Il monaco e il gelato al cioccolato: un racconto buddista sull’ego

· 22 agosto 2016

Molte volte abbiamo sentito parlare dell’ego in quanto fonte di superbia o di sofferenza di fronte ad una situazione indesiderata. Tuttavia, cos’è esattamente l’ego e come influisce sulla nostra felicità?

Per la psicologia occidentale, si tratta di una rappresentazione di noi stessi. Secondo il buddismo, invece, l’ego è un’attività, è la tendenza ricorrente ad identificarsi in qualcosa che mantenga quella rappresentazione alla quale crediamo di corrispondere.

Con questo racconto buddista vedremo in che modo questa identificazione ci mantiene separati dal mondo e ci rende insoddisfatti, oltre ad incrementare la competitività. Godetevi questo racconto.

Una prova per l’ego che sa di cioccolato

Joel era ormai arrivato da tre anni ad una delle più antiche comunità buddiste del Tibet ed era ansioso di trasformarsi in un monaco esemplare.

Tutti i giorni, all’ora di cena, domandava al suo maestro se il giorno seguente si sarebbe celebrata la cerimonia affinché diventasse monaco. “Non sei ancora pronto, prima devi lavorare sulla tua umiltà e dominare il tuo ego”, gli rispondeva il suo mentore.

Ego? Il giovane non capiva perché il maestro parlasse del suo ego. Pensava di meritare di ascendere il suo cammino spirituale, poiché meditava senza sosta e leggeva continuamente gli insegnamenti lasciati dal Buddha.

Un giorno al maestro venne in mente un modo per dimostrargli che non era ancora pronto. Prima di dare inizio alla sessione di meditazione, annunciò: “Chi mediterà meglio avrà in premio un gelato”.  “Al cioccolato”, aggiunse il maestro.

gelato al cioccolato

Dopo un breve silenzio, i giovani monaci della comunità cominciarono a meditare. Joel si ripropose di meditare meglio di tutti i suoi compagni. “In questo modo dimostrerò al maestro che sono preparato per diventare un vero monaco. E mangerò anche il gelato al cioccolato”, concluse il ragazzo.

Il giovane buddista prova a meditare

Joel riuscì a concentrarsi sulla respirazione, ma allo stesso tempo pensava al grande gelato al cioccolato che lo aspettava. “Devo smettere di pensare al gelato, altrimenti lo vincerà un altro al posto mio”, si ripeteva.

Con molti sforzi, Joel riusciva a meditare per diversi minuti, controllando la respirazione, ma subito immaginava un altro giovane monaco leccare il gelato al cioccolato: “Maledizione, devo essere io a vincerlo”, pensava il giovane, angosciandosi.

candela fra le mani

Quando la sessione di meditazione si concluse, il maestro spiego che quasi tutti avevano meditato bene, salvo qualcuno, che aveva pensato troppo al gelato, ovvero al futuroJoel disse:

-Maestro, io ho pensato al gelato. Lo ammetto, ma come puoi sapere che sono stato proprio io a pensarci troppo?-

L’ego si scopre

-Non lo so. Ma vedo che ti sei sentito tanto accusato da alzarti e provare a metterti in una posizione superiore rispetto a quella dei tuoi compagni. È proprio così, Joel, che agisce l’ego: si sente attaccato, messo in discussione, offeso… e pretende di avere ragione nel gioco di superiorità con gli altri.

Quel giorno Joel capì che aveva ancora molto cammino da fare. Lavorò sulla sua umiltà e sugli impulsi dell’ego. Visse nel presente e non cercò di superare gli altri. Comprese, inoltre, che non gli conveniva identificarsi con i suoi successi.

Così, con lavoro e pazienza, arrivò il grande giorno. Il suo maestro lo chiamò per dirgli che era finalmente pronto per il momento che tanto aveva desiderato.

Quando raggiunse il tempio, non vi trovò nessuno. Solo una piccola asse e, sopra…un gelato al cioccolato. Joel si godette il gelato, con riconoscenza. Poco dopo, diventò monaco a tutti gli effetti.

piccolo monaco mangia gelato al cioccolato

L’umiltà viene sempre premiata

Ogni persona ha il suo particolare gelato al cioccolato: ciò che spera di ottenere. Il problema è che pensa sempre a quell’obbiettivo da raggiungere e non si gode il presente.

Tendiamo a confondere i nostri successi con il nostro valore e ad identificarci con essi. L’ego si incarica di portarci a desiderare di essere superiori agli altri e ad offenderci se qualcuno ci fa notare che sbagliamo.

Se riusciamo ad individuarlo e a disattivarlo, automaticamente abbandoneremo la necessità di criticare, discutere, competere o giudicare. Non saremo più vittime della sofferenza che comporta non rispondere alle domande dell’ego… E potremo goderci il nostro gelato al cioccolato!

*Racconto originale di Mar Pastor.

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