L’esperienza di chi è stato vicino alla morte

· 6 maggio 2015

La morte continua a essere un mistero a cui la scienza non ha accesso, visto che presuppone la fine della comunicazione con il mondo così come lo conosciamo ora. Uno dei metodi che sono stati impiegati per la ricerca di questo fenomeno, a livelli più o meno attendibili, è stata l’analisi delle esperienze di chi è stato molto vicino alla morte a livello biologico. Le persone che hanno avuto esperienze di questo tipo, pur non conoscendosi, hanno riportato delle testimonianze molto simili tra loro. A prescindere da loro paese d’origine, dalla religione, dalla professione, dall’età o dal livello culturale, nelle loro parole c’erano molte coincidenze.

Una delle prime testimonianze ufficiali è stata quella dello psichiatra nordamericano Raymond Moody, autore del libro La vita oltre la vita (1975). Moody decise di scriverlo dopo aver ascoltato la testimonianza del Dr. George Ritchie (a cui è dedicato il libro), che visse quest’esperienza durante guerra. Il libro incoraggiò diversi dottori, psichiatri e scienziati a studiare il fenomeno delle NDE (sigla di Near Death Experiences, ovvero Esperienze Vicine alla Morte, o Pre-Morte). A partire da quel momento, vennero condotti diversi studi su centinaia di pazienti, specialmente nelle università del Nord America.

La fenomenologia a cui fanno riferimento gli esperti consiste, in primo luogo, nel fatto che tutte queste persone hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato una quasi-morte, vale a dire dopo aver riportato delle condizioni cliniche e fisiche tipiche della morte. Un caso tipico è quello di chi ha sofferto un incidente in auto e sembrava aver perso la vita, almeno a livello clinico; allo stesso modo, può capitare un evento simile in pazienti che soffrono un infarto e che per alcuni secondi non danno segni di vita. Ci sono moltissimi casi simili, ma questi due sono quelli più frequenti.

I pazienti che hanno sofferto una NDE, riportano spesso delle testimonianze simili: dopo l’incidente, l’arresto cardiaco o l’evento in questione, le persone intorno a loro (dottori, parenti, ecc.) avevano cercato subito di riportarli in vita, sia quando si trovavano in un luogo chiuso, come un ospedale, che all’aperto. Intorno a loro potevano vedere, come se si trattasse di un film o di un’opera teatrale, una scena drammatica in cui tutti cercavano di aiutarli disperatamente. Sentivano pianti, urla, lamenti, ecc. Tutti cercavano di rianimarli, ma il loro primo contatto con la morte era già iniziato.

Le persone riferiscono di non aver capito subito che cosa stava succedendo: all’improvviso hanno provato la sensazione di essere usciti dal loro stesso corpo, e hanno iniziato a vedere la scena dall’alto. Potevano vedere se stessi circondati da persone che cercavano di rianimarli. Ma tutti gli sforzi sembravano inutili, per cui hanno iniziato a capire di essere morti. E sembravano averlo compreso anche gli altri, che iniziavano ad allontanarsi dal corpo. In molti casi, chi si trovava in ospedale riportava un encefalogramma piatto. Tutti segnali del decesso.

Il morto cercava di consolarli, di dire loro che stava bene, ma non riusciva più a mettersi in contatto con i suoi cari. Si sentiva bene, non provava dolore ed era semplicemente stupefatto, perché non riusciva a credere di essere morto. Sentiva però una grande forza che lo tirava all’indietro, come se la sua “essenza” o il suo “spirito” venissero attirati verso un tunnel lungo e scuro, in fondo al quale si trovava una luce che diventava sempre più forte. Durante il percorso, sentiva che qualcuno o qualcosa lo stava osservando, offrendogli pace e tranquillità.

La luce era diventata sempre più grande e vicina, e la persona si sentiva bene, era tranquilla ma curiosa di sapere che cosa sarebbe successo. Una volta arrivata alla fine, trova un luogo che potremmo descrivere come il cielo biblico, in cui esiste soltanto una sensazione di luce, amore e gioia.

Come se fosse al cinema, vede scorrere in un film tutta la sua vita: le immagini più importanti dalla nascita, i ricordi, ecc. Si ritrova a giudicare se stesso, perché vede azioni buone e altre non così positive. Nel giro di qualche secondo, tutto ciò che ha fatto nel corso della sua vita, persino l’azione più banale e insignificante, passano davanti ai suoi occhi. Si rende conto che anche alcune circostanze, che non considerava degne di essere ricordate, sono state in realtà più importanti di quanto pensasse. Si tratta di una specie di auto-analisi interiore, che lo porta a tirare le somme del suo percorso di vita.

Poi, proprio quando iniziava a sentirsi a suo agio in quel luogo e a provare una sensazione di libertà e serenità, percepisce la presenza di qualcosa di superiore che lo tira di nuovo all’indietro, dolcemente. Cerca di opporsi per rimanere lì, ma non ci riesce e torna di nuovo nel tunnel. In quell’istante si rende conto che non è ancora arrivato il momento di morire, che la sua vita sulla Terra non è ancora finita. E che questa esperienza lo porterà a cambiare sotto diversi aspetti: ora dirà “scusa”, “grazie” e “ti amo” molto più spesso.

Ripercorre il tunnel al contrario e torna al punto di partenza, dove aveva abbandonato il suo corpo fisico, verso il quale si propende. In quel momento si sveglia, sorprendendo medici e familiari. Chi gli sta vicino non può crederci, è meravigliato o attonito. Pian piano il suo corpo riprende le funzioni vitali e la felicità lo invade.