Autoefficacia, il potere di sentirci capaci

Per godere di un'alta autoefficacia, è importante essere flessibili e adattarsi alle circostanze.
Autoefficacia, il potere di sentirci capaci
Sergio De Dios González

Revisionato e approvato da lo psicologo Sergio De Dios González.

Ultimo aggiornamento: 30 dicembre, 2022

Non vi sentite all’altezza, vi ritenete incapaci di raggiungere l’obiettivo che vi siete proposti? Avete in mente di mettervi in proprio o di prendere la patente, ma dubitate di averne le capacità? Se è così, è probabile che la percezione della vostra autoefficacia sia molto bassa o debole, e questo non vi aiuta a ottenere quello che desiderate.

Abbiamo visto un buon uso del concetto di autoefficacia nel discorso di Obama durante le elezioni presidenziali di qualche anno fa. Ricorderete senz’altro il suo famoso “Yes, we can!” (sì, possiamo farcela). Un messaggio positivo e motivante che, se usato come un mantra, ci aiuta a raggiungere un buon numero di obiettivi; questo, naturalmente, se gli concediamo un po’ di credibilità. Così facendo, aumenta la fiducia nelle nostre possibilità e la capacità di risolvere i problemi.

“Avere fiducia in te stesso non ti garantisce il successo, ma non averla garantisce il fallimento. ”

-Albert Bandura-

Lo psicologo Albert Bandura ha affrontato questo concetto in modo profondo. La sua teoria analizza, tra le altre cose, l’esistenza di molte variabili che possono condizionare il nostro comportamento e che sono collegate al sentimento di autoefficacia.

Una di queste è, appunto, il grado di fiducia nelle nostre capacità o, in altre parole, quanto pensiamo di essere efficaci nel raggiungere un obiettivo.

Vediamo a seguire tre aspetti importanti che influiscono sulla nostra autoefficacia. Dedicando tempo sufficiente a ognuno di essi, potremmo migliorare i nostri risultati.

I tre pilastri dell’autoefficacia:

Essere realisti

È impossibile che ci riesca tutto subito e bene, per alcune cose dovremo sforzarci, lavorare sodo. Ciò non significa che dobbiamo rinunciare in partenza. Si tratta, piuttosto, di capire quali aspetti di noi vanno migliorati. Dovremo individuare, sviluppare e dedicare tempo a quelle nuove competenze che ci aiuteranno ad arrivare alla meta.

A tale scopo, è indispensabile osservarci in modo obiettivo e onesto e valutare il nostro traguardo. Quali sono i punti a nostro favore? Su cosa dobbiamo concentrarci maggiormente? L’importante è non scoraggiarsi subito: analizzare, pianificare, riflettere. I sogni più belli si realizzano con sforzo e fiducia.

Uomo con nuvola al posto della testa

Dovremmo anche assicurarci che la meta sia raggiungibile. Una volta stabilito ciò, occorre essere coscienti che il processo richiede del tempo. Acquistare esperienza in territori ancora da esplorare o deserti non è possibile dall’oggi al domani. Guardandoci indietro, però, vedremo quanta strada abbiamo percorso.

Senza fretta, ma senza fermarsi

Un’autoefficacia fragile è spesso figlia della fretta, della tendenza a precipitarci o a essere impulsivi nell’intento di ottenere a breve termine quello che vogliamo. Non saper aspettare potrebbe portarci all’insuccesso. È normale cercare la soddisfazione immediata, vogliamo che i nostri desideri si realizzino subito. Non siamo disposti ad aspettare mesi o anni per ottenerli.

Il successo, invece, si basa sulla perseveranza. La progressione è sempre preferibile a un cambiamento repentino. Grazie a essa, possiamo crescere e aumentare la nostra autoefficacia, senza la quale sarà difficile raggiungere i nostri scopi.

Se ci lanciamo in avanti troppo velocemente, potremmo tornare al punto di partenza in modo altrettanto veloce.

Immaginate di scalare una montagna. Se avrete fretta di arrivare in cima, non presterete molta attenzione ai vostri movimenti. Potreste cadere o innervosirvi se non procedete alla velocità desiderata. Tuttavia, continuerete a voler arrivare subito. E probabile che a un certo punto vi bloccherete e inizierete a nutrire dei dubbi sulla possibilità di raggiungere il vostro obiettivo.

Non avete dato ascolto alla vostra autoefficacia che, a poco a poco, si è indebolita.

Viceversa, se prestate attenzione a dove appoggiate i piedi e le mani, come si aggrappano e vi sorreggono, capirete via via quali sono i gesti efficaci e quali no. Sebbene l’ascesa sia lenta, sapete che prima o poi arriverete in cima perché state imparando, crescendo e perché avete fiducia in voi e nei vostri progressi. È ancora possibile cadere, ma vi alzerete e ricomincerete, senza esitare.

La vostra sensazione di autoefficacia è cresciuta a  passi da gigante.

Donna cammina su strada asfaltata di montagna

Il percorso offre degli indizi

Il percorso da seguire offre degli indizi per dirigere i nostri passi. Dobbiamo solo essere meno rigidi e aprirci a nuove alternative per reagire in modo adeguato se ci imbattiamo in pietre o muri.

Se ci concentriamo sugli ostacoli e perdiamo tempo ad aggirarli, non vedremo mai quello che si trova accanto. Accettare i nostri passi falsi e reimpostare la rotta è un’opzione che dobbiamo tenere in considerazione. La paura del fallimento non deve spaventarci.

Se, invece, il tempo passa e non avanziamo, ci sarà di certo un motivo. Bisogna guardarsi intorno perché a volte le cose non vanno secondo i nostri piani. Ma soprattutto dobbiamo guardaci dentro. Crediamo davvero di essere capaci e validi? Forse il nostro critico interiore ci sta giocando dei brutti scherzi e ci sta boicottando attraverso i dubbi.

Per godere di un’alta autoefficacia, è importante essere flessibili e adattarsi alle circostanze. Dobbiamo imparare a cambiare strada se quella percorsa non ci conduce dove vogliamo arrivare, aprire gli occhi per capire cosa sta succedendo e se stiamo solo perdendo tempo.

“Anche se le correnti passano e l’acqua cambia, il fiume resta lo stesso. Non lasciarti trascinare dalle circostanze, cresci con esse.”

-Beon Quantum-

La nostra motivazione aumenta quando consideriamo efficaci le nostre azioni. Ma per arrivarci, è necessario tutto il lavoro precedente. Se tutti i passaggi sono stati rispettati, ma nutriamo dubbi sulle nostre capacità, perché non fermarci a capire come ci stiamo muovendo? E forse, chiedere un parere alle persone che ci stanno vicino può aiutare.

 


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