L’ansia e le sue domande

16 febbraio 2017 in Psicologia 0 Condivisi

L’ansia è uno stato d’animo che sorge dalla percezione di un pericolo o di una minaccia imminente intorno a noi, il che ci suggerisce l’istinto di fuggire dalla situazione o di affrontarla se si vuole sopravvivere.

Al giorno d’oggi, l’ansia è considerata uno stato d’animo negativo che dovremmo sempre evitare per via dei suoi spiacevoli sintomi fisiologici e perché ostacola la nostra libertà. Tuttavia, se ben gestita, l’ansia è un’emozione sana che ci spinge ad adattarci e senza la quale non potremmo sopravvivere.

Oggigiorno, sono in molti in tutto il mondo a soffrire di ansia e questo problema può manifestarsi in molti modi diversi, ma che hanno tutti in comune la percezione della realtà come molto minacciosa, terribile o come una catastrofe che sta per arrivare.

La persona che soffre d’ansia è convinta, e non ha dubbi, che stia per succedere qualcosa di terribile e che, quindi, bisogna prepararsi a fuggire e a mettersi in salvo o a lottare e difendersi.
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Di solito i pensieri negativi che sorgono a causa dell’ansia si presentano sotto forma di domande. Queste domande tendono a confermare ciò di cui già siamo convinti, che si tratti della necessità di approvazione, di perfezione, di sicurezza, ecc.

Allo stesso modo, questa emozione ha lo scopo di aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi che, in questo caso, sono fuggire o attaccare, e ci riesce modellando il nostro comportamento. Tuttavia, quando siamo ansiosi a livelli ormai nocivi, questa emozione non ci è più d’aiuto, bensì ci ostacola lungo la strada che ci porta a conquistare le nostre mete e ci fa lo sgambetto lungo il percorso verso i nostri obiettivi.

La chiave per impedire che ciò accada risiede nel cambiare le nostre interpretazioni della realtà e cambiare il nostro modo di comportarci. Per riuscirci, è necessario identificare le nostre convinzioni, metterle in dubbio, metterle in discussione e sostituirle con altre più reali.

Le domande dell’ansia

Come abbiamo già detto, molto spesso l’ansia comunica con noi facendoci delle domande che ci mettono sull’attenti e che ci attivano a livello fisiologico. Di solito sono  domande negative che hanno lo scopo di aiutarci a filtrare la realtà in modo da poter contemplare solo la più piccola possibilità di pericolo che, però, è ovviamente considerata come molto probabile.

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Ansia generalizzata: e se…?

L’ansia ci porta sempre a porci delle domande su quella piccolissima possibilità, ma nel caso dell’ansia generalizzata, l’eventualità di un pericolo abbraccia una vasta gamma di situazioni della vita quotidiana, il che rende molto più difficile la vita di tutti i giorni per chi ne soffre.

Il “e se?” appare dappertutto, riferito ai figli, al proprio partner, alle circostanze ambientali, al lavoro… Ciò “costringe” la persona a restare in stato d’allerta troppo a lungo e in troppe circostanze, senza alcun tipo di riposo, né fisico né mentale.

Pensa di doversi preoccupare per impedire a quelle possibili, anche se improbabili, catastrofi di accadere e alla fine si ritrova a doversi preoccupare davvero per la preoccupazione che la invade.
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Disturbo da panico: e se mi viene un infarto? E se divento pazzo? E se sembro ridicolo?

In questo caso, l’ansia si deve ai sintomi della stessa ansia. È come un bambino che si spaventa alla vista della propria ombra e che più corre, più lo insegue.

Le domande sorgono a proposito delle conseguenze catastrofiche delle manifestazioni fisiologiche dell’ansia, che possono assomigliare a certe malattie e farci persino pensare che diventeremo pazzi o che moriremo. Ci sono molte persone che temono anche di svenire e di sembrare ridicole o di fare “una scenata” per strada, il che impedisce loro di uscire da casa, intensificando la loro agorafobia.

Ipocondria: e se mi diagnosticano una malattia mortale?

Come c’è da aspettarsi, nel caso dell’ipocondria, l’ansia ci spaventa perché ci spinge a porci dei quesiti sulla possibilità di ammalarci e suggerisce persino l’idea della morte. Per cercare di combattere quella paura, controlliamo la nostra salute più e più volte oppure evitiamo del tutto di andare dal dottore. In questo modo, anche se effettivamente siamo malati, non ce ne rendiamo conto e ci “liberiamo” di quel dispiacere.

Fobia sociale: e se sembro ridicolo? E se notano che sono timido?

Nel caso della fobia sociale, quel diavoletto che è dentro di noi ci spinge a domandarci costantemente che cosa succederebbe nel caso in cui sembrassimo ridicoli, se non avessimo niente da dire, se commettessimo un errore o che cosa penserebbero gli altri di noi.

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Questo bombardamento di domande ci fa reagire con paura, ci fa arrossire dalla vergogna, ci fa sudare, ci fa balbettare e, inoltre, temiamo che anche questi sintomi vengano notati, perché ciò ci fa sentire ancora più “deboli”. In questi casi, finiamo sempre per fuggire da queste “situazioni così tanto pericolose” per noi, il che ci conferma che per noi non c’è speranza.

L’ansia è un diavoletto che vive dentro di noi

Come abbiamo appena detto, l’ansia è un diavoletto che vive dentro di noi e che adora farci scattare sull’attenti, vederci sudare, tremare, accaldarci o andare in iperventilazione. Questo diavoletto adora farci domande negative o dirci che ogni cosa rappresenta un pericolo e che dobbiamo fuggire di corsa.

Meno attenzioni gli dedichiamo, più in fretta si stancherà e, poco a poco, ci lascerà in pace. La chiave sta nel guardarlo negli occhi, accettarlo e dirgli che ormai conosciamo i suoi trucchi, ma che questa volta siamo più forti di lui e che non ci faremo spaventare così facilmente.
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Sfidate quel diavoletto, dubitate di lui e non credetegli, perché tende ad essere alquanto bugiardo. Tuttavia, anche se vi fa stare male, non vi fa sentire a vostro agio o vi spaventa, ricordatevi sempre che si tratta di una semplice interpretazione irreale e che i sintomi di cui soffrite non sono altro che il risultato di un’emozione che, in fondo, vuole solo aiutarvi.

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