L’ordine e il disordine

· 17 febbraio 2015

Molte persone apprezzano l’ordine logico delle cose all’interno di una stanza, intendendo per ordine logico un’organizzazione per dimensione, colore o luogo prestabilito degli oggetti. Se qualcosa è fuori posto, potrebbero infastidirsi e risentirne a livello emotivo o fisico (nei casi più estremi).

Sull’altro piatto della bilancia ci sono le persone disordinate, quelle a cui non sembra davvero rilevante tenere le cose in ordine. Non significa necessariamente che sia tutto sporco, anche se a volte è implicito; il disordine può derivare sia da una mancanza di tempo che da una mancanza di voglia oppure semplicemente si pensa che ci siano cose più importanti dell’organizzare tutto in un determinato modo (comune tra artisti e bohémien).

La grande domanda è allora: esistono solo queste due realtà? In verità esistono caratteristiche e concetti all’interno di questi due gruppi che bisogna avere ben chiari e che hanno creato certi problemi e confusione durante la vita moderna.

Capire il concetto di ordine

Si può dire che l’ordine non segue un modello prestabilito, non esiste una formula con cui valutare se una stanza è in ordine o no (anche se forse qualcuno potrebbe dire di sì); l’ordine viene definito come tutto ciò che funziona in un determinato modo o come l’organizzazione degli elementi in un determinato spazio portata a termine da un individuo intelligente.

Dato che il concetto di ordine non entra più nel dettaglio, si può presumere che se una serie di libri non è organizzata in ordine alfabetico bensì in termini di significato per il proprietario, questi non sono in disordine, semplicemente hanno un ordine diverso.

Quante persone conoscete che sostengono di essere disordinate, ma riescono a trovare tutto nel loro disordine o, al contrario, quante persone conoscete che sono organizzate e che strutturano tutto meticolosamente e che però impiegano molto tempo per trovare le cose? Sicuramente parecchie.

Sembra esistere, infatti, una variante del disordine chiamata “disordine ortodosso” o “disordine ordinato” in cui, anche se apparentemente all’occhio della gente tutto risulta disordinato, la persona responsabile di quel sistema può trovare qualsiasi cosa o la maggior parte delle cose senza sforzo o perdita di tempo. Nonostante ciò, se una terza persona interviene e decide di “organizzare tutto”, la persona di cui parlavamo prima si vedrà impossibilitata nel trovare le cose perché il suo ordine è stato alterato.

L’ordine non è uguale per tutti, e non avere gli oggetti classificati secondo un criterio prestabilito non significa che ci sia assenza di ordine, ma un ordine diverso, così come avere tutto in determinati luoghi e organizzato secondo un certo schema rigido non implica che ci sia ordine.

Ogni persona è diversa, ha differenti priorità e modi di vedere la vita, quindi quello che funziona e che è un bisogno per una persona non implica obbligatoriamente che sia adatto per il modus vivendi di un’altra. Pertanto, non è mai di troppo essere tolleranti e rispettosi verso chi si organizza in maniera diversa.

Immagine per gentile concessione di: PP