Miti sull’autismo: 6 da sfatare

· 24 settembre 2018

Sono diversi i miti sull’autismo sopravvissuti al progresso scientifico e cresciuti in seno alla società. Queste credenze sono molto diffuse e, evidentemente, invece di contribuire a un’immagine realistica delle persone autistiche e della loro condizione, fomentano un’immagine distorta e una percezione sbagliata del disturbo.

Sono proprio i preconcetti ad alzare un muro tra le persone affette da disturbo dello spettro autistico (DSA) e la società, impedendo alle prime di integrarsi al contesto sociale. Per questo motivo, è fondamentale ripassare insieme i miti sull’autismo che più spesso sentiamo; l’obiettivo è sfatarli e facilitare una percezione del disturbo che si avvicini più possibile alla realtà.

Dona Williams, a cui venne diagnosticato autismo ad alto funzionamento, ha affermato che “l’Autismo non è come un puzzle a cui manca un pezzo, bensì è come diversi puzzle, con pezzi in più e pezzi mancanti”.

L'autismo non è una tragedia

Miti sull’autismo da sfatare

1- Alle persone affette da autismo non piacciono gli altri e detestano socializzare

Non esiste un solo motivo per cui le persone affette da DSA dovrebbero volersi isolare, rifiutare il contatto o cercare la solitudine. In effetti, a molti bambini autistici piacciono gli abbracci, i giochi che prevedono un contatto e persino il solletico.

Molti adolescenti e preadolescenti con questa patologia manifestano anche il desiderio di appartenere a un gruppo sociale con cui identificarsi e condividere momenti, oltre a passioni e interessi.

Poiché la loro comprensione del mondo sociale è diversa, questi soggetti possono avere qualche difficoltà a sviluppare alcune abilità sociali considerate “normali”, poiché le relazioni sociali provocano in loro un certo livello di ansia. Alcune reazioni potrebbero portarci a pensare che la loro condizione li renda schivi; tuttavia non è così. Può darsi che in alcune occasioni manifestino comportamenti evasivi per evitare la tensione, ma questo aspetto non li definisce.

Abbiamo la responsabilità di cambiare la nostra idea dell’autismo e di fare in modo che le relazioni sociali generino meno tensione a queste persone. Ad esempio, il contatto visivo richiede a una persona autistica un grande sforzo e, in molti casi, provoca disagio; proviamo dunque a non sottolineare né a ridicolizzare la sua tendenza a guardare da un altro lato.

Ti ascolto meglio quando non ti guardo. Il contatto visivo mette a disagio. La gente non capirà mai la battaglia che affronto per poter sostenere uno sguardo.

-Wendy Lawson-

Bimbo autistico che sorride

2- Essere rifiutata non crea disagio a una persona autistica perché vive nel suo mondo e non si rende conto del resto

Potremmo avere l’impressione che le persone affette da autismo non sia connessi con il mondo esterno. Tuttavia, la loro connessione ha un porto diverso da quello degli altri, un’altra via per sintonizzarsi. Accettare il fatto che il nostro modo di relazionarci e di interessarci al mondo non è l’unico giusto è il primo passo per comprendere meglio questa condizione.

La ferita del rifiuto può portare allo sviluppo di patologie come depressione e ansia. Sentirsi diversi ed esclusi può generare un dolore emotivo immenso, soprattutto a partire dall’adolescenza, tappa in cui il desiderio di socializzare può acquisire un peso maggiore.

Riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro.

-Jim Sinclair-

3- Una persona autistica non dimostra affetto né empatia

Ecco un altro tra i più diffusi e nocivi miti sull’autismo. La sua origine risiede nel fatto che le persone autistiche esprimono le emozioni e i sentimenti in modo diverso o poco convenzionale; eppure questo non vuol dire che l’affetto sia un’area inesistente in loro.

Per loro è difficile dare voce a quello che provano o esprimerlo in un modo “socialmente accettabile”, ma questo non significa che siano apatiche. Amano i propri cari e provano dispiacere e gioia, così come tutte le altre varietà di emozioni e sentimenti.

