Lettera all'ansia: a che punto siamo?

07 ottobre, 2020
Cara ansia, onestamente non mi piaci. Ma capisco che, a modo tuo, vuoi aiutarmi. Siamo cambiati molto dal nostro primo drammatico incontro, e ho bisogno di darti un nuovo posto.

Con una lettera all’ansia, cerchiamo di scoprire a che punto è la nostra relazione con questo sintomo. Siamo cambiati molto, è giunto il momento di ridefinire l’ansia e collocarla in una nuova dimensione che ci faccia sentire più a nostro agio e più onesti.

Il nostro rapporto con l’ansia è sempre stato complicato, a volte tortuoso. Qualche volta ci ha dato quella spinta che mancava. Scriviamo una lettera all’ansia per capire quanto ancora ci fa male e, soprattutto, per riformulare domande che non hanno ancora trovato risposta.

Donna ansiosa che si mangia le unghie.

Lettera all’ansia

Le lettere di solito cominciano con “cara” o “amica mia”, ma questa è una lettera all’ansia. È difficile considerare l’ansia un’amica o addirittura amarla. Come ci ripetiamo più volte, l’amore non deve ferire. In questo caso l’ansia ha una lama molto affilata, capace di penetrare a fondo.

Allora possiamo provare con “egregia compagna”. Compagna perché la ritroviamo puntualmente al nostro fianco, egregia perché non c’è dubbio che la sua presenza sia quantomeno particolare e significativa tra le possibili esperienze di vita.

Egregia compagna, ti scrivo questa lettera per capire come collocarti a questo punto, quanto ancora puoi ferirmi e che percorso hai compiuto con me. Siamo cambiati, molto, e abbiamo bisogno di rivedere i nostri spazi.

Un primo tragico incontro

In una lettera all’ansia è difficile non fare riferimento al primo incontro. Un incontro che ha qualcosa in comune con gli amori romantici da film: ha lasciato un segno indelebile nella memoria. La prima volta che ci siamo trovati in sua compagnia è stata un’esperienza improvvisa e inaspettata.

Senza preavviso, ha scosso crudelmente il nostro corpo. La sensazione di affogare, la nausea, il cuore che batte forte per sfuggire a una morte che di punto in bianco sembra imminente. Si è insinuata nel nostro piacere per il cibo, nel sonno, portando dolori in tutto il corpo. Dire che abbiamo perso il controllo su noi stessi è poco per descrivere questa esperienza.

Dopo un periodo che sembrava infinito, qualcuno le ha dato un nome. Non era il cuore, non era la malattia mortale che temevamo di avere. Era lei, la destinataria di questa lettera. E sono cominciate le domande senza risposta e il dolore. Perché proprio adesso, se stavo bene?”. “Come può l’ansia farmi tutto questo?”o “Cosa posso fare per liberarmene?”.

Ho smesso di odiarti quando ho capito chi eri

Mentre proviamo a scrivere questa lettera, torna forte il ricordo di quanto abbiamo odiato l’ansia, mentre cercavamo di cacciarla via a calci, gridando mille volte “cosa vuoi da me?”. Non mancano certo motivi per odiarla: la sofferenza, la stanchezza, la solitudine.

Non è difficile nutrire questo sentimento quando pensiamo che ci ha allontanato dalle persone che amavamo di più, con l’implicito voto di silenzio che ci proibisce di pronunciare il suo nome.

L’odio, però, non è un’emozione che possiamo mantenere a lungo. La sua intensità sfibra ed eravamo già esausti. Proprio così, consumati da tanta rabbia. E poi abbiamo cominciato ad accettare, a denti stretti, che si sarebbe trattenuta con noi per un tempo indefinito. Abbiamo deciso di tendere l’orecchio e rivolgere a noi stessi quelle stesse domande senza risposta, con tutta la pazienza che potevamo raccogliere.

E l’ansia, a rispondere come un’eco: “sicuro che tutto andasse bene?”, “perché ora?”. Questa eco ci ha rivelato qualcosa, finalmente abbiamo capito: era lì per amplificare la nostra voce da tempo soffocata.

Una voce troppe volte interrotta che ha deciso di farsi ascoltare una buona volta, senza badare ai modi gentili. Ancora oggi le chiediamo risentiti: “ma era proprio necessario tutto questo, solo per farti ascoltare?”.

Amica mia, ascolta…

Anche se ancora non siamo in grado di chiamare “amica” questa drammatica compagna di vita, abbiamo certo guadagnato un alleato nel nostro difficile percorso. Questo amico impagabile si chiama ascolto ed è versatile. A volte ci chiede di tendere le orecchie all’esterno, altre volte dentro di noi.

L’ascolto, questo sì, è un vero amico. Di quelli che ti fanno notare le cose belle, che lì per lì non riusciamo ad apprezzare e le altre in cui stiamo incasinando tutto e abbiamo bisogno di scuoterci. Ci tocca rispettare questa amicizia, che ci piaccia o no.

Concludiamo questa lettera descrivendo la nostra attuale percezione dell’ansia; uno dei motivi che ci hanno spinti a scrivere. Ora vogliamo parlare direttamente all’ansia.

Cara ansia, onestamente non mi piaci. Ma capisco perfettamente perché esisti, e che vieni ad aiutarmi con i tuoi modi bruschi. So che quando mi alleo con l’ascolto, tu vieni a visitarmi di meno. Ma non importa, se tornerai, cercherò di non arrabbiarmi troppo, di non cacciarti via prima di aver compreso perché sei venuta a bussare alla mia porta. Ma capisci che è difficile. Non ti prometto nulla.

Ragazza con gli occhiali e gli occhi chiusi che pensa di scrivere una lettera alla ansia.

Scrivere una lettera all’ansia

Scrivere una lettera all’ansia vuol dire intavolare un dialogo interiore con essa, aprire nuove strade verso una maggiore consapevolezza. I sintomi, come l’ansia, sono in genere la punta dell’iceberg sommerso nel buio dell’inconscio.

La psicoterapia narrativa, con tecniche come scrivere una lettera, possono facilitare il processo di trasformazione delle sensazioni in parole. Vi invitiamo a scrivere la vostra lettera all’ansia, cercando di definire il rapporto che attualmente avete con questo sintomo. Quale incipit avrebbe?