Nevrosi: la prigione dell'instabilità emotiva

Nevrosi: la prigione dell'instabilità emotiva
Valeria Sabater

Scritto e verificato la psicologa Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 15 novembre, 2021

La nevrosi definisce un quadro clinico caratterizzato da instabilità emotiva, tendenza alla depressione, elevati livelli di ansia, tendenza a rimuginare e a provare un costante senso di colpa. Le persone con nevrosi sono una vera e propria fabbrica di preoccupazioni, profili altamente suscettibili ma che spesso rispondono incredibilmente bene alle terapie psicologiche.

A molti di voi il termine nevrosi potrebbe riportare alla mente un’epoca passata, quella in cui Sigmund Freud si concentrò sull’analisi della psiconevrosi. In effetti ci troviamo davanti a una dimensione psicologica classica, coniata nel 1769 dal medico scozzese William Cullen, nel periodo in cui si cercava di classificare sotto la medesima etichetta tutti i disturbi che alteravano quello che era considerato il pensiero razionale.

La nevrosi è una tendenza psicologica caratterizzata da una cattiva gestione emotiva e dalla chiara difficoltà a mantenere il controllo.

Al giorno d’oggi la psicologia ha sostituito la parola nevrosi con diversi termini. Le ultime versioni del DSM-5 hanno ormai scorporato la nevrosi da diversi disturbi clinici, come i disturbi somatoformi, i disturbi dell’ansia, i disturbi depressivi o quelli dissociativi.

Volto donna sovrapposto

La nevrosi nella storia

Oggigiorno la psicoterapia conta su molteplici meccanismi per comprendere le caratteristiche della nevrosi e offrire un approccio terapeutico adeguato a ciascun caso. Tuttavia, fino a pochi anni fa la nevrosi era ancora un concetto confuso, con il quale si tendeva a etichettare qualunque persona che mostrasse segnali anche minimi di alterazione psicologica.

Ippocrate aveva gettato le basi di questa condizione quando parlava di Teoria Umorale. Si trattava, secondo lui, di persone dai “fluidi corporei” cronicamente perturbati. Per migliaia di anni, le persone dal profilo comportamentale più ansioso, nervoso, con tendenza alla depressione o alla preoccupazione eccessiva, furono considerate esseri destinati a non aver alcun controllo sulla propria vita e a sabotare quella altrui.

La parola nevrotico ha di per sé una connotazione negativa, fattore che andrebbe corretto. È per questo motivo che i professionisti della salute mentale si sono visti in obbligo di sradicare il termine nevrosi per generare un approccio terapeutico (e sociale) più ampio, logico e integrativo, in risposta a una condizione che in realtà è assolutamente gestibile.

Caratteristiche della nevrosi

La nevrosi è una dimensione psicologica che si sviluppa su una scala: alcuni si posizionano sui gradini più alti, altri presentano soltanto poche caratteristiche. Se la maggior parte di noi vede la nevrosi come una generale instabilità emotiva, è giusto sottolineare che le sue radici sono molto più complesse e interessanti.

Ritratto di donna con viso cancellato

Per comprendere meglio questa dimensione psicologica, è possibile far riferimento a una curiosa storia raccontata da Paul Watzlawick facendo riferimento alla nevrosi. Parliamo della storia del martello. Immaginiamo che il nostro vicino abbia bisogno di un martello per appendere un quadro e venga a chiedercelo. L’uomo, però, è alquanto pessimista e inizia a pensare che non glielo daremo; immagina non una, ma decine di situazioni intricate che finiscono sempre in un unico modo, ovvero con una risposta negativa da parte nostra.

Finisce per accumulare talmente tanta frustrazione e rabbia che quando arriva alla nostra porta ci dice solo “Puoi tenerti il tuo diavolo di martello”. In presenza di un simile comportamento, è normale rimanere senza parole e spaventati. Tuttavia, prima di giungere alla conclusione che il nostro vicino “non sta bene”, è necessario avvicinarsi meglio alla sua realtà. Vediamo insieme alcune caratteristiche.

  • Elevato negativismo e pensieri catastrofici.
  • Sensazione di continua tristezza e vulnerabilità.
  • Fobie.
  • Suscettibilità.
  • Ansia.
  • Apatia, stanchezza frequente.
  • Alti-bassi emotivi.
  • Periodi di isolamento sociale.
  • Relazioni affettive e familiari complesse (la convivenza con le persone “nevrotiche” è di solito piuttosto complicata).
  • La nevrosi viene spesso confusa con i disturbi ossessivi-compulsivi.
  • Insonnia.
  • Disturbi somtici (dolori muscolari, sfoghi sulla pelle…).

Come si tratta la nevrosi?

Il primo dato da tenere a mente sulla nevrosi è che, in un modo o nell’altro, chiunque potrebbe presentare momenti caratterizzati da preoccupazione eccessiva, pensieri ossessivi, suscettibilità. Secondo gli storici, personaggi del calibro di Newton o Charles Darwin erano tutti profili altamente sensibili, instabili, di cattivo umore e sempre preoccupati. Tuttavia, c’era in loro un qualcosa di geniale che gli permise di canalizzare tutta la loro energia mentale sulla strada giusta.

Prima di vedere la nevrosi solo come una patologia, dunque, dobbiamo comprendere che basta offrire le giuste risorse alla persona che ne è vittima, affinché gestisca meglio il suo universo emotivo e possa avviare un cambiamento. Il vero problema si presenta quando il soggetto è incapace di affrontare la vita di tutti i giorni, intrappolato come è nelle sue paure e nelle sue preoccupazioni e nella solitudine della sua casa, incapace di relazionarsi e lavorare per raggiungere una vita funzionale.

Psicologa e paziente con nevrosi

La nevrosi viene trattata attraverso la psicoterapia, e la più consigliata è quella cognitivo-comportamentale. Come vi abbiamo segnalato, la risposta a questi trattamenti psicologici tende a essere molto positiva. Quando la persona riesce a recuperare le redini delle sue emozioni, mettendo in atto determinate tecniche di gestione, la maggior parte dei sintomi precedentemente segnalati potranno perdere d’intensità, fino a sparire.


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