Memoria dichiarativa: che cos’è?

20 Luglio 2019
La memoria è il racconto della nostra storia. Custodisce chi siamo e come ci immaginiamo nel futuro, ma anche azioni come saper guidare o andare in bicicletta. Il suo contenuto è una delle nostre risorse più preziose. Oggi vi parliamo di un tipo di memoria speciale, la memoria dichiarativa.

A livello teorico, la memoria è divisa in procedurale (o non dichiarativa), che è legata all’apprendimento delle abilità, e memoria dichiarativa. Nella memoria procedurale custodiamo processi, abilità come la guida, andare in bicicletta o saper usare il computer.

La memoria dichiarativa, o memoria esplicita, invece, è quella che gestisce ricordi che possono essere evocati in modo cosciente. È a sua volta divisa in due: la memoria episodica e quella semantica.

Ma come funziona la memoria dichiarativa? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Memoria dichiarativa

Memoria episodica

A comporre la memoria dichiarativa vi è la memoria episodica, che conserva i ricordi legati a eventi personali. È quindi responsabile del ricordo di quel viaggio per noi tanto importante o delle serate d’infanzia che trascorrevamo giocando con i nostri amici. Ci consente di mettere in relazione tra loro i nostri ricordi.

Si tratta di informazioni dotate di un tempo e uno spazio preciso, in grado di rendere il contesto attorno ai ricordi molto forte, di cui noi siamo i protagonisti. A richiamare alla mente quel determinato ricordo sono, quindi, le circostanze, come il dove o il quando di quel dato episodio.

Ragazza che riflette

A causa di questa forte connessione temporale, la memoria episodica è più suscettibile alle dimenticanze e alle interferenze. Al punto da produrre talvolta delle distorsioni nei dettagli di un ricordo autobiografico, quando per esempio confondiamo luoghi o momenti temporali.

Questo accade soprattutto quando è qualcun altro a chiederci dei dettagli su un determinato ricordo. In questi casi, le aspettative che quella persona può nutrire su di noi, unite a possibili domande a cui non siamo sicuri di saper rispondere o al desiderio di compiacere l’interlocutore, ci spingono a modificare il racconto.

Le strutture cerebrali coinvolte

Il lobo temporale, dove si trova l’ippocampo, è legato alla creazione di nuovi ricordi di tipo episodico. La corteccia prefrontale sembra ricoprire un ruolo chiave al momento di codificare, nel tempo e nello spazio, i ricordi. In sostanza, la corteccia prefrontale aiuta a ricordare dove e quando è stata vissuta una data esperienza, facilitando una migliore organizzazione dei ricordi.

Disturbi della memoria episodica

Il principale disturbo che colpisce la memoria episodica è l’Alzheimer. Il sintomo più importante, nella prima fase della malattia, è l’amnesia dei ricordi episodici. Una delle prime zone a essere colpite è infatti l’ippocampo. La perdita di memoria episodica è comune anche nell’amnesia per avvelenamento da frutti di mare, con rischi irreversibili, o nella sindrome di Korsakoff.

Lo stress e il consumo di droga come ecstasi e MDMA sono altre cause di un deterioramento significativo di questo tipo di memoria.

Memoria semantica

Oltre alla memoria episodica, la memoria dichiarativa è composta anche da quella semantica. Questo tipo di memoria conserva le informazioni di tipo linguistico e i fatti dal mondo. Facendo da enciclopedia e dizionario, questa memoria è la prima che permette per prima di sapere, per esempio, cosa vogliono dire le parole “banana” e “frutta” e che relazione esiste tra le due.

Queste conoscenze hanno un carattere di tipo generico e decontestualizzato, anche se a volte possono essere riconducibili alla memoria episodica, che ne facilita il ricordo. Un esempio è quando riusciamo a ricordare il significato di quel quadro visto a un museo molto tempo fa.

Le strutture cerebrali coinvolte

Diversi autori sono d’accordo sul fatto che memoria semantica e memoria episodica interessino le stesse strutture cerebrali. Tuttavia, non ci sono studi che sembrano appurare una relazione tra ippocampo e memoria semantica, mentre ne esistono per quanto riguarda la memoria episodica.

Altri autori preferiscono legarla alla neocorteccia temporale, mentre altri ancora sostengono che sono tante le strutture implicate a seconda del ricordo che si vuole richiamare. Per esempio, la conoscenza del suono che fa una bottiglia quando cade a terra sarebbe attivata dalla corteccia uditiva. Il ricordo di che colore sono le mucche è legato a quella visiva, mentre il lobo temporale bilaterale è legato all’integrazione di tutte le informazioni semantiche.

Cervello memoria dichiarativa

Disturbi della memoria semantica

La demenza semantica è un disturbo neurodegenerativo che colpisce il lobo temporale. Questo disturbo colpisce tanto la capacità di attribuire nomi a oggetti, quanto l’accesso al significato degli stessi. Chi soffre di questo disturbo vede gradualmente deteriorarsi la sua capacità di utilizzare parole familiari o di riconoscere oggetti in modo visivo.

Anche l’Alzheimer presenta un deterioramento del tipo appena citato, visto che i pazienti affetti tendono a nominare o descrivere oggetti in modo erroneo.

  • del Rosario, Z. y Peñazola, S. (2000). El sistema de memoria humano: memoria episódica y semántica. Caracas: Universidad Católica Andrés Bello.