Paul Watzlawick e la teoria della comunicazione umana

Paul Watzlawick e la teoria della comunicazione umana
Gema Sánchez Cuevas

Scritto e verificato la psicologa Gema Sánchez Cuevas.

Ultimo aggiornamento: 03 gennaio, 2023

Secondo lo psicologo austriaco Paul Watzlawick, la comunicazione esercita un ruolo fondamentale nelle nostre vite e nell’ordine sociale, anche se ne siamo poco coscienti. D’altro canto, sin dalla nostra nascita, partecipiamo senza accorgercene al processo di acquisizione delle regole di comunicazione immerse nelle nostre relazioni.

A mano a mano impariamo cosa dire e come farlo, altresì le molteplici forme di comunicazione esistenti nel nostro quotidiano. Sembra incredibile che un processo tanto complesso passi così inosservato e che venga assimilato quasi senza uno sforzo consapevole. Ciò che è certo è che, senza la comunicazione, l’essere umano non avrebbe potuto avanzare né evolversi fino a diventare quello che è oggi. Quali sono i meccanismi della comunicazione che ci permettono di relazionarci e che, nonostante la loro importanza, non teniamo in considerazione? Approfondiamo qui di seguito.

Paul Watzlawick

Paul Watzlawick  e la sua visione della comunicazione

Paul Watzlawick (1921-2007) è stato uno psicologo austriaco, un punto di riferimento per la terapia familiare e sistematica, riconosciuto a livello internazionale per la sua opera Istruzioni per rendersi infelici, pubblicata nel 1983. Ottenne un dottorