Meno uno sa, più leva in alto il naso

· 3 settembre 2016

Il proverbio che recita “meno uno sa, più leva in alto il naso” si riferisce alle persone che si attribuiscono delle qualità, ma poi danno prove opposte rispetto a quello di cui si vantano. In questo caso, il vanto è una caratteristica o un tratto che la persona in questione attribuisce a se stessa.

Non sempre chi parla con orgoglio di ciò che è o ha fatto è portatore di questa logica. A rivelare la presenza di un meccanismo di presunzione rispetto a ciò che non si ha è un “plus” in questo atteggiamento. Viene enfatizzato troppo o troppo spesso. Sembra una bandiera. C’è un’esagerazione che si nota subito.

In realtà, chi è immerso in questo meccanismo non ne è consapevole, anzi, tutto l’opposto. La persona in questione crede davvero che promuovere certe idee o valori, ergendosi a modello, sia un’impresa genuina. In fondo, la sua intenzione non è tanto convincere gli altri, quando persuadere se stesso che ciò che sta dicendo è veritiero. Cerca sempre di provare ciò che predica di sé con azioni o argomenti concreti.

Ti vanti troppo di ciò che vorresti essere, ma che in realtà non sei

Chi sembra una ciarlatano che parla più di quanto dovrebbe è in realtà una persona intrappolata in un meccanismo di difesa. Questo meccanismo è conosciuto come “formazione reattiva” e consiste nel mettere in atto un comportamento per eludere un desiderio represso. In altre parole, la persona desidera qualcosa che le sembra discutibile. E per difendersi da questo impulso inconsapevole, comincia ad agire obbligandosi a fare tutto l’opposto.

Ragazza-che-trascina-nuvole

Facciamo qualche esempio. È il caso di chi desidera mangiare fino allo sfinimento, ma crede che quel desiderio sia riprovevole perché potrebbe ingrassare ed essere rifiutato. Allora si dedica in modo quasi fanatica alla promozione di diete e alla condanna del cibo spazzatura. Un altro esempio è chi ha desideri sessuali molto intensi, ma li considera peccaminosi e per questo intraprende una crociata in nome della castità.

Molto più comune è il caso delle persone che si affannano nel mostrare attenzioni verso chi in fondo odiano o disprezzano. Non è che la persona menta o finga deliberatamente, ma è incapace di riconoscere i suoi sentimenti a causa di una censura morale che si auto-impone.

La formazione reattiva può essere legata ad un aspetto specifico, come l’ordine o l’igiene, ad esempio. Ma può anche diventare un modello di comportamento che si installa nella struttura della personalità di queste persone. In questo caso, c’è una specie di “falsa personalità” in cui praticamente tutte le azioni di un individuo sostengono quella maschera. Di queste persone si dice che “si vantano di ciò che non sono”.

Fingi per difendere te stesso

Quello che ostacola l’espressione del desiderio è una consapevolezza morale estremamente rigida o un ordine esterno che si ha paura di trasgredire. Per questo motivo, alcune persone si vantano di ciò che non sono, anche se non è loro intenzione. Ciò che consente di identificare che si è messo in moto un meccanismo di formazione reattiva sono le azioni o le parole esagerate, enfatizzate. I “no” troppo forti, i “sì” troppo marcati sono segnali che c’è un desiderio occulto che va in direzione opposta.

Viso-nascosto-da-fiori

Attualmente i social network sono un vero e proprio catalogo di questo meccanismo. A volte sembra che siano stati progettati proprio perché le persone provino ad essere “qualcosa” che probabilmente non sono. Caricano foto in cui sorridono, anche se non sono così felici come vogliono far vedere. Si vantano di viaggi, di nuovi lavori, delle nuove conquiste, di tante cose, ma c’è sempre qualcosa che non torna se hanno bisogno che altri gliele riconoscano.

Le formazioni reattive possono dare vita ad una personalità ossessiva. Le persone fingono di essere qualcuno che non sono o di pensare qualcosa che non pensano e per poter preservare questo auto-inganno, devono stare costantemente in allerta. Tenere sempre tutto sotto controllo e dimostrare di non meritare alcun sospetto. La situazione può diventare stancante, perché il desiderio represso ritornerà sempre e alla fine queste persone ne saranno tormentate.

In quest’affanno di tenere sotto controllo un desiderio inconsapevole che non vogliono accettare è possibile che le persone in questione provino un grande senso di ansia. Possono provare una forte pressione interiore, tra ciò che spinge per manifestarsi e l’enorme sforzo che impiegano per “tenerlo a bada”.

In queste condizioni, la loro forza può venir meno ed è possibile che adottino comportamenti compulsivi. Per questo motivo, non bisogna dimenticare che i desideri, indipendentemente da ciò che riguardano, diventano inoffensivi solo quando vengono riconosciuti, poi bisogna decidere se assecondarli o meno.