Le tendenze slow: lento è meglio…

· 22 maggio 2017

Si tratta di una delle nuove tendenze culturali che, come spesso accade, arriva da parte dei giovani. Fino a non molto tempo fa, l’obiettivo comune era di fare qualsiasi cosa nel minor tempo possibile. E anche se questo modo di operare implica molti benefici, ha anche portato molti di noi sull’orlo di una crisi di nervi.

La nuova tendenza che esalta la lentezza diventa sempre più forte. Le persone si sono ormai rese conto che è incredibile poter viaggiare da un paese all’altro in questione di poche ore. Tuttavia, hanno anche capito che fare l’amore in due minuti o pranzare in tre non è una buona idea.

“L’uomo più lento, che non perde di vista il fine, va sempre più veloce di quello che va senza perseguire un fine preciso”

-Gotthold Ephraim Lessing-

Vivere certe esperienze alla massima velocità a volte equivale a non viverle affatto. La passione per la velocità, inoltre, aumenta lo stress, l’ansia e apre le porte ad una tonnellata di angoscia. L’obiettivo di vivere di più, inoltre, non viene mai raggiunto, anzi, succede proprio il contrario: se guidata da un ritmo frenetico, la vita diventa più breve.

Le tendenze slow puntano alla lentezza in vari aspetti fondamentali della nostra vita. Parliamo di tendenze al plurale, ma non provengono né da una setta né da un gruppo in particolare. Hanno origini diverse e anche differenti enfasi. Il punto che le accomuna tutte è il rifiuto per quella necessità di accelerare senza limiti il mondo attuale.

Le tendenze slow e il cibo

Il primo settore nel quale si sono fatte strada le tendenze slow è stato quello del cibo. È iniziato quando McDonald’s è arrivato a Roma nel 1986. I cuochi della zona erano indignati. Uno dei paesi con la più grande tradizione gastronomica del mondo non poteva, all’improvviso, affrontare la concorrenza dei fast food.

Noi italiani, così come altre culture in cui la cucina ha una grande importanza, non abbiamo cibi che si caratterizzano per la loro rapidità o facilità. Anzi, tutto il contrario! Il più grande alleato di un buon formaggio o di un buon vino è proprio il tempo e i piatti migliori di solito richiedono ore o persino giorni per essere preparati.

Nel 1989 i migliori cuochi del mondo firmarono a Parigi il cosiddetto manifesto Slow Food. Si tratta di un accordo che si basa sul rifiuto dei fast food e che ha lo scopo di proteggere le tradizioni e il buon cibo. È così che è nata la prima tendenza slow.

Le tendenze della moda lenta

Il secondo settore conquistato dalle tendenze slow è stato quello della moda. Forse sembrerà un po’ contraddittorio, perché la moda stessa è un concetto associato a tutto ciò che è effimero. Nonostante ciò, da un po’ di tempo a questa parte si è diffuso un movimento che tende a diffondere una visione della moda come un qualcosa che deve essere responsabile dal punto di vista dell’ambiente e sostenibile dal punto di vista sociale.

Questa tendenza è diventata sempre più diffusa dopo un tragico incidente accaduto nel 2013 in una fabbrica tessile in Bangladesh. Questo avvenimento ha messo in chiaro che la gran parte dell’industria della moda si sviluppa su un sistema di stipendi quasi inesistenti per i lavoratori e di pratiche che mettono a rischio l’ambiente.

Il concetto di Slow Fashion cerca di convincere la popolazione a smettere di comprare una grande quantità di capi economici che, di solito, non durano più di sei mesi per far ricominciare il ciclo. L’idea è, quindi, quella di acquistare vestiti leggermente più cari, ma di migliore qualità. Come potete vedere, le tendenze slow rappresentano anche un rifiuto per il mondo dell’usa e getta.

Dalla moda e dal cibo al resto del mondo

Le tendenze slow sono prima state adottate nell’ambito del cibo e della moda. Dopodiché, però, si sono espanse verso altri campi come la costruzione e i viaggi. Infine, hanno anche dato il via al concetto di “città lente”. Questa teoria promuove l’idea di avere città con un massimo di cinquantamila abitanti e nelle quali le infrastrutture si adattino agli spostamenti a piedi o in bicicletta.

Di recente è nata anche l’idea della Slow Education, una prospettiva che difende una scuola nella quale vengano rispettati i ritmi di apprendimento degli studenti. È importante, quindi, rendere più flessibile la durata dell’educazione scolastica per i bambini e per i giovani. Lo scopo è quello di adattare tutto il ciclo vitale: dovrebbero essere la motivazione e l’interesse personale a guidare la formazione degli studenti e non gli obblighi.

Tutte queste tendenze rappresentano un modo rivoluzionario di vedere il futuro. È sempre più evidente che non siamo pezzi di un ingranaggio di produzione, bensì esseri umani alla ricerca di un senso per noi stessi e per tutti gli altri. Senza alcun dubbio, la lentezza è un concetto che diventerà sempre più forte e che accenderà la luce alla fine del tunnel.