Non è mai troppo tardi per dare un’opportunità alle nostre emozioni

2 febbraio 2017 in Psicologia 1184 Condivisi

Una buona educazione insegna a limitare molti desideri che gravitano nella nostra mente, affinché non si materializzino nella nostra condotta. Desideri che, se liberati, potrebbero ferire gli altri o farci soffrire. Tuttavia, da questo a favorire un’educazione che abbia come obbiettivo inibire le nostre emozioni c’è un enorme abisso.

Purtroppo questo accade di frequente. Avere un figlio presuppone sfide che a volte mettono a dura prova la pazienza, soprattutto quando bisogna anche far fronte ad un lavoro molto esigente, ad una relazione complicata o ad una vita che ha visto molti momenti bui.

Per questo motivo, alcuni genitori si lamentano, pretendendo che i loro figli siano robot da poter gestire con esattezza e senza complicazioni, che restino tranquilli e zitti, che non disturbino il loro riposo né interferiscano con i loro progetti professionali, che obbediscano sempre e che non facciano storie. Insomma: che imparino da sé a controllare i propri impulsi o che nascano con questa abilità intrinseca.

Nessun genitore vuole che il risultato dell’educazione che offre sia un figlio analfabeta in tema di emozioni. Molti, infatti, credono che insegnando loro a negare o ignorare le proprie emozioni, li prepareranno al mondo esterno. La realtà è ben distinta. Chi cresce credendo che incarcerare le proprie emozioni sia positivo vivrà perennemente nel senso di colpa perché non è in grado di contenersi o si scontrerà con amare realtà durante la sua esistenza.

Meccanismi per evitare di relazionarsi con le emozioni

Un bambino è un essere immaturo, che dipende completamente dagli adulti e, per questo, vede loro come il suo punto di riferimento. Molti genitori non capiscono che l’obbiettivo dell’educazione è dare ai bambini una mano ferma affinché imparino a camminare da soli e costruiscano il loro cammino. Ciò nonostante, utilizzano meccanismi affinché succeda tutto il contrario: la dipendenza si perpetua e, con essa, l’obbedienza.

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Questi genitori promuovono un’educazione nella quale le emozioni vengono contemplate come elementi perturbanti e che, pertanto, bisogna mettere da parte. Come ci riescono? Tramite diversi meccanismi. Uno di questi, molto gettonato dalle madri, è di vittimizzarsi e, allo stesso tempo, colpevolizzare il bambino. “Se non mangi, la mamma diventa triste”. Sembra inoffensivo, ma queste formule si estendono fino a comportamenti sempre più complessi.

Un altro meccanismo è quello della paura. Si applicano severe punizioni e si condiziona il bambino affinché agisca in funzione della paura che prova per il castigo. Quel che è peggio è che vengono puniti comportamenti sani come piangere, arrabbiarsi o ridere troppo. “Se continui a piangere, vedrai cosa ti succede!”. “Smettila di ridere se non vuoi che ti metta in punizione”, sono altre frasi tipiche in questo tipo di educazione.

Probabilmente il bambino ha un valido motivo per piangere, per ridere o per arrabbiarsi. Le emozioni di per sé non sono né negative né positive: sono umane. Un essere umano normale ride, piange e si arrabbia. Dobbiamo imparare a tracciare un limite affinché tali emozioni non conducano a comportamenti poco sani, ma provarle, di sé e per sé, e assolutamente normale e sano. Tuttavia, alcuni genitori sono angosciati all’idea che i propri figli provino rabbia o tristezza. Per questo motivo, optano per il cammino più facile, ma anche per quello più brutale: reprimere.

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Rieducatevi: potete!

È chiaro che i segni lasciati dai genitori durante l’infanzia sono indelebili. Tuttavia questo non significa che non si possa lavorare affinché il loro impatto sia minimo. Per riuscirci, la prima cosa da fare è riconoscerli, sapere che esistono e che intorpidiscono la nostra vita.

Identificare gli errori dei genitori non significa non rispettarli né amarli di meno, e nemmeno ferirli. Dovete intenderlo come un modo per completare o migliorare l’educazione che vi hanno fornito. A volte intraprendono cammini sbagliati per compiere i propri propositi e voi, come adulti, potete e dovete raddrizzare tali sentieri.

Forse, dato che siete già adulti, pensate nello stesso modo in cui vi hanno educati: mettere da parte le emozioni è la migliore soluzione per evitare problemi. Forse ve ne vantate, pensate che sia una prova della vostra maturità. Non piangete, anche se avete voglia di farlo; respirate e andate avanti. Credete che la vostra rabbia sia sempre ragionevole e non esagerate mai. Pensate di essere esseri razionali, anche se a volte provate un’angoscia insopportabile o vi bloccate di fronte a determinate situazioni.

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Dovete sapere che le emozioni non esplodono perché sono negative o pericolose, ma perché nessuno vi ha insegnato ad utilizzare la loro energia a vostro favore. Nel vostro affanno per metterle da parte, inoltre, è possibile che abbiate accumulato enormi quantità di energia emotiva che vi ha portati a scoppiare, causando molti più danni rispetto a quelli che sarebbero potuti sorgere se le aveste controllate con intelligenza.

La brutta notizia è che nessuno vi ha insegnato come fare. Nessuno vi ha detto che fanno parte di voi e che si provano per avere una vita migliore. La buona notizia è che siete in tempo per iniziare a dare esse un’opportunità e relazionarvici in modo diverso. Con questo articolo vogliamo invitarvi a farlo!

Immagini per gentile concessione di Margarita Kareva, Art TreeLight, Anne Miklos

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