Multitasking: un pericolo per il nostro cervello

26 aprile 2016 in Psicologia 0 Condivisi

Il multitasking, ovvero fare più cose allo stesso tempo, non è un’abitudine sana per il nostro cervello. Non fa bene vedere la televisione, controllare il proprio telefono e parlare con il proprio partner, tutto allo stesso tempo. Ciò ci impedisce di concentrarci, il che provoca una perdita di efficienza cognitiva e relazionale, a tal punto che i social network sono diventati antisocial network.

Se rivediamo gran parte della letteratura pubblicata negli ultimi anni, tra cui gli articoli che pubblichiamo sulla nostra pagina, ci renderemo conto che esiste una corrente che definisce il tempo presente come un luogo dimenticato dalla nostra coscienza.

Queste frasi, pagine e teorie sono solo l’eco del presente che ci ripete “Ehi, sono qui e sono fantastico!”; siamo noi a decidere se ascoltarlo oppure no. Incentiviamo la distrazione e abituiamo il nostro cervello a passare da un’attività all’altra in modo costante, il che si ripercuote anche sull’esprimere e sul controllare le nostre emozioni.

è possibile

Indipendentemente dalla preoccupazione per l’evasione dell’informazione che ci arriva attraverso i nostri sensi, senza dubbio a volte dobbiamo ascoltare quei messaggi.

Immaginate un brav’uomo che, uscito a passeggiare, si ferma nel bel mezzo di un passaggio a livello per decidere di cosa parlerà quella sera a cena, quando conoscerà i suoceri. Probabilmente sarete d’accordo sul fatto che non sia il posto migliore dove fermarsi e staccare il cervello.

Forse vi sembrerà un esempio un po’ esagerato. Va bene, allora immaginiamo una persona appassionata di musica o di un certo programma radiofonico che adotta l’abitudine di camminare per strade alquanto trafficate con le cuffie nelle orecchie. Non corre lo stesso rischio dell’uomo del primo esempio, ma non è l’abitudine più consigliabile.

Capture

Il multitasking: scegliere il proprio presente

Forse il nostro appassionato di musica si trova nel presente perché sta ascoltando qualcosa che viene riprodotto in quel preciso momento. Tuttavia, se ci riflettiamo bene, si tratta di una specie di pseudo-presente, poiché non è una caratteristica naturale della situazione in cui si trova.

Per questo motivo, la tecnologia che abbiamo creato è uno dei motivi principali per i quali trascorriamo sempre più tempo in questa dimensione: il multitasking.
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Abbiamo a portata di mano dispositivi che ci permettono di portare musica e film ovunque. Siamo diventati degli “ottimizzatori” del tempo, usando tutti i mezzi a nostra disposizione per cercare di riempire ogni istante della nostra vita con qualcosa che siamo sicuri ci piacerà.

Non si tratta di vivere essendo inconsapevoli del presente a causa delle preoccupazioni del futuro o della malinconia del passato; per arrivare alla realtà, bisogna attraversare diversi strati.
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tutto è iniziato con un forte mal di testa ictus

La realtà è una perdita di tempo

Se andate in palestra, probabilmente avrete notato un personaggio sempre più diffuso. Parliamo di quella persona che rappresenta a pieno il multitasking: fa esercizio, legge un libro in formato digitale sullo schermo dei macchinari e ha le cuffie nelle orecchie, tutto allo stesso tempo.

Ci risulta davvero difficile concentrarci solo sugli stimoli che provengono dalla realtà di quel momento. La sensazione di perdere tempo ci pervade, sentiamo il bisogno di riempire tutti quei canali liberi che, invece, potrebbero perfettamente essere occupati da informazione più utile e piacevole.

Magari stiamo facendo una passeggiata con la nostra dolce metà e abbiamo la sensazione che la nostra vita non sia abbastanza occupata. Non si tratta di qualcosa su cui riflettiamo, ma di una sensazione ormai automatica. Senza rendercene conto, infatti, possiamo tirare fuori il telefono e controllare gli ultimi aggiornamenti dei social network o rispondere ai messaggi che abbiamo ricevuto.

donna intrecciata con reti e animali

Facciamo tutto ciò senza avere la sensazione di aver smesso di ascoltare perché, semplicemente, abbiamo occupato un altro canale disponibile. In questi casi, il problema è che abbiamo un solo cervello che non è proprio un asso nel gestire due attività che non fanno per niente parte delle nostre abitudini o nel fare attenzione a due canali che richiedono un esercizio di comprensione.

In questo modo, senza volere, in realtà non stiamo facendo due cose alla volta, ma passiamo da una all’altra molto velocemente, come se andassimo di continuo in cucina per controllare il pollo in forno.
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Il cervello si relaziona con i due canali come se si trattasse del rumore che fa la lavatrice o come se fosse l’autobus che può arrivare alla fermata da un momento all’altro, ovvero fa attenzione ai cambi selettivi che hanno luogo e non si concentra su ciò che sta succedendo davvero.

dolore emotivo

Abbiamo perso la pazienza lungo la strada

Perché ci allontaniamo dalla realtà in modo automatico? Perché non siamo in grado di stabilire dei limiti per trarne qualcosa di interessante? Perché abbiamo la sensazione di perdere tempo se non siamo in “modalità muktitasking”?

  • Perché abbiamo perso la pazienza. La pazienza di aspettare, ma di aspettare per davvero, senza dover fare altro.
  • Abbiamo perso anche la pazienza di ascoltare. Quello che ci sta raccontando il nostro amico, per esempio, ci sembra tanto noioso che sentiamo il bisogno di estrarre dalla nostra tasca qualcosa di più divertente da fare.
  • Perché questa soluzione è più semplice, invece di doversi impegnare nella conversazione e renderla più interessante.
  • Perché ciò che stiamo ascoltando in quel momento ci risulta monotono e ormai abbiamo incorporato ai nostri comportamenti l’abitudine della “fuga tecnologica”, senza dover fare sforzi e a portata di mano.

Forse è vero che le nostre vite diventano sempre più movimentate, ma è anche vero che siamo sempre più impazienti se c’è da tollerare un momento di pausa. È come se gli stimoli che non sono stressanti per natura fossero stati contagiati da quelli che lo sono, come se sdraiarci un attimo sul letto senza far niente o ascoltare ciò che ha da dire un buon amico ci rendesse nervosi. Pensiamoci bene, è davvero questo quello che desideriamo?

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