Lasciare le cose a metà: perché non farlo

25 marzo 2018 in Psicologia 205 Condivisi
Donna con uccello sui capelli

Lasciare le cose a metà va oltre un semplice disguido o una leggerezza priva di importanza. Da un punto di vista psicologico,  costituisce un sintomo che non deve essere trascurato. In particolare quando non si tratta di qualcosa di occasionale, ma di un fenomeno sistematico.

Quando lasciamo le cose a metà, accumuliamo angoscia. Ogni compito o impegno che si lascia incompiuto è un ciclo che rimane aperto. E, restando aperto, continua a gravitare sulla nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo. Sentiamo il peso emotivo del disordine, anche se non lo percepiamo concretamente. Sperimentiamo anche l’angoscia sorda che si presenta all’improvviso, con frequenza. Ci riempiamo di malessere, in una parola sola.

“Non c’è nulla di così faticoso come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso.”

-William James-

Le ragioni che ci inducono a lasciare le cose a metà possono essere molte. A volte influiscono alcune circostanze esterne, ma nella maggior parte dei casi dipende da noi stessi. Non concludiamo il compito perché qualcosa si frappone, una realtà che stiamo eludendo. Approfondiamo a seguire.

Motivi che ci inducono a lasciare le cose a metà

Nelle nostre vite vi sono obiettivi piccoli e grandi. In chi sceglie di lasciare le cose a metà si verifica una rottura fra gli obiettivi e i compiti. Si ha l’obiettivo di fare qualcosa, ma ciò non si trasforma in un’azione concreta per raggiungerlo.

Donna che si copre il volto lasciare le cose a metà

I motivi per cui accade sono molte. Tuttavia, ve ne sono alcune di particolare rilievo. Queste sono:

  • Bassa autostima. Quando non si prova amor proprio a sufficienza, si pensa che ciò che si fa abbia poco valore. Che farlo o meno sia indifferente. Si ha la percezione che smettere di svolgere quel compito non farà alcuna differenza.
  • Senso di fallimento. Prende la forma del non riuscire a trovare e a definire un “perché”. Come se fosse già tutto perduto e nessuno sforzo valesse la pena. È una delle sfaccettature della depressione.
  • Senso di inutilità. Vi è chi pensa che sia meglio lasciare le cose a metà perché le farebbe male. Si teme il risultato. Pertanto, lasciare tutto incompiuto ci evita di confrontarci con i nostri limiti, che siano reali o immaginari.
  • Distrazione. Compare quando vi sono altri aspetti che assorbono del tutto la nostra attenzione, il nostro interesse o l’energia mentale che abbiamo a disposizione. Pertanto, non si ha ulteriore disponibilità di questi fattori per dedicarci a un altro compito e, se si fa, si realizza a metà.
  • Sovraccarico. Quando abbiamo più impegni che tempo per compierli, è comune che si lasci tutto a metà.

Le conseguenze di lasciare le cose a metà

Come vediamo, lasciare le cose a metà causa molteplici conseguenze negative. Genera un senso di angoscia che può diventare crescente e invasivo. Inoltre, ovviamente, finisce per incidere sulla nostra autostima e sul valore che diamo a noi stessi.

Testa con edificio soprastante sommersa a metà nell'acqua e barca

Le principali conseguenze di lasciare le cose a metà sono:

  • Favorire la comparsa dello stress costante.
  • Generare una sensazione di stasi. È come se si restasse nello stesso punto e non si riuscisse ad avanzare. Non si può mai dare il via libera a nessun compito futuro perché si dovrebbe prima continuare con il presente.
  • Condizionare la produttività. Sarà molto difficile raggiungere degli obiettivi importanti se lasciamo tutto a metà. Questo ci rende inefficaci, mentre sprechiamo energie in modo permanente.
  • Disperdere l’attenzione. Non riuscendo a chiudere i cicli di ciascun compito, la nostra mente penserà a diverse cose allo stesso tempo. I compiti che non abbiamo portato a termine, il tempo di cui abbiamo bisogno per concluderli, ecc…
  • Impedirci di iniziare nuovi progetti. Non ci sentiamo liberi di poter iniziare qualcosa di nuovo.

Come risolvere la questione?

Lasciare le cose a metà è un problema che deve essere risolto su due livelli diversi. Il primo riguarda la rottura dell’abitudine. Questo comincia come un atto più o meno inconsapevole e finisce per diventare un’abitudine.

Bisogna mettere in atto tre azioni fondamentali. La prima è una pianificazione realistica, ponendo obiettivi davvero raggiungibili. La seconda consiste nel dividere i compiti in passaggi e terminarli uno dopo l’altro. La terza è imparare a introdurre delle pause attive. Questo significa dei momenti di riposo limitati per recuperare le energie e poi continuare.

Luna sopra al ponte

D’altra parte, il problema deve essere risolto a un livello più profondo. È possibile che si stia facendo qualcosa che si detesta e che ci si senta in gabbia o che si provi un senso di incompetenza che invade. È altresì possibile che alla base di ciò vi sia una depressione che sta prendendo forma. In qualsiasi caso, è opportuno esplorarlo a fondo.

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