Scoprire il linguaggio non verbale ed imparare a controllarlo

· 21 marzo 2017

Gli studi affermano che negli incontri faccia a faccia con un’altra persona il 60% delle informazioni che trasmettiamo avviene tramite il corpo. Quando stiamo in silenzio, poi, il corpo arriva ad esprimere il 100% delle informazioni.

D’altra parte, la maggior parte dei movimenti e gesti che facciamo è inconsapevole – quando, per esempio, ci incurviamo o tiriamo indietro le spalle, non lo stiamo facendo spinti da una decisione consapevole.

Noi stessi, nel nostro intento di captare informazioni, ci accorgiamo di quanto sia impulsivo e fuori controllo questo tipo di linguaggio. Per questo motivo, tendiamo a fare affidamento più sui gesti che sulle parole che ascoltiamo. Capita di sollevare un sopracciglio quando ci sembra che un discorso non sia coerente con la postura o l’espressione del volto dell’altro. Credete davvero di poter convincere qualcuno che un film vi è piaciuto mostrando una faccia schifata? No, vero?

Tuttavia, il fatto che spesso le espressioni non verbali corrano per canali estranei alla coscienza non significa che non possano essere reindirizzate, almeno in parte. Succede lo stesso con la respirazione: di solito non la controlliamo, giusto? Eppure, se ci riproponiamo di farlo, ci possiamo riuscire in parte. Con il linguaggio non verbale succede lo stesso, può essere parzialmente controllato; attraverso la pratica, è possibile diventare veri maestri in questo senso.

L’intensità delle vostre convinzioni si rifletterà e viaggerà attraverso i gesti ed i movimenti che realizzate mentre date essi voce.

La postura: la cornice del messaggio

Un interessante aspetto relativo al linguaggio non verbale è che esso ha il potere di riflettere quello che pensiamo, ma anche di generare un cambiamento.

Per esempio, gli studi rivelano che le persone che camminano con la schiena dritta e lo sguardo fisso sull’orizzonte in un preciso momento, subito dopo si mostreranno più convincenti e sicure di sé se dovranno affrontare un discorso. In questo senso, il nostro modo di presentarci al mondo può condizionare di molto il nostro modo di sentirci e il rendimento che ne consegue.

Immaginate di dover preparare una presentazione, ma non siete sicuri se parlare in piedi o da seduti. È tutta una questione di linguaggio non verbale e può essere controllata con facilità. La risposta più ovvia è che scegliate la posizione che vi faccia sentire più a vostro agio. Ebbene, se non avete particolari preferenze, quale scegliere? Quale vi conviene di più? Se dovete parlare di fronte ad un pubblico ridotto, avrete più benefici stando seduti, mentre davanti ad un pubblico numeroso, è consigliabile mettersi in piedi.

Se non vi è bastato a prendere una decisione, pensate al fatto che in piedi dovrete essere molto più espressivi che da seduti. Se siete persone molto espressive o se il caso lo richiede, mettetevi in piedi. Se, invece, siete persone molto tranquille, restare seduti vi aiuterà a proiettare una migliore immagine di voi.

Se avete scelto di stare in piedi, divaricate leggermente le gambe così da evitare che la tensione muscolare vi faccia percepire stanchezza dopo pochi minuti. Non ciondolate spostando l’equilibrio da una gamba all’altra – è meglio spostarvi di qualche metro ogni tanto piuttosto che dare l’impressione che il terreno sotto di voi scotti. Se trasmetterete disagio, i vostri ascoltatori resteranno contagiati dalla stessa sensazione.

Se avete deciso di comunicare da seduti, non fate l’errore di tirarvi indietro con la schiena. Al contrario, inclinandovi leggermente in avanti, il pubblico avrà l’impressione che siate interessati non soltanto al vostro discorso, ma anche agli spettatori. In ultimo, una posizione di questo tipo, inclinata, alla lunga potrebbe opprimere i polmoni e rendere più difficoltosa la respirazione – da qui l’importanza di realizzare pause con una certa frequenza.

Gesti: il ritmo del messaggio

Di norma i gesti servono per allontanare o avvicinare le persone che ci ascoltano. Un gesto potrebbe essere, per esempio, quello di fare un passo indietro.

La prossemica – parte della semiotica dedicata allo studio dell’organizzazione dello spazio nella comunicazione linguistica – rivela come le persone tendano a muoversi su quattro diversi tipi di spazio in base al livello di confidenza provata nei confronti della persona con cui stanno comunicando. Ecco di seguito enumerate le quattro zone:

Quando facciamo un passo verso una persona, stiamo inviandole un segnale di fiducia ed interesse. Al contrario, allontanarsi implica un senso di distaccamento. Anche il modo in cui posizioniamo i palmi delle mani rappresenta un’importante fonte di informazioni.

  • Posizionare i palmi verso l’alto, senza stringere le spalle, implica un segnale di offerta.
  • Posizionarli verso l’alto mentre si stringono le spalle, esprime sorpresa.
  • Quando i palmi sono rivolti verso il basso ma le dita sono più alte rispetto ai polsi, si sta esprimendo rifiuto. Questo gesto può servire anche per difendersi o far sì che l’altro faccia un passo indietro.

Esiste un altro fatto curioso relativo alla mimica, ossia che quando due persone che hanno una conversazione si sentono a proprio agio, una delle due – normalmente quella che ha meno iniziativa – tenderà ad imitare i gesti dell’altra. Se uno si tocca il naso, dunque, l’altro potrebbe fare lo stesso qualche istante dopo. Tutto questo si deve ai neuroni specchio, che agiscono fin dalla più tenera infanzia.

Lo sguardo: il canale del messaggio

Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima e che da essi si sprigionino vere e proprie scintille. Durante la fase di corteggiamento e di conquista, è un fenomeno che colpisce a turno entrambi gli innamorati, finché con le prime dichiarazioni e i primi baci gli sguardi si trasformano in una passione condivisa che produce fenomeni telepatici.

Lo sguardo è anche un indicatore di sincerità, oltre che un indicatore di introversione. Le persone introverse e sincere si ritroverebbero nel bel mezzo di un fiume di correnti contrastanti. Lo sguardo, inoltre, indica attenzione: non dimentichiamo che per le persone vedenti la vista è il senso predominante.

Uno sguardo schivo, tra l’altro, non soltanto può essere il sintomo di una bugia o un segreto, ma può suggerire anche un senso di vergogna o protezione. In un modo o nell’altro, chi evita lo sguardo diretto con gli altri lo fa nel tentativo di non utilizzare un potente canale di informazioni. In altri termini, non vuole rischiare di trasmettere troppe informazioni o informazioni contrarie rispetto a quello che dice.

In ogni caso, aprire questo canale comunicativo è sintomo di forza e sicurezza. D’altra parte, è anche un modo di dare valore ai propri interlocutori e di informarli che sono importanti al punto da attirare la nostra attenzione. Se, dunque, cercate di non utilizzare questo canale, qualunque sia il vostro motivo, vi invitiamo a non farlo e ad aprirvi, scoprendo tutto quello che si può dare e ricevere attraverso lo sguardo.

Postura, mimica e sguardo sono forse i principali elementi della comunicazione non verbale. Conoscerne i segreti e intervenire di conseguenza in maniera consapevole e con intelligenza può donare forza ai nostri messaggi e migliorare l’immagine che proiettiamo. Avete voglia di provare?