Neuralink: collegare il cervello al computer

17 novembre, 2020
Per qualcuno è un'idea terrificante, ma per molti Neuralink rappresenta il futuro. L’unione tra cervello umano e computer potrebbe essere una realtà dagli incredibili benefici.

Se c’è un nome in grado di generare ammirazione e polemica al contempo è quello di Elon Musk. C’è chi lo definisce il Re Mida dei nostri giorni o il nuovo Nikola Tesla (da cui prende il nome l’azienda di vetture elettriche). In ogni caso, Elon Musk è un deciso promotore della tecnologia, di cui ha di recente mostrato al mondo la sua ultima creazione: Neuralink, un’interfaccia neurale in grado di connettersi a un computer.

Leggendo il titolo di questo articolo è facile intuire le ripercussioni di questa rivoluzionaria idea. Musk ci presenta un chip delle dimensioni di una moneta in grado di memorizzare una gigantesca mole di informazioni, imparare nuove lingue come se scaricassimo un’applicazione dal nostro cellulare e molto altro ancora. In poche parole, un chip in grado di potenziare il nostro cervello. Tutto quello che finora avevamo solo letto nei racconti di Isaac Asimov, Arthur C. Clark e Philip K. Dick.

La realtà, però, è che al momento questo prototipo ha un obiettivo piuttosto limitato. Ad oggi, infatti, i test sono stati condotti solo su animali. In particolare, il chip Neuralink è stato impiantato per registrare l’attività cerebrale di un gruppo di maiali tra cui Gertrude, giovane esemplare incapace di capire la portata di questa tecnologia.

Lo scopo (al momento) è orientato verso fini medici come rilevare convulsioni epilettiche o migliorare la qualità di vita degli individui con lesioni al midollo spinale.

Foto di Elon Musk.

Cosa sapere su Neuralink

Lo scopo ultimo è ottenere una simbiosi assoluta con l’intelligenza artificiale. Questo è il sogno che ha portato Elon Musk a fondare, nel 2016, un’azienda di neurotecnologie specializzata nello sviluppo di interfacce cerebro-computerizzate. Una simile notizia può suscitare inquietudine, ma anche curiosità, speranza e, perché no, paura.

La prospettiva di una fusione della vita umana con le macchine fa presagire un cambiamento quasi rivoluzionario nelle nostre vite.

L’unione della tecnologia con il corpo umano e, nello specifico con il cervello, è una possibilità che apre un caleidoscopio di domande etiche e sociali sulle quali ha senso iniziare a riflettere.

Cos’è Neuralink?

Neuralink è un chip su cui si sta lavorando da quasi quattro anni. Nel 2019 è stato presentato un piccolo dispositivo impiantato nel cervello di un topo. Lo scorso 28 agosto è stata invece presentata la seconda generazione del prodotto; un dispositivo delle dimensioni di una moneta impiantabile direttamente nel cranio (i test sono al momento stati condotti solo su maiali).

  • Il dispositivo misura circa 8 millimetri di diametro e contiene al suo interno una piccola sonda.
  • Questa sonda contiene a sua volta 3000 elettrodi flessibili e sottili come capelli umani, capaci di monitorare l’attività di 1000 neuroni. Il chip viene impiantato sotto anestesia locale e i soggetti, nello specifico Gertrude e altri due maiali, possono condurre normalmente la loro vita.
  • Questa tecnologia gode anche di connessione Bluetooth per potersi connettere a un computer esterno. A che pro? Al momento, Elon Musk si è limitato a osservare l’attività cerebrale dei maiali per capire in che modo il computer elabora e riconosce le informazioni ricevute dal chip.
  • Il prossimo passo è rendere il chip un valido alleato nel trattamento delle malattie spinali e neurologiche come paralisi, danni cerebrali o depressione.

Elon Musk è convinto che tali patologie siano riconducibili a delle alterazioni neuronali e che potremmo trovarvi soluzione grazie al collegamento tra il chip Neuralink e un computer.

Finalità future: la cognizione super umana

Una delle aspirazioni di questa tecnologia è l’ottenimento di una cognizione super umana. Cosa significa? Elon Musk desidera mettere le macchine al nostro servizio, e non il contrario. In altre parole, desidera tenere sotto controllo l’intelligenza artificiale.

Grazie al chip Neuralink, in futuro potremmo disporre di cervelli con un potenziale maggiore e, soprattutto, sani. Malattie come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson o una qualsiasi altra condizione neurodegenerativa cesserebbero di esistere poiché questa tecnologia consentirebbe di preservare la memoria e altre funzioni cognitive.

Ci vorrà tempo per collegare cervello e computer

La verità è che dispositivi basilari che collegano cervello e macchine esistono già. Disponiamo, per esempio, di macchine che registrano l’attività cerebrale, come l’elettroencefalogramma (EEG). Allo stesso modo, l’azienda DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) ha già creato un microchip chirurgico che permette a una persona paralizzata di pilotare aerei attraverso la simulazione.

Neuralink vuole spingersi oltre, ottenendo un flusso continuo e ininterrotto di informazioni tra computer e cervello. Gli obiettivi sono audaci: vedere un tetraplegico recuperare la capacità motoria, il recupero delle funzioni perse a chi ha subito un trauma o ancora offrire stimoli mentali positivi a chi soffre di depressione.

Tutto questo, però, richiederà tempo. Elon Mask ha annunciato che prossimamente cominceranno i test su esseri umani, a oggi ancora impossibili per via di alcuni aspetti del chip che devono essere migliorati.

Bisogna ottimizzare ulteriormente il robot che si occuperà di impiantare il chip in modo da eseguire un’operazione il più veloce e precisa possibile. L’intervento dovrebbe durare meno di un’ora e il dispositivo, una volta impiantato, non sarà visibile a occhio nudo.

Chip neurale Neuralink.

Obiettivi concreti e dilemma etico

“Non si tratta di fantascienza”, sostiene un membro del team di Elon Musk che ha sviluppato questa tecnologia. “Con il tempo sarà reale, pratico e commerciale, ma c’è bisogno di tempo”.

Oltre ai tempi tecnici, di fatto, sorgono anche problematiche di natura etica e sociale. Quando sarà ultimato, Neuralink avrà accesso a tutti i nostri pensieri e potrà, potenzialmente, perfino agire su di essi.

Ci offrirebbe dati grazie ai quali recuperare informazioni perse a seguito di malattie o incidenti. Ma cosa accadrebbe se i nostri ricordi venissero memorizzati in un computer e altre persone vi avessero accesso?

Potrebbero decidere di cancellare un elemento traumatico per migliorare il nostro equilibrio psicologico. Sarà lecito? E cosa succederebbe in caso di pirateria informatica?

Tutte domande e dubbi che andrebbero affrontate quanto prima, perché il futuro avanza in maniera inarrestabile e dobbiamo essere preparati a grandi cambiamenti. Le aziende di Elon Musk fungono senz’altro da apripista.