L’eredità di Sigmund Freud nelle neuroscienze

31 Maggio 2019
L'eredità che Sigmund Freud ha lasciato alle neuroscienze si chiama "inconscio". Il padre della psicoanalisi è stato infatti un pioniere nel farci capire che non siamo consapevoli di molti dei processi realizzati dal cervello e dalla mente.

L’eredità di Sigmund Freud nelle neuroscienze è oggi di un’importanza più che mai attuale. Il famoso psicoanalista viennese è stato un pioniere in molti aspetti, in particolare nel dimostrare che gran parte dei nostri processi mentali avvengono a livello inconscio. Pur senza risonanza magnetica, che all’epoca non era ancora stata inventata, riuscì a intuire il potenziale immenso e quasi sconosciuto della nostra mente.

Oggi viviamo in un contesto che molti scienziati hanno battezzato con il termine «neurocultura». Il suffisso”neuro” e molto comune oggigiorno, e indica nuovi campi di studio che continuano a spuntare come funghi. Abbiamo, per esempio, il neuromarketing, la neuroeducazione, la neurocreatività, la neuroeconomia e così via. Il proliferare di questi nuovi ambiti di ricerca non è certo un caso, e ci dimostra che ci resta ancora molto da scoprire sul cervello.

La maggior parte delle scienze è infatti giunta alla conclusione che tutto quello che l’essere umano è e fa ha origine da questo organo sensazionale. Conoscerlo, sapere come lavora, come elabora le informazioni e come risponde a ciò che ci circonda ci aiuta a capire meglio il nostro comportamento. Nelle parole di Fernando Vidal, professore di sociologia all’Università di Barcellona, ​​le persone non hanno un cervello, le persone «esistono» a partire dal cervello.

Per questo ancora oggi prestigiosi neurologi come David Eagleman sono grati per il prezioso lavoro e l’eredità di Sigmund Freud nelle neuroscienze tramite le teorie, gli studi e gli esperimenti che portano il suo nome. La sua eredità è senza alcun dubbio più viva che mai.

La mente è come un iceberg: galleggia con un settimo della sua massa al di sopra dell’acqua.

-Sigmund Freud-

Profili di uomini con la mente trasparente

L’eredità di Sigmund Freud nelle neuroscienze

Possiamo dire che l’eredità di Sigmund Freud nelle neuroscienze ha un nome ben preciso: inconscio. Eric Kandel, neurologo e premio Nobel per la medicina, ha scritto nel suo libro The Age of Insight, pubblicato nel 2012, che oggi dobbiamo al padre della psicoanalisi molto più di quanto pensiamo. Certo, non si può comunque negare che molte delle sue teorie siano oggi superate.

È comunemente riconosciuto, per esempio, come le sue teorie afferenti alla sfera della sessualità siano attualmente insostenibili. Molte delle patologie che illustrò, come l’isteria femminile, sono fortemente in contrasto con le scoperte più recenti. Tuttavia, per quanto riguarda i processi mentali e il concetto rivoluzionario dell’inconscio, Freud ha indubbiamente segnato un prima e un dopo.

È utile e necessario, dunque, approfondire l’impatto che molte delle sue affermazioni avevano (e hanno) nel campo delle scienze.

Lo stregone viennese incompreso

Sigmund Freud ricevette critiche costanti per le sue teorie innovative. Era l’uomo che osava interpretare i sogni. Era colui che scoprì l’importanza dell’inconscio e che cercava un modo per svelare i misteri di questo universo nascosto nella mente umana.

Come disse una volta lui stesso, ogni teoria rivoluzionaria viene solitamente osteggiata all’inizio. In uno dei suoi diari scrisse che nel corso della storia erano state perpetrate, secondo il suo parere, tre significative ingiustizie:

  • La prima nei confronti di Copernico, che fu messo in dubbio quando sostenne che la Terra ruotava intorno al Sole.
  • La seconda contro Charles Darwin. Molti infatti lo attaccarono per aver affermato la sua teoria dell’evoluzione.
  • L’ultima, infine, nei suoi confronti. Quando sostenne che «l’uomo non possiede nemmeno la propria casa» (metafora del controllo dell’inconscio sulla mente cosciente) i suoi colleghi gli affibbiarono il soprannome di “stregone”.
Dipinto di Sigmund Freud

Le intuizioni di Freud sono più attuali che mai

Neurologi come David Eagleman ed Erik Kandel, al contrario, difendono l’eredità di Sigmund Freud nelle neuroscienze. Le sue affermazioni sono ora più che mai valide per vari motivi.

  • Oggi sappiamo che la nostra vita mentale, inclusa la vita emotiva, avviene a livello inconscio nella maggior parte delle occasioni.
  • Il modo in cui prendiamo decisioni e costruiamo la nostra realtà spesso risponde ad azioni inconsce.
  • I nostri istinti come la fame, la sete o persino l’aggressività condizionano anche il comportamento e spesso sono fuori dal nostro controllo.
  • Un altro aspetto su cui Freud ci porta a riflettere è che la malattia mentale non è un evento improvviso, ma fa parte di un continuum. In altre parole, siamo tutti a rischio di soffrire, a un certo punto, di una determinata condizione psicologica. La mente può passare da uno stato normale a uno alterato senza soluzione di continuità.

Calmare la mente senza ricorrere ai farmaci

Quando Sigmund Freud ascoltava i suoi pazienti distesi sul lettino che ripercorrevano i propri problemi d’infanzia, stava scoprendo in realtà la struttura della mente. Ma aveva, com’è ovvio, anche un altro obiettivo, ovvero quello di calmarla e guarirla.

Patricia Churchland, psicologa dell’Università della California, e Daniel Dennett, dell’Università del Massachusetts, pongono l’enfasi su vari aspetti importanti del suo operato. Prima di tutto, Freud non prescriveva farmaci. Inizialmente, inoltre, si avvalse degli strumenti tipici della logopedia. Per approdare alla psicoanalisi gli ci volle più tempo, quello che impiegò, come terapista, per scavare a poco a poco nei profondi labirinti della psiche umana.

Arrivò così infine a individuare i meccanismi di difesa, le pulsioni, i traumi, i bisogni nascosti, le carenze e le paure limitanti. Riportando alla coscienza quanto c’è di sepolto nelle profondità mentali, riusciva a condurre i pazienti al sollievo e alla liberazione. Perché dietro a un problema mentale non sempre c’è una ragione riconducibile alla chimica.

Uomo con la testa che si disgrega

Le neuroscienze costituiscono senza dubbio una delle aree più rilevanti del nostro presente. È dunque importante riconoscere l’eredità storica di Sigmund Freud. La sua è stata la scintilla che ci ha permesso di accendere il motore di un viaggio che è appena all’inizio.

Ha tracciato la via nella ricerca per capire quello che siamo e come funziona il nostro cervello. Ed è stato tra i primi a farci intuire l’enorme potenziale che abbiamo a nostra disposizione grazie a questo organo sensazionale.

  • Talvitie, Vesa (2009) Neurociencia cognitiva e inconsciente freudiana: de las fantasías inconscientes a los algoritmos neuronales. Routledge
  • Kandel, Eric (2012) The Age of Insight. Random House