsi intrinsecamente motivate a cercare ciò che vogliono.

È importante sottolineare che la crescita psicologica descritta dalla teoria dell’autodeterminazione non avviene automaticamente. Anche se siamo orientati verso questa crescita, essa richiede anche un impegno costante. Secondo Deci e Ryan, il consenso sociale è essenziale. Attraverso le nostre relazioni e interazioni con gli altri, possiamo promuovere o contrastare il benessere e la crescita personale.

Motivazione e autodeterminazione

Secondo Deci e Ryan, la motivazione estrinseca nasce dall’interesse per ciò che è esterno. Le fonti di tale motivazione sono i sistemi di valutazione degli impiegati, i premi e i complimenti o il rispetto e l’ammirazione altrui.

La motivazione intrinseca, invece, viene dall’interno ed è associata all’attività in sé. Esistono degli impulsi interni che ci spingono a comportarci in un certo modo. A questi si aggiungono i nostri valori centrali, i nostri interessi e il nostro senso personale della moralità.

Teoria dell'autodeterminazione

La motivazione intrinseca e quella estrinseca possono sembrare opposte, con una condotta coerente con il nostro «Io ideale», da un lato, e una che ci porta a conformarci con gli standard altrui, dall’altro. Tuttavia, esiste un’altra distinzione importante delle motivazioni. Infatti, la teoria dell’autodeterminazione distingue la motivazione autonoma da quella controllata.

La motivazione autonoma comprende la motivazione che proviene da fonti interne, ma anche quella delle fonti estrinseche se l’individuo si è identificato con il valore di un’attività e sente che è in linea con l’immagine che vuole mostrare.

La motivazione controllata è composta da:

  • Una regolazione esterna. Un tipo di motivazione in cui il comportamento dell’individuo è guidato da ricompense o punizioni esterne.
  • Una regolazione interna. Motivazione che proviene da attività e valori in parte interiorizzati e motivi quali evitare l’imbarazzo, cercando l’approvazione e proteggendo l’ego.

Secondo la teoria dell’autodeterminazione, quando un individuo è spinto da una motivazione autonoma, si sente più indipendente. Quando l’individuo è spinto da una motivazione controllata, sentirà la pressione di doversi comportare in un certo modo e vivrà in poca o nessuna autonomia.