Lo sbadiglio è contagioso: perché?

13 ottobre, 2020
Sapevate che il 60% delle persone sbadiglia quando vede qualcun altro farlo? Perché lo sbadiglio è contagioso? Cosa dice la scienza al riguardo?

Avete mai sentito parlare di ecofenomeni? Si tratta della ripetizione automatica di parole e azioni altrui. Un esempio di ecofenomeno potrebbe essere quando vedendo qualcuno sbadigliare, lo imitiamo. Ma perché lo sbadiglio è contagioso?

Lo psicologo Robert Provine (1986) ci ha lasciato questa massima:Lo sbadiglio può avere il discutibile privilegio di essere, tra i vari comportamenti umani più comuni, quello meno compreso”. A distanza di anni, possiamo ribattere a questa affermazione servendoci delle neuroscienze? C’è un’unica spiegazione o ce ne sono diverse? Stiamo per scoprirlo.

Perché lo sbadiglio è contagioso?

Secondo uno studio di Romero et al. (2014), sebbene molti animali sbadiglino, solo gli umani, gli scimpanzé, i cani e i lupi sono in grado di contagiare lo sbadiglio. Ma perché e in che modo avviene? In questo spazio ci concentreremo sulle principali spiegazioni di questo fenomeno negli esseri umani.

Giovane che sbadiglia.

Attivazione della corteccia motoria

Nel 2017 un gruppo di scienziati dell’Università di Nottingham, Inghilterra, ha concluso uno studio di ricerca pubblicato poi su Current Biology. In questo studio si è cercato di dare risposta al perché lo sbadiglio sia contagioso.

Secondo i ricercatori inglesi, questa azione consisterebbe in un riflesso del cervello, che attiva l’area incaricata del controllo della funzione motoria. La tendenza a lasciarci contagiare dagli sbadigli altrui avrebbe origine nella corteccia motoria primaria del cervello, area che ha il compito di eseguire il movimento attraverso gli impulsi neuronali.

In cosa consisteva l’esperimento?

Nel corso della ricerca è stato insegnato a un totale di 36 volontari in età adulta come contenere gli sbadigli mediante la proiezione di video in cui venivano mostrate persone che sbadigliavano. Dopodiché, si è tenuto il conto di tutti gli sbadigli emessi (inclusi quelli repressi).

Mediante la tecnica della stimolazione magnetica transcranica (TMS), i ricercatori hanno potuto analizzare la potenziale relazione tra la base neurale dello sbadiglio e l’eccitabilità del sistema motorio.

Il gruppo si è dimostrato più o meno propenso a lasciarsi contagiare dallo sbadiglio sulla base della personale eccitabilità corticale e dell’inibizione della corteccia motoria primaria. Ciò spiegherebbe perché alcune persone sbadigliano di più e sono più suscettibili a imitare gli sbadigli.

Possiamo reprimere lo sbadiglio?

Si viene sempre contagiati dallo sbadiglio altrui oppure questo riflesso è controllabile? Secondo gli stessi ricercatori, la capacità di resistere al contagio è limitata; aggiungono che provare a reprimere gli sbadigli potrebbe aumentare lo stimolo.

Durante l’esperimento, è stato possibile constatare tramite stimolazione elettrica che a maggiore eccitabilità motoria corrisponde maggiore vulnerabilità al contagio. Quindi no, in realtà non possiamo controllarlo, perché abbiamo un’innata predisposizione allo stesso.

Studiare lo sbadiglio per capire le cause di determinati disturbi

Lo studio in questione può essere utile agli studiosi per individuare in maniera più esatta le cause di determinate malattie in cui si è osservato un incremento dell’eccitabilità corticale o una riduzione dell’inibizione fisiologica.

È impossibile evitare determinati ecofenomeni come l’ecolalia (ripetizione delle parole o delle frasi dell’interlocutore) o l’ecoprassia (ripetizione automatica delle azioni dell’interlocutore). Ciò si verifica in caso di demenza, autismo, epilessia o sindrome di Tourette.

Georgia Jackson, a capo dell’esperimento descritto e docente di Neuropsicologia Cognitiva presso l’Istituto di Salute Mentale di Nottingham, spiega quanto segue:

Consideriamo queste scoperte di grande importanza per una maggiore comprensione del legame tra eccitabilità motoria e comparsa degli ecofenomeni in un’ampia gamma di patologie cliniche associate all’incremento dell’eccitabilità corticale e/o alla riduzione dell’inibizione fisiologica.

-Georgina Jackson, direttrice dello studio-

Oltretutto, Jackson aggiunge che sembrerebbe possibile migliorare le condizioni dei soggetti con sindrome di Tourette abbassando i livelli di eccitabilità motoria al fine di ridurre i tic.

Ulteriori spiegazioni sul perché lo sbadiglio è contagioso: empatia, genetica e sincronizzazione

Donna che sbadiglia davanti al computer.

Prima di questo studio, altri scienziati avevano cercato di dare risposta a questa domanda; molti parlavano del contagio empatico come possibile spiegazione. Secondo questa teoria, vedendo qualcuno sbadigliare, inconsciamente si stabilisce una sorta di empatia con la persona, motivo per cui si esegue il medesimo gesto e ciò sarebbe impossibile da evitare, come se fossimo il suo riflesso.

Questa teoria conta su numerosi sostenitori e suggerisce che la capacità di interpretare le sensazioni altrui ci porterebbe a metterci nei loro panni e a sentirci come loro. Sarebbe proprio questa abilità a spingerci a sbadigliare.

Altri studi sulla contagiosità dello sbadiglio fanno riferimento all’attivazione di determinati circuiti cerebrali propri dell’empatia, e che coinvolgono gli ormai noti neuroni specchio. Questi neuroni sembrano agire da riflesso interiore dei movimenti che osserviamo nelle altre persone.

Perché lo sbadiglio è contagioso? Un’ultima possibile spiegazione

Un’altra possibile spiegazione a questo fenomeno riguarda la comunicazione e la sincronizzazione. A questo proposito il ricercatore e professore di psicologia Matthew Campbell afferma quanto segue:

Una possibilità è che copiare gli sbadigli contribuirebbe alla sincronizzazione del gruppo nelle specie sociali che coordinano i propri livelli di attività.

-Matthew Campbell-

Questo significa che tale gesto avrebbe origine da un’azione imitativa, ovvero copiare lo sbadiglio sembra contribuire all’armonia nel gruppo. Ecco perché, secondo Campbell, quando è l’ora di mangiare, tutti mangiano (anche mangiare sembra essere contagioso), e lo stesso vale per altre funzioni come il movimento o la postura.

  • Georgina, M. Jackson et al. (2017). A neural basis for contagious yawning. Current Biology. DOI: 10.1016/j.cub.2017.07.062.
  • Romero T, Ito M, Saito A, Hasegawa T (2014). Social Modulation of Contagious Yawning in Wolves. PLoS ONE 9(8): e105963. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0105963