Marina Abramović e l’esperimento Rhythm 0

16 Settembre 2019
Marina Abramović è un'artista serba conosciuta come la madrina delle arti performative. I suoi esperimenti cercano di esplorare la relazione tra l'artista e il pubblico, oltre i limiti del corpo e della mente umana.

Marina Abramović è un’artista serba conosciuta come la madrina delle arti performative. I suoi esperimenti cercano di esplorare la relazione tra l’artista e il pubblico, oltre i limiti del corpo e della mente umana.

All’inizio della sua carriera, Marina Abramović capì che la pittura non le era sufficiente per esprimere i suoi sentimenti e scelse di trasformare il suo corpo in un mezzo per esprimere tutto quello che provava e che viveva dentro di sé.

Gli assemblaggi artistici più importanti della Abramović sono stati i Rhythm (ritmo), tra il 1973 e il 1974. Secondo l’artista, le parole che meglio descrivevano queste esibizioni erano suono e tempo, coscienza e incoscienza.

Rhythm 0 è stata l’ultima performance di questa serie; la più importante e la più sperimentale tra tutte.  Aveva lo scopo di mettere alla prova i limiti sociali e il libero arbitrio. Sia l’artista che gli spettatori non avrebbero mai immaginato l’esito di questo esperimento. Vediamo di cosa si tratta.

In cosa consisteva l’esperimento di Marina Abramović?

La performance sperimentale di Abramović prevedeva che l’artista rimanesse completamente immobile per 6 ore, a partire dalle 8 di sera e fino alle 2 del mattino. Non era possibile interrompere lo spettacolo per nessun motivo.

Marina Abramović con microfono
Marina Abramović

Al suo fianco era stato predisposto un tavolo pieno di oggetti, 72 in totale. Tra questi si trovava un’ampia varietà di utensili per dare piacere o per infliggere dolore. Per esempio, tra gli oggetti di piacere spiccavano dei fiori, una rosa, un sapone, una piuma, un fermaglio per capelli e un fazzoletto. Tra gli oggetti per infliggere dolore, invece, si trovavano un martello, un paio di forbici, un coltello, una frusta e una pistola.

Sul tavolo ci sono settantadue utensili che possono essere usati su di me come meglio si ritiene. Io sono l’oggetto.

-Marina Abramović-

L’unica regola per gli spettatori era che usassero gli oggetti su di lei come meglio ritenevano. Marina Abramović si assunse la piena responsabilità di tutto quello che sarebbe potuto accadere durante la performance.

Lo scopo principale che voleva raggiungere con questa esibizione era rispondere alla seguente domanda: cosa farebbe il pubblico in una situazione in cui avesse totale libertà?

Quale è stato l’esito dell’esperimento di Marina Abramović?

L’esperienza vissuta da Marina Abramović fu inizialmente tranquilla, ma piuttosto intensa verso il finale. Durante le prime tre ore, non successe niente di particolarmente preoccupante. Anzi, tutti gli spettatori erano stati molto rispettosi e amichevoli. Uno di loro le diede addirittura un bacio e le lasciò delle rose sul tavolo.

Tutto iniziò progressivamente a cambiare nelle ultime tre ore. Gli spettatori divennero imprevedibili e persino violenti. Un uomo le fece un taglio sul collo. Un altro le scrisse end (fine) sulla fronte con un rossetto. Con le forbici le tagliarono anche gli indumenti che indossava, tra i vari tipi di vessazioni.

Tuttavia, il limite venne raggiunto quando uno degli spettatori caricò la pistola, puntandola verso Marina. In quel momento, il pubblico si divise in due: quelli che la difendevano e quelli che volevano proseguire con le vessazioni. Questo spinse le guardie del museo a lanciare l’arma fuori dalla finestra, interferendo con lo sviluppo della performance.

A conclusione delle sei ore di spettacolo, Marina Abramović iniziò a muoversi e provò ad avvicinarsi ai suoi spettatori, ma tutti loro scapparono dalla sala per paura delle sue possibili reazioni. Marina era passata da soggetto passivo a soggetto attivo, in grado di rispondere alle vessazioni subite.

Marina Abramovic Rythm 0

Riflessioni conclusive sull’esperimento

In un certo senso, questo esperimento servì a rivelare il volto oscuro della psiche umana in assenza di limiti sociali. Quanto successo ci induce a una riflessione sulla libertà, sulla responsabilità, sull’autorità e sul rispetto. Fino a che punto ci lasciamo trascinare dai nostri desideri e interessi personali? Cosa possiamo arrivare a fare quando sentiamo di avere l’autorità e non abbiamo nessun limite?

L’esperimento di Marina Abramović ha dimostrato quanto può essere facile per alcune persone mostrare una condotta violenta verso chi è indifeso. L’artista è stata umiliata e deumanizzata dai suoi spettatori.

Sapeva bene che avrebbe corso un rischio. Confessò persino di essere disposta a morire durante l’esibizione. A conclusione della performance dichiarò che i risultati l’avevano colta di sorpresa e che lasciare il controllo nelle mani del pubblico può degenerare in esperienze pericolose al punto da esservi la possibilità di morire.