Lavorare per creare e lavorare per consumare

· 20 settembre 2016

Ci riteniamo fortunati perché possiamo lavorare e, di conseguenza, perché abbiamo una disponibilità economica che ci permette di sopperire alle nostre necessità più urgenti. Alla fine del mese, riceviamo il nostro stipendio, ma i soldi spariscono in fretta, come se venissero portati via dal vento. Ci iniziamo a domandare se il lavoro che facciamo ci soddisfa davvero. 

Non è necessario mettersi le catene ai piedi. Tutti i mesi possiamo trasformarci in schiavi, che lavorano solo per soldi, per consumare e non per creare. La cosa peggiore è scoprire che, nonostante si lavori per avere soldi, non si hanno mai. Il denaro è un’illusione che svanisce tanto velocemente quanto arriva.

La situazione diventa inquietante: ogni 15 o 30 giorni (a seconda del vostro contratto), si ripete il circolo vizioso: lavorare, ricevere lo stipendio, pagare le spese e rimanere sempre a secco. Nel frattempo, iniziate a sentirvi frustrati, ansiosi e, alla fine, la vostra autostima paga il prezzo di tutto questo.   

Sembra che non esista un rimedio alla situazione; però, allo stesso tempo, sorge spontanea una domanda: vivete o sopravvivete con il lavoro che fate? Voi stessi avete la risposta, il problema è che non la visualizzate poiché trasportati dagli impegni quotidiani. La soluzione sta nel cambiare mentalità.

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Lavorare: un male necessario?

Di qualcosa bisogna pur vivere: questa è una verità che non può essere messa in discussione. Ebbene, ora la domanda potrebbe essere: è possibile amare il proprio lavoro? La risposta è si, anche se magari il lavoro che svolgete ora non è quello dei vostri sogni. Se pensate che non sarà quello il lavoro che farete tutta la vita e che vi servirà come esperienza, di sicuro potrete svolgerlo senza provare sensi di colpa.

È importante che la vostra nuova mentalità sia quella di ampliare i vostri orizzonti oggettivi. A tale scopo, è studiare ciò che più vi piace, imparare un mestiere che vi interessa, sviluppare un’arte nella quale vi sentiate identificati o, in qualsiasi caso, acquistare gli strumenti necessari affinché il vostro lavoro non sia solo un modo per guadagnare soldi, ma un mezzo che vi permetta di crescere e di sviluppare le vostre potenzialità.

Se lavorate per un’azienda e, a fine mese, vi rendete conto che avete ricevuto molto di più che un semplice stipendio, vi trovate nel posto giusto. Se, al contrario, credete che sia tempo di trovare il vostro cammino, spiccate il volo e utilizzate gli strumenti che vi siete creati per intraprendere per conto vostro il lavoro che desiderate. Gli obbiettivi più coraggiosi non hanno il cammino spianato, ma bisogna, per lo meno, provare a raggiungerli.   

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Così avrete più opportunità e non rimarrete inchiodati ad una sedia che vi garantisce un’effimera sicurezza. Potrete anche rendere il vostro lavoro uno spazio in cui auto-conoscervi e auto-realizzarvi. Uscirete dal circolo del lavorare per consumare ed entrerete nella logica del lavorare per creare. Ricordate sempre che le cose iniziano ad andare meglio quando cambiate mentalità. 

Costruite il vostro progetto per la vita

Vi siete già domandati cosa volete fare nella vostra vita? Da lì dovrà partire la vostra motivazione per costruire un progetto futuro. La prima cosa da fare è analizzare gli strumenti a propria disposizione. Questo significa sapere cosa si può fare, quanto si è disposti ad imparare e come affrontare le sfide di una società che esige competizione.

Avete anche bisogno di stabilire delle priorità. Per questo motivo, vi presentiamo, o vi ricordiamo (in alcuni casi), la teoria di Maslow sulla classificazione delle necessità umane. Alla base della piramide troviamo i “bisogni primari o fisiologici” (respirare, mangiare, bere, riprodursi, dormire).

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Lo scalino successivo comprende i “bisogni di sicurezza” (casa, educazione, trasporto, sicurezza sociale, protezione dei beni). Il terzo riguarda, invece, i “bisogni sociali” (amicizia, famiglia, partecipazione, approvazione).

Esiste un quarto piano, rappresentato dalle “necessità di stima” (la stima alta che ha a che vedere con il rispetto di se stessi, e quella bassa, che ha a che vedere con il rispetto degli altri in quanto persone). La cuspide della piramide rappresenta le “necessità di auto-realizzazione” o il proprio potenziale massimo.  

Possiamo prendere questo modello di classificazione o stilarne uno personale, che sarà sempre migliore, poiché si adatterà alle nostre proprie caratteristiche. In qualsiasi caso, bisogna avere ben chiare le proprie priorità, perché ci aiuteranno a forgiare il nostro cammino in modo efficace per quanto riguarda qualsiasi progetto di vita.