Manipolazione psicologica nella comunicazione

· 20 settembre 2018

Non rispondere, ironizzare, dire che discutere con noi è impossibile, usare la condiscendenza come se fossimo bambini, minacciarci con degli ultimatum. I segnali di manipolazione psicologica nella comunicazione e nel linguaggio sono tanto vari quanto logoranti. È una forma di abuso mentale ed emotivo che dobbiamo imparare a riconoscere.

Licio Gelli è stato uno degli uomini più oscuri della storia italiana. Questo agente della loggia massonica Propaganda Due, era un neofascista specializzato nella manipolazione delle grandi masse. Un personaggio davvero sinistro che affermava che per controllare qualcuno, basta sapere come comunicare. Diceva che il linguaggio è un’arma e la strategia più perversa per la dominazione. Vediamo a seguire come riconoscere la manipolazione psicologica nelle conversazioni che intratteniamo con gli altri.

“Se il pensiero corrompe il linguaggio, anche il linguaggio può corrompere il pensiero.”

-George Orwell-

Sappiamo tutti che nella sfera politica, nella pubblicità e nell’immenso universo dei mass media, si fa un uso quasi costante della manipolazione per sedurci, influenzare le nostre decisioni e, in definitiva, controllarci. Ciò diventa più subdolo e complesso quando passiamo alla sfera privata.

Parliamo di quello scenario ridotto, intimo e vicino che stabiliamo con i nostri cari. Con la famiglia, con il partner, con gli amici… I segnali di manipolazione psicologica ed emotiva fluiscono tra di noi quasi di continuo, ma camuffati. Possiamo applicarli anche in prima persona senza rendercene conto. È dunque essenziale rilevarli e reagire.

Se il linguaggio è l’abito dei pensieri, impariamo a pensare in modo più delicato. Cerchiamo di capire che non è importante solo avere cura di ciò che diciamo, ma anche di come lo diciamo.

Disegno che rappresenta la comunicazione

Segnali di manipolazione psicologica nella comunicazione

Quando si parla di manipolazione psicologica nella comunicazione in primo luogo indichiamo uno squilibrio nel rapporto. Significa usare il linguaggio a favore di uno, non solo per controllare l’altro, ma anche per nuocere.

Aldous Huxley disse che le parole possono essere come raggi x. Usate in modo machiavellico, possono passare attraverso qualsiasi cosa: l’autostima, la dignità e anche l’identità. Impariamo quindi a vederle arrivare, a capire un po’ di più questa dinamica distruttiva a livello personale.

1. Manipolazione dei fatti

Ogni esperto di manipolazione psicologica nella comunicazione è un grande stratega che deforma la verità. La metterà sempre a suo favore, attenuerà la sua parte di responsabilità per proiettare tutta la colpa sull’interlocutore.

Farà uso di esagerazioni e terrà per sé le informazioni chiave per semplificare ulteriormente i dati e garantire così che la conversazione propenda sempre verso la sua “verità”.

2. “Con te è impossibile parlare”

Questa frase è semplice, diretta ed efficace. Pronunciandola, si evita di parlare del problema. In questo modo è comune che ci venga detto che siamo troppo emotivi, che prendiamo tutto in modo tragico e che negli ultimi tempi la comunicazione con noi è molto difficile. L’interlocutore proietta ciò di cui soffre: incapacità di comunicare.

3. Abusi psicologici

Il manipolatore psicologico ed emotivo utilizza spesso anche un’altra strategia molto comune. Si tratta degli abusi psicologici, ovvero apporta una grande quantità di argomenti, informazioni, fatti e ragionamenti complessi per convincerci di qualcosa attraverso l’esaurimento e l’intossicazione.

Discussione tra due persone

4. Ultimatum e poco tempo per decidere

“Se non accetti la mia proposta, è finita. Ti darò fino a domani per pensare a quello che ti ho detto”. Queste strategie di manipolazione psicologica sono dolorose e angoscianti. Ci mettono tra l’incudine e il martello, causano ansia e sofferenza.

Chi ci rispetta, chi ci ama davvero, non userà le minacce che si basano su tutto o niente.

5. Pronuncia spesso il nome dell’interlocutore

Quando in una conversazione o in una discussione qualcuno pronuncia quasi continuamente e troppo il nome del proprio interlocutore, sta eseguendo un intelligente meccanismo di controllo.

Costringe l’altra persona a prestare attenzione e allo stesso tempo la mette in un continuo stato di intimidazione.

6. Ironia e umorismo nero

L’ironia e l’uso di quel senso dell’umorismo che umilia, ridicolizza e sottovaluta è un altro dei segnali più ricorrenti di manipolazione psicologica nella comunicazione. L’aggressore o il manipolatore cerca di sminuire e di imporre la sua supposta superiorità psicologica.

7. Silenzio o evasività

“Di questo non ne voglio parlare. Ora non è un buon momento. E ora perché tiri fuori questo discorso?”. Queste dinamiche sono ricorrenti nelle relazioni affettive, soprattutto se una delle parti manca di capacità comunicative, volontà e senso di responsabilità.

Una donna che grida e una che sta in silenzio

8. Fingere ignoranza: “Non capisco cosa vuoi dire”

Far finta di non capire quello che dice l’interlocutore significa giocare con l’altra persona facendole vedere che complica troppo le cose, che porta la conversazione a un livello che non ha senso. Ci troviamo di fronte a una classica strategia di manipolatore passivo-aggressivo che evita di assumersi le sue responsabilità e cerca di far soffrire l’altro.

9. Lasciar parlare per primi

Tra i segnali più indiretti di manipolazione psicologica vi è lasciar parlare per primo l’interlocutore. Con questa strategia si guadagna tempo per preparare le proprie argomentazione e si individuano i punti deboli dell’altro.

È altrettanto comune che dopo aver ascoltato, il manipolatore emotivo eviti di esporre le sue idee o opinioni. Può limitarsi a fare domande, a esplorare questioni che non sono utili per raggiungere un accordo. Cerca di evidenziare i difetti, portare il problema sul suo terreno e far apparire come persone goffe, deboli o esagerate.

Coppia di spalle

Sebbene esistano molte altre strategie in ambito di manipolazione psicologica ed emotiva nel campo della comunicazione umana, queste sono sicuramente le più comuni. Si tratta di forme di intimidazione che riducono non solo la possibilità di stabilire dialoghi efficaci, ma che servono anche a sottomettere l’altro, per renderlo incapace a tutti i livelli: personale, emotivo e mentale.

Impariamo a riconoscere questi comportamenti.