Memoria del testimone: qualità del ricordo

· 14 ottobre 2018

La memoria ci tradisce. Il suo contenuto, i ricordi, sono molto lontani dall’essere una ricostruzione fedele della realtà. Quando raccontiamo qualcosa, lo facciamo ogni volta in modo diverso. In psicologia forense si chiede ai testimoni di non raccontare i fatti, nel tentativo di evitare di contaminare i ricordi. È curioso il modo in cui funziona la nostra mente e, in particolare, la memoria del testimone. Possiamo persino ricordare qualcosa che non è successo?

La memoria del testimone è l’insieme delle conoscenze e delle ricerche sulla cui base si cerca di determinare la qualità delle dichiarazioni dei testimoni oculari. Sono stati molti gli autori che hanno apportato ricerche a questo campo, così poco conosciuto, ma estremamente rilevante in ambito giuridico e forense.

Ipotesi ricostruttiva

Elisabeth Loftus, matematica e psicologa specializzata in questo campo, assicura che la memoria può essere manipolata e, pertanto, è possibile “introdurre” falsi ricordi per mezzo della suggestione. In sostanza, afferma che la memoria del testimone è ricostruttiva. Perché?

Testimoni da polizia per riconoscimento colpevole

Quando qualcuno è testimone di un fatto, immagazzina due tipi di informazione. Da una parte, quella che ha ottenuto mentre presenziava all’evento; dall’altro, quella che ha ricevuto in seguito. Entrambe si integrano, dando luogo al fenomeno della ricostruzione. La persona può arrivare a ricordare dettagli dell’evento che in realtà non ha visto e, al contrario, può dimenticarne altri che ha invece percepito.

“Perché esistono ricordi ricostruiti? Perché il cervello odia profondamente il vuoto.”

-Scott Fraser-

Principali fattori della precisione della memoria del testimone

Quando una persona presenzia a un delitto o a un crimine, è necessario tenere in conto una serie di fattori. Dalla variabilità di questi, dipende se un ricordo viene considerato più o meno preciso e, pertanto, più o meno valido.

Testimonianza sospettosa

Di norma una persona riesce a registrare solo un 20% di quello che vede. E, nel caso dei testimoni di eventi fortuiti, questa percentuale diminuisce ancora di più. Perché non si aspettavano che tale evento avenisse e per la brevità dello stesso.

In questi momenti, inoltre, si verifica l’effetto conosciuto come “cecità al cambiamento”: non siamo capaci di accorgerci che qualcosa è cambiato nel contesto in cui viviamo. Questo avviene perché non prestiamo attenzione; nonostante si tratti di qualcosa di rilevante, non badiamo ai dettagli, bensì ci limitiamo al grosso (rapina, scippo, arma…). E commettiamo errori di valutazione che, nella memoria del testimone, sono chiave.

Aspettative previe

Numerosi studi assicurano che quello che ricordiamo non si limita solo a quello che abbiamo vissuto direttamente, memorizziamo anche le nostre aspettative. In altre parole, le conoscenze e i contenuti che abbiamo acquisito da altre esperienze anteriori relazionate all’evento (Bransford & Franks, 1971).

Il ricordo di quello che ci aspettavamo di vedere viene spiegato da Bartlett con la sua memoria ricostruttiva. Nelle sue ricerche ha notato che le riproduzioni che facevano i lettori del suo famoso racconto La guerra degli spettri alteravano la versione originale. Queste distorsioni facevano riferimento a un’eccessiva semplificazione, all’omissione di dettagli e a cambiamenti di questi con altri propri del soggetto.

Domande trabocchetto

I testimoni possono alterare la natura dei loro ricordi a causa di ciò che accade dopo che hanno osservato il delitto. Le domande poste ai testimoni influiscono, e molto, sui loro ricordi. Come “consolazione”, gli studi ci dicono che, di norma, queste distorsioni riguardano dettagli periferici o minori, motivo per cui non influiscono tanto sulle conseguenze della testimonianza.

Polizia che parla con un testimone

Differenze individuali

Nell’analisi della memoria del testimone, si è provato che i bambini e gli anziani sono più vulnerabili alle distorsioni. I bambini sono meno precisi, mentre gli anziani sono più convinti della loro verità. Questo significa che si fidano di più della veridicità dei loro falsi ricordi.

Allo stesso modo, si verifica una variabile connessa all’età del testimone. Quando bisogna riconoscere un colpevole, si è più precisi quanto minore è la differenza di età fra il presunto colpevole e il testimone.

Sicurezza del testimone

In linea generale la sicurezza che mostra il testimone quando deve riconoscere il colpevole non è un buon indicatore della precisione di ciò che manifesta. Per quanti dettagli riveli, l’emozione che mostra o la sua capacità di convinzione non sono di per sé sinonimi di veridicità.

Fattori situazionali

In generale, i livelli medi di attivazione sono i più adeguati per ricordare con precisione. Se il soggetto ha dei picchi d’ansia o di stress, si riduce la sua capacità di ricordare.

Allo stesso modo, la memoria del testimone conferma che un evento violento resta impresso con più forza di uno non violento. In particolare, è curioso l’effetto di focalizzazione dell’arma. I testimoni prestano talmente tanta attenzione all’arma dell’aggressore da ridurre a essa il loro campo attentivo, ignorando altri dettagli. La violenza fa sì che i testimoni abbiano un ricordo più vivido dell’esperienza centrale (pistola) e più offuscato di quelle periferiche.

In molte occasioni manifestiamo una fede cieca nella nostra capacità di percepire tutto quello che accade attorno a noi. Tuttavia, molte di queste volte siamo incapaci di rilevare tutti i cambiamenti del contesto in cui ci troviamo. I nostri ricordi sono pertanto fragili e la memoria del testimone dà prova di ciò.