Le persone con l’Alzheimer ricordano carezze e cicatrici

17 aprile 2018 in Emozioni 0 Condivisi
Bambino che bacia la sua nonna

Esiste una sorta di falsa credenza generalizzata: le persone con l’Alzheimer o altri tipi di demenza tendono a disconnettersi dal mondo esterno per entrare nel loro mondo interiore distante e irreale. Questo non è vero, e solo pensando che la persona affetta da Alzheimer sia diversa, perde la sua identità di fronte alla società e i suoi sentimenti perdono la loro validità quasi in modo automatico.

Se ci mettiamo nei panni delle persone con l’Alzheimer, ci renderemo conto che è normale avere paura di fronte all’insistenza altrui, non sapere come esprimere ciò di cui si ha bisogno o si prova, non capire quello che ci viene detto, non riconoscere le persone che si avvicinano ogni giorno, non capire cosa si aspettino gli altri da noi in ogni momento.

Raramente ci mettiamo nei panni delle persone con l’Alzheimer. Se lo facciamo, ci renderemo conto di quanto possa essere spaventosa e sconcertante la vita quotidiana. Allora capiremo l’angoscia o altre reazioni emotive che vediamo esagerate dalla nostra visione del mondo “sana”.

Prosilo di una persona formato da un albero in fiore

Il metodo di convalida: terapia centrata sulla persona

Nell’ultimo decennio sono riemersi i modelli di attenzione e comunicazione centrati sulla persona. Questi modelli terapeutici sottolineano l’importanza di ambienti circostanti convalidanti e stimolanti per le persone con l’Alzheimer.

In altre parole si cerca di entrare in empatia con la persona con demenza, di mantenere la sua identità e generare un atteggiamento comprensivo verso quelle “alterazioni comportamentali” che tanto sconcertano e generano disagio tra chi se ne prende cura e non.

Gli autori che promuovono questo modello di attenzione evidenziano la necessità di preservare il principio di dignità di ogni persona. È necessario, quindi, fare leva sull’empatia per sintonizzarsi con la realtà interiore delle persone affette da demenza.

L’obiettivo è fornire loro sicurezza e forza, facendo sentire la persona valida e in grado di esprimere i propri sentimenti. Perché solo quando una persona può esprimersi rientra in possesso della sua dignità.

Perché? Perché convalidare vuol dire riconoscere i sentimenti di una persona. Convalidare significa dirle che i suoi sentimenti sono veri. Negando i sentimenti, neghiamo l’individuo, annulliamo la sua identità e, quindi, creiamo un grande vuoto emotivo.

Le persone con Alzheimer mani

Principi di base del metodo di convalida

I principi di base del metodo di convalida sono:

  • Accettare la persona senza giudicarla (Carl Rogers).
  • Trattare la persona come un individuo unico (Abraham Maslow).
  • I sentimenti che vengono prima espressi e poi riconosciuti e convalidati da un interlocutore di fiducia perderanno intensità. Quando vengono ignorati o rifiutati, i sentimenti acquistano forza. “Un gatto ignorato diventa una tigre” (Carl Jung).
  • Tutti gli esseri umani sono preziosi, indipendentemente da quanto siano disorientati (Naomi Feil).
  • Quando la memoria recente fallisce, recuperiamo l’equilibrio recuperando i ricordi iniziali. Quando la vista fallisce, ci si rivolge agli occhi della mente per poter vedere. Quando l’udito ci lascia, ascoltiamo i suoni del passato (Wiler Penfield).

Le persone con l’Alzheimer o altre forme di demenza devono connettersi di nuovo con il mondo

L’ultimo film di Disney-Pixar, Coco, ci mostra in modo davvero emotivo come possiamo riconnetterci con le persone affette da Alzheimer, come possiamo avere accesso alla loro pelle, al loro sentire più profondo. Ce lo dimostra con “Ricordami”, una canzone che indubbiamente dà un sapore tenero alla sintonia emotiva che suscita.

Perdere la capacità di esprimersi verbalmente non equivale a non aver bisogno di esprimersi. Per questo motivo è essenziale adattarsi ai bisogni delle persone con questa malattia, connettersi con il loro stato mentale e trovarsi in un unico sentire.

Come ha affermato Tomaino (2000), “è sempre sorprendente vedere tornare in vita una persona completamente separata, distanziata dal presente a causa di una malattia come l’Alzheimer, quando viene suonata una canzone che le è familiare. La risposta della persona può variare da un cambiamento di posizione a un movimento animato: dal suono alla risposta verbale.

Ma di solito c’è una risposta, un’interazione. Molte volte quelle risposte apparentemente deliranti possono rivelare molto sull’autoconservazione del soggetto, possono testimoniare che le storie personali possono ancora essere conservate intatte e ricordate”.

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