Le parole non se le porta via il vento

· 14 febbraio 2017

È vero che la nostra memoria a volte vacilla, ma da qui a dire che non esiste, c’è una bella differenza. Si tratta di un sentiero che non è privo di importanza e che, a volte, è terreno fertile per chi si vuole sbarazzare degli impegni presi. In seguito a ciò, è divenuta popolare l’espressione “le parole se le porta via il vento”.

Questa metafora in fondo dice che quello che si afferma e non si scrive né firma pesa meno di una foglia secca ed ingiallita, di quelle che cadono dagli alberi in autunno. Forse è vero in ambito legale, ma in quello personale non funziona affatto così.

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Manterrà la parola data?

Come dicevamo all’iniziamo, disponiamo di una memoria che a volte fa cilecca, ma in fin dei conti di una memoria. È in essa che vengono memorizzate le promesse personali di cui ci facciamo carico e di cui gli altri sono testimoni. Quando nostra sorella ci dice che oggi andrà lei a prendere i nostri figli, non firma nessun documento legale che lo convalidi, semplicemente lo dice. Ci dà la sua parola, che sigla con la sua identità.

Dunque, resta lei stessa vincolata alla parola data. Una cosa che, in teoria, nei rapporti umani dovrebbe pesare più di uno scarabocchio a mo’ di convalida. D’altra parte, ci fideremo di questa parola in funzione del numero di volte che è stata mantenuta in passato e daremo speciale considerazione a quelle che hanno implicato un certo costo per la persona che ci ha dato la sua parola.

Questo vuol dire che se sappiamo che nostra sorella questo pomeriggio non ha impegni e che, probabilmente, non c’è la possibilità che si presentino durante la giornata, ripenseremo alle situazioni in cui ha preso un impegno che pensiamo implicasse un basso costo per lei. Una volta individuate, le utilizzeremo per stimare se compirà la parola data o meno.

In caso contrario, se vive lontano e sappiamo che oggi pomeriggio ha da fare qualcosa che le piace e che può interferire con l’orario, ci rivolgeremo alle volte che ricordiamo abbia preso un impegno dal costo elevato per lei. In questo modo, le utilizzeremo per stimare se compirà o meno l’impegno.

Per questa stima valuteremo anche altri fattori, come le  motivazioni per prendere questo impegno. Magari adora i bambini e vede i momenti in compagnia dei suoi nipoti come un’occasione di gioia e divertimento. Questo ridurrà di certo il costo stimato, nel caso ci sia. Viceversa, aumenterà se non gode della compagnia dei suoi nipoti e, invece, sembra soffrirne.

Infine, bisogna dire che l’incremento del costo non deve necessariamente aumentare le probabilità che qualcuno venga meno alla sua parola. Ci sono alcune persone che, per diversi motivi, ad esempio apparire generose, possono prendere impegni dal costo elevato e rifiutare quelli dal basso costo.

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Le parole che feriscono, le parole che danno forza

Ci sono altre parole che, difficilmente, se le porta via il vento dalla nostra memoria e sono quelle che ci sono state dette dalle persone che apprezziamo e che ci hanno feriti profondamente . Magari le hanno dette in un momento di frustrazione e che poi abbiano capito di non provarle, ma non è così facile cancellarle dalla memoria come il vento può portare via una foglia che cade lentamente dall’albero.

Il problema è che queste parole restano registrate insieme ad un profondo segno emotivo e la nostra memoria non è solita dimenticare quello che provoca profondi solchi. C’è un’eccezione: che il fatto superi la nostra capacità di assimilazione emotiva e copra il ricordo con un’amnesia dissociativa.

Tuttavia, persino in presenza di questa forma di amnesia, la persona potrebbe presentare sentimenti di rifiuto verso chi l’ha ferita anche se non sa spiegare il perché. Le parole che pronunciamo, dunque, non sono elementi innocui lanciati al vento e scritte con matite facili da cancellare. Tutto l’opposto, sono elementi di influenza che possono essere indelebili.

Infine, è bene segnalare un ultimo dato importante, anche se è un tema che si potrebbe affrontare in un libro intero. Le parole che riceviamo ci segnano, ma anche quelle che diciamo noi. Così come abbiamo parlato di un profondo dolore causato dalle parole ascoltate, anche quelle che pronunciamo noi possono generare sentimenti molto intensi, come la colpa (in negativo) o l’orgoglio (in positivo). In modo che, le parole non se le porta via il vento. Alcune, addirittura, nemmeno un uragano.