Nando Parrado e la sua incredibile esperienza

15 Dicembre 2018

La storia di Nando Parrado è una di quelle che succedono una volta ogni secolo. Fernando Seler Parrado, ex rugbista uruguaiano, aveva solo 23 anni quando si trovò a vivere un’esperienza che avrebbe cambiato il corso della sua vita.

Nando Parrado fu protagonista di un fatto incredibile conosciuto come Disastro aereo delle Ande, avvenuto negli anni ’70 in Sud America.

Un aereo privato, su cui viaggiava una squadra di rugby uruguaiana, si schiantò contro la cima di una montagna andina, in territorio cileno. La squadra avrebbe dovuto partecipare a un incontro di rugby; tra equipaggio, allenatore e parenti l’aereo trasportava 45 persone in totale. Una settimana dopo l’incidente, solo 27 erano ancora in vita. Alla fine si salvarono in 16, e l’intervento di Nando Parrado fu decisivo.

L’incidente ebbe luogo a un’altitudine superiore ai 4000 metri, in una zona rocciosa e completamente ricoperta di neve. Solo i rottami dell’aereo e un gruppo di persone che lottavano per la sopravvivenza.

“Se volete cambiare il brutto del passato, finirete per cambiare il bello del presente a cui siete arrivati grazie al brutto del passato… e nel frattempo, ieri se ne è già andato”.

-Fernando Parrado-

Il terribile incidente

L’incidente aereo è datato 13 ottobre 1972. Il volo procedeva normale, ma i venti cambiarono improvvisamente direzione e il pilota non tenne conto di questa variabile. Seguiva la traiettoria, senza rendersi conto di essersene allontanato. Il tempo era cattivo e la visibilità scarsa. L’aereo si schiantò contro una montagna.

Aereo vola sopra le montagne innevate

Il comandante di volo aveva comunicato coordinate sbagliate, per questo motivo la missione di salvataggio, giunta sul posto, non trovò tracce dell’incidente. Le ricerche vennero interrotte dopo poco più di una settimana.

Nel frattempo, i sopravvissuti si erano organizzati per prestare soccorso ai feriti, razionare le scarse provviste e cercare di segnalare la loro presenza. Il capo delle operazioni era il comandante dell’aereo, Marcelo Pérez.

Nando Parrado, uno dei sopravvissuti

Nando Parrado viaggiava con la madre e la sorella. La prima morì sul colpo, la seconda sopravvisse, sebbene ferita. Anche Nando si dibatté per tre giorni tra la vita e la morte, in stato di incoscienza e vigilato dai compagni di squadra. Al suo risveglio si prodigò a curare la sorella, fino a vederla spegnersi.

Nando Parrado

Il giovane uruguaiano, studente di ingegneria meccanica, non era propriamente un leader all’interno del gruppo. Il suo desiderio di sopravvivere, tuttavia, sembrava essere più forte, nonostante le gravi perdite subite. I suoi compagni di disavventura finirono per abbandonarsi all’inerzia, mente lui pensava continuamente a come uscire da quella situazione.

Le settimane passavano, i giovani incominciarono a morire, uno a uno. Questo lo convinse ad attraversare, da solo, la cordigliera per raggiungere un luogo abitato e chiedere aiuto. Finì per convincere un compagno di squadra, Roberto Canessa, ad accompagnarlo. La traversata fu un’impresa pericolosa – con solo una razione di cibo, senza attrezzatura per scalare o indumenti pesanti – ma destinata al successo.

Uno scandalo senza fine

Nando e il compagno riuscirono a entrare in contatto con la civiltà e a portare il giorno stesso aiuti sul luogo dell’incidente. Gli altri 14 compagni si salvarono grazie a questo atto di volontà e decisione.

La notizia fece il giro del mondo in poche ore. Tuttavia, quando venne chiesto ai sopravvissuti come fosse stato possibile vivere senza cibo per più di due mesi, lo scandalo fu inevitabile.

I giovani avevano deciso di mangiare carne umana, cibandosi dei cadaveri che giacevano sotto la neve, dal momento che non avevano a disposizione nessun’altra fonte di cibo. Questo suscitò, e continua a suscitare ancora oggi, indignazione e critiche. Il fatto era senza precedenti.

Queste le parole di Nando Parrado: “Ho perso mia madre, mia sorella, i miei amici; mi sono fratturato la testa, sono rimasto sepolto sotto una valanga in mezzo a una tormenta. Quando tutto finì, la mia vita era distrutta, mi toccò ricostruirla. La vera cordigliera è cominciata dopo”.

Nando Parrando con i compagni di squadra

Nando riabbracciò il padre che quando lo vide disse solo “grazie di essere tornato”. Riuscì a ricomporre la sua vita con una sola idea in mente: bisogna lottare per fare quello che ti piace.

Così è diventato pilota di auto da corsa, ha conosciuto la donna che ha sposato e con cui è ancora immensamente felice.