Risveglia l’abbondanza che è in te

· 23 gennaio 2017

Molti di noi hanno una mentalità incentrata sulla carenza o sulla mancanza: siamo ossessionati da tutto ciò che ci manca invece di essere consapevoli di quello che già abbiamo. Mostrare gratitudine e apprezzamento per ciò che siamo e ciò che circonda è senza dubbio ciò che ci avvicina di più all’abbondanza.

Non si tratta di un male moderno. Questa indefinibile sensazione che ci porta a credere che ci manchi qualcosa e che stiamo sprofondando nell’abisso è la crisi esistenziale dell’essere umano. È fondamentale controllare e razionalizzare questo genere di pensieri. In caso contrario, questa carenza crescerà come un’erbaccia, come l’edera che finisce per coprire le finestre di una casa.

L’abbondanza è il mio stato naturale e io l’accetto.

Sappiamo anche che non è esattamente facile gestire questa sensazione. Non è facile perché l’attuale e chiara disuguaglianza sociale rende più tangibile che mai la parola “carenza”. La mancanza di un lavoro, di un’entrata fissa o la prospettiva di un futuro incerto rende quasi ironico il concetto di abbondanza. Tuttavia, comprendere questo termine e applicarlo alla realtà da un punto di vista motivazionale può aiutarci ad affrontare in modo più saggio la nostra vita quotidiana.

Siamo sicuri che questo tema vi risulterà di grande interesse.

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L’abbondanza naturale e l’abbondanza artificiale

Un libro intitolato Sapiens: breve storia dell’umanità, dell’autore Yuval Harari, analizza in maniera un po’ provocatoria la storia dell’evoluzione e del successo dell’homo sapiens e il lettore in qualche modo intuisce che in molti casi la crudeltà della nostra specie sembra essersi imposta sull’etica.

Uno degli aspetti segnalati dal dottor Harari è che ci siamo abituati a vivere in una condizione che potremmo definire “abbondanza artificiale”. A titolo esemplificativo, abbiamo sfruttato troppo la natura fino ad obbligarla ad offrirci molto più di ciò che l’equilibrio della Terra e degli ecosistemi possa permettersi. Inoltre, la nostra modernità è orientata al materialismo, in cui l’accumulo e il conseguimento di “cose” definisce lo status di una persona. La mancanza di questi beni materiali, invece, genera malessere ed infelicità.

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Abbiamo distorto il concetto autentico e originale del termine abbondanza. In ambito naturale, l’abbondanza è soprattutto equilibrio e rispetto. Significa apprezzare quello che c’è già, quello che ci avvolge senza bisogno di rompere l’armonia naturale per avere più di quanto la natura possa offrire.

Qualcosa che senza dubbio l’homo sapiens moderno non può capire perché, come disse una volta Benjamin Franklin, abbiamo raggiunto un punto in cui pensiamo che il tempo sia denaro, quando in realtà il tempo non è altro che un regalo che dimentichiamo di apprezzare e di vivere come invece meriterebbe.

Come vivere nell’abbondanza

Arrivati a questo punto, è chiaro che abbondanza non è sinonimo di denaro, di accumulo di beni materiali o di potere. Abbondanza significa vivere nella pienezza di sapersi integri, senza mancanze, senza vuoti o con un cuore che va dove soffia il vento e l’eterna sensazione di vuoto interiore.

Il primo seme dell’abbondanza è la gratitudine.

Per quanto possa sembrare ironico, nei momenti di difficoltà e di carenza è più importante e necessario che mai sentire una sensazione di abbondanza interiore. Solo così avremo a disposizione una vera forza psicologica per affrontare le avversità, per intuire le vere opportunità ed essere così più recettivi verso tutto ciò che ci accade.

Vi invitiamo, quindi, a riflettere sulle seguenti dimensioni.

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Consigli per costruire un’autentica abbondanza interiore

Molti di noi sono abituati alla cosiddetta “motivazione per deficienza”: il mio cellulare funziona ancora ed è in buono stato, ma ora è uscito l’ultimo modello di quella marca che hanno tutti, dunque non posso non averlo anch’io.

Sono tante le cose che ci mancano. Magari non abbiamo una casa con grandi comfort. Magari il nostro corpo non è perfetto e anche il nostro partner ha i suoi difetti. Esiste anche la possibilità di non essere potuti andare in vacanza in quel luogo paradisiaco, mentre i nostri amici ci sono stati la scorsa estate. Vivere nell’economia della carenza è come un virus, come una malattia che a poco a poco si estende come la macchia di umidità su una parete. È sempre lì, con quell’aspetto sgradevole.

  • Allontaniamoci dal luogo che ci fa adottare questo approccio mentale. Focalizzare la nostra esistenza solo sull’ambito materiale è un’inesauribile fonte di malessere. Non saremo mai soddisfatti.
  • Cambiate approccio e punto di vista. Orientatelo verso ciò che già avete per capire dove si concentrano le vostre forze, la vostra vera bellezza e la vostra abbondanza.

Sviluppate una consapevolezza in grado di abbracciare le cose positive, il presente e la realtà concreta. Non quello che non c’è, che non esiste, che manca. Solo quando sarete in grado di mostrarvi grati per quello che siete, quello che vi definisce e quello che avete, potrete aprire la porta alla prosperità.

Immagini per gentile concessione di Sonia Kosh.