Grazie alla neuroplasticità non smettiamo mai di imparare

· 17 luglio 2016

Nel corso dell’infanzia si ha una maggiore neuroplasticità (o plasticità sinaptica), il cervello è più flessibile che mai e riceve continuamente stimoli nuovi. In questo periodo “nasce” una grande quantità di neuroni che accelera il corretto sviluppo del bambino e il suo apprendimento. L’infanzia costituisce così un periodo importante per lo sviluppo, soprattutto nei primi cinque anni.

Sicuramente il fatto che il nostro cervello sia più plastico e, quindi, più flessibile davanti ai cambiamenti, non significa che con l’età questa plasticità scompaia e non sia possibile imparare o creare nuove connessioni sinaptiche. Per questo motivo, anche in vecchiaia, è stata dimostrata la capacità del cervello di imparare.

Neuroplasticità e riorganizzazione cerebrale

Il cervello ha la capacità di adattarsi in corso d’opera e di attuare dei cambiamenti alla sua struttura con il fine di far fronte alle esigenze del mondo che ci circonda. Una delle prove sulla adattabilità del cervello è il fatto che le persone che diventano non vedenti o non udenti sviluppano maggiormente altre aree del cervello dedicate alla percezione mediante altri sensi e riorganizzano le funzioni cerebrali.

Matita-disegna-cervello

Questa capacità è stata dimostrata tramite un esperimento nel quale venivano bendati gli occhi di soggetti sani per un periodo di cinque giorni. In questo periodo, i soggetti lessero in Braille e svolsero attività di riconoscimento uditivo. Attraverso una risonanza magnetica, si osservò che la corteccia cerebrale dedicata alla vista aveva iniziato ad attivarsi tramite l’udito e il tatto, il cervello si stava adattando.

Questo esperimento fu svolto su persone adulte, questo vuol dire che, contrariamente a quanto si pensava qualche anno fa, il cervello degli essere umani continua a cambiare durante tutto il corso della vita e questa riorganizzazione ha molto a che vedere con le necessità richieste dal mondo che ci circonda e dalle risorse per affrontarle.

Imparare per tutta la vita

Tutti sappiamo che i bambini hanno una grande capacità di apprendimento e che per vari compiti nuovi, come imparare a suonare uno strumento, una nuova lingua o memorizzare un testo hanno un’abilità superiore agli adulti. Questa è una realtà, la proliferazione di nuovi neuroni (neurogenesi) è impressionante durante l’infanzia, e con il crescere, questa capacità diminuisce.

Tuttavia, la neurogenesi continua anche quando siamo anziani. È falsa l’antica credenza secondo cui nasciamo con un numero determinato di neuroni e che nel corso della vita si perdono. Sì, esiste un declino nella neuroplasticità, ma il nostro cervello continua ad essere per lo più modellabile.

Coppia-di-persone-adulte-impara-con-un-libro

Sono stati identificati vari fattori che possono influire sulla neuroplasticità. In primo luogo, si parla di un ambiente ricco che ponga delle sfide alla nostra mente. In secondo luogo, si sa che l’esercizio moderato è un ulteriore fattore che la favorisce. Al contrario, la senilità, lo stress cronico o alcuni componenti del sangue sembrano comprometterla.

La proliferazione di nuove cellule nervose è stata una grande scoperta. Sono due le aree del nostro cervello nelle quali si è osservato questo fenomeno: l’area subventricolare e l’ippocampo, quest’ultimo è intimamente relazionato con la memoria. Questa neurogenesi nell’ippocampo può essere stimolata quando acquisiamo nuovi insegnamenti, favorendo la memoria.

Che succede nel cervello quando impariamo?

La plasticità neuronale è il meccanismo che produce l’apprendimento, ma sotto un altro aspetto, la capacità di apprendimento che tutti noi abbiamo viene determinata tanto dalla genetica come dall’educazione. Per esempio, il quoziente intellettivo sarebbe, in maggior parte, determinato dalla genetica, ma lo sforzo intellettuale a cui siamo sottoposti ha le sue ripercussioni sulla plasticità del nostro cervello e sulle nostre capacità.

Bambino-con-cervello-illuminato

Anche se geneticamente possediamo una grande capacità di apprendimento, se non sappiamo come svilupparla, resterebbe solo una potenzialità. Se resta addormentata e non la usiamo, non solo perderemo la possibilità di svilupparla, ma anche la possibilità di farlo fino al suo limite più alto. Così, non solo questa non si svilupperebbe, ma comprometteremo questa potenzialità in futuro.

La stimolazione cognitiva è importantissima affinché il nostro cervello sia preparato ad adattarsi alle esigenze dell’ambiente che ci circonda. La neuroplasticità è un meccanismo determinante nel momento in cui si affrontano le lesioni cerebrali, si afferma che coloro che hanno sviluppato la plasticità tramite l’apprendimento, avranno più risorse per superare o compensare una lesione.