Farfalla su acqua

4- Le persone autistiche sono aggressive e autolesioniste

L’aggressività, i comportamenti autolesionisti e altri problemi comportamentali non sono tra i sintomi propri dell’autismo. Sebbene in alcuni casi si manifestino, si tratta di una reazione al deficit di risorse comunicative.

Quando gli altri non ci capiscono o quando non riusciamo a esprimere a parole o a gesti quello che vogliamo, come ci sentiamo o semplicemente le nostre paure, tendiamo tutti a manifestare atteggiamenti aggressivi.

Ad esempio, i bambini dallo sviluppo normotipico manifestano spesso, tra i 2 e i 4 anni, un atteggiamento particolarmente capriccioso. Questo succede perché in questa fase il loro pensiero supera le loro abilità espressive, dunque la comprensione del mondo che li circonda è minore di quanto vorrebbero o si aspetterebbero.

Questo è solo un esempio utile a capire che la capacità espressiva e le risorse comunicative vanno a braccetto con i nostri comportamenti e con le emozioni che esprimiamo attraverso di essi.

Quando i capricci iniziavano e la visita giungeva a termine, ci aspettava un altro orrendo pomeriggio e un’altra notte insonne. Non è sempre facile andare d’accordo con chi non capisce l’autismo o, ancora peggio, con chi crede sempre di saperne più degli altri.

-Hilde de Crercq-

Miti sull'autismo da sfatare

5- Hanno tutti abilità “speciali”, sono dei geni in determinate discipline

Tra i miti sull’autismo, questo è stato perpetrato da serie televisive come The Big Bang Theory, in cui il protagonista, Sheldon, manifesta una sintomatologia propria dello spettro dell’autismo associata a una enorme abilità logico-matematica. Allo stesso modo, si è diffusa la voce che a persone dotate di grandi capacità, come Leo Messi o Robbie Williams, sia stato diagnosticato l’autismo, o meglio, la sindrome di Asperger.

Lungi da noi voler discutere la veridicità di ciò, dobbiamo però sapere che solo il 10% delle persone con diagnosi di spettro dell’autismo mostra particolari abilità in una determinata disciplina. Non dobbiamo, dunque, aspettarci che una persona con diagnosi di DSA sia un genio a prescindere.

Questa aspettativa può essere causa di grande frustrazione, inadeguatezza e fallimento, sia tra i membri della famiglia che per la persona autistica.

6 – La persona autistica non può migliorare né imparare, dunque non è necessaria una scolarizzazione ordinaria

Le persone autistiche imparano e progrediscono durante le diverse tappe della loro vita. Alcune a ritmo più serrato di altre, ma sviluppano tutte determinate capacità. È molto importante che tutti, a prescindere dalla propria condizione, ricevano la migliore educazione possibile, che tenga conto di “bisogni educativi speciali“, in grado di dare a queste persone l’opportunità di crescere in un contesto adatto alle loro esigenze.

I cambiamenti costanti delle cose non mi davano l’opportunità di prepararmi. Per questo mi piaceva e mi dava conforto fare la stessa cosa più e più volte.

-Donna Williams-

Bimbo asserva papere di gomma

Quelli appena esposti sono i 6 miti sull’autismo più diffusi (ma ce ne sono anche altri. Cosa ancora più grave, questo succede anche tra i professionisti della salute e tra gli educatori, che possono influenzare la percezione della società nei confronti di questa condizione.

Risulta fondamentale indagare sulla veridicità delle nostre conoscenze sull’argomento, nonché assumerci l’onere di abbattere qualunque preconcetto e di sfatare i miti sull’autismo più pericolosi, che potrebbero limitare lo sviluppo di queste persone.

N.B.: Qualora il lettore fosse interessato ad approfondire la comprensione e le metodologie di trattamento dell’autismo, consigliamo la lettura del libro di Hilde de Clercq Il labirinto dei dettagli – iperselettività cognitiva nell’autismo.