L’avarizia è il veleno del cuore

· 12 maggio 2016

L’avarizia è la tendenza a essere egoisti, taccagni e a volere tutto per sé. Una persona avara vorrà per forza avere più di ciò di cui ha bisogno o che merita, soprattutto quando si tratta di soldi, ricchezza o altri beni materiali.

Nella tradizione cattolica, l’avarizia è considerata uno dei sette peccati capitali: il desiderio di compiacere se stessi con possedimenti materiali, invece di dedicare la vita a Dio. Anche nel buddismo, il “desiderio” è un grosso ostacolo all’illuminazione, perché i buddisti considerano che non si possa percorrere il sentiero di ricerca della felicità se si è oppressi da un compulsivo desiderio di possedere beni materiali.

“Vuoi essere ricco? Non ti affannare ad aumentare i tuoi beni, ma a diminuire la tua avarizia.”

-Epicuro-

L’avarizia nel cuore porta solo all’autodistruzione

L’avarizia deriva da una paura primitiva di non avere, dunque, senza rendercene conto, quanto più avari diventiamo, più ci autodistruggiamo. Riempire il vuoto interiore con cose materiali peggiorerà soltanto il problema e ci farà stare peggio con noi stessi e con il mondo che ci circonda. L’avarizia è provocata dal senso di privazione e di necessità di ciò che è assente o non è disponibile per noi, una sensazione istintiva dell’uomo.

Quando il sentimento di carenza (soprattutto emotiva) è particolarmente forte, possiamo arrivare a ossessionarci nella ricerca di cose di cui “abbiamo bisogno”. Cerchiamo potenziali possedimenti che ci aiutino a eliminare quella dolorosa sensazione di vuoto che ha messo radici nel nostro cuore.

Ma non importa quante cose abbiamo o compriamo, perché, anche se al momento sentiamo una sensazione di sollievo, questa sarà soltanto momentanea e presto torneremo a sentire quel vuoto emotivo che ci chiede un altre attenzioni per guarire.

Una persona avara può esserlo nei confronti del denaro, del sesso, del potere, del cibo, dell’attenzione esterna, della conoscenza… Si può essere avari in moltissimi modi diversi. Possiamo sentire il desiderio di possedere qualcosa di concreto o di astratto, di reale o simbolico.

Ma l’ossessione e il bisogno di possedere ogni volta di più è sempre relativo a una cosa specifica. E, quando ciò accade, la vita diventa una tortura, perché saremo ossessionati dall’ottenere ciò che vogliamo, a qualsiasi costo.

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L’avarizia può essere un sentimento normale

Secondo lo studio di Richard F. Taflinger pubblicato su La sociologia delle emozioni e dei sentimenti, l’avarizia può anche essere un sentimento che ci aiuta a sopravvivere, e il desiderio non è sempre dannoso. Ed è vero che il desiderio, se non si trasforma in un’ossessione che causa una sensazione di vuoto emotivo, non deve per forza essere negativo. Come sottolinea Taflinger, tutti noi abbiamo bisogno di comprare del cibo, di avere dei soldi con cui pagare l’affitto, i vestiti, ecc.

Guadagnare soldi significa essere avari? Senza soldi non possiamo vivere, e questo elemento sociale si può percepire in due modi diversi: come simbolo di ricchezza, da un lato, o come simbolo di risorse necessarie per la sopravvivenza.

Più soldi abbiamo e migliore sarà la qualità degli oggetti che possiamo comprare. Come può, quindi, il desiderio di migliorare il nostro livello di vita trasformarsi in avarizia? Dov’è il limite? Il limite sta nel voler comprare cose solo per riempire un vuoto emotivo… o esistenziale.

È la paura a indicarci dove è la differenza tra l’avarizia e il semplice fatto di volere oggetti per il nostro benessere. La paura della mancanza, del non avere qualcosa che potrebbe essere essenziale per la nostra “felicità”, la paura di non essere felici perché ci manca qualcosa. Per colpa di questa costante paura, la persona desidera in modo compulsivo cose che considera necessarie, e per questo motivo, diventa estremamente competitiva e invidiosa.

“Se una persona ha una solida base spirituale, non si lascerà sopraffare dalla tentazione tecnologica e dall’ansia di possedere. Riuscirà a trovare il giusto equilibrio, senza chiedere troppo. Il pericolo costante è quello di aprire la porta all’avarizia, uno dei nostri nemici più acerrimi: e lì che risiede il vero lavoro dello spirito.”

-Dalai Lama-

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Comprendere l’avarizia per fermarla

L’avarizia è un atteggiamento tossico che ci farà sempre più male, man mano che si farà strada dentro di noi. Viviamo in una società competitiva, in cui misuriamo il successo per stare bene. Vogliamo avere tutto, per superare gli altri e noi stessi. Questa società idolatra le persone che hanno le macchine più costose, i vestiti più alla moda o la casa più grande e, in questo modo, permette che l’avarizia si trasformi in un’orribile dipendenza che avvelena il nostro cuore.

È necessario comprendere qual è il motivo che si cela dietro la nostra avarizia, per sanare quella ferita emotiva e poter dare più valore alla generosità rispetto alla ricchezza materiale. Aiutare gli altri ci farà sentire di avere una vita piena e felice. Le persone generose sono quelle più soddisfatte nella vita, perché è meglio dare che ricevere.

Le persone generose, che danno per amore e non per obbligo, hanno imparato che l’avarizia non permette mai di sentirsi soddisfatti con quello che si possiede. Le persone avare sono squali che passano la vita ad andare a caccia e mangiare, ma nemmeno con tutti i pesci di tutti gli oceani riuscirebbero a soddisfare il loro desiderio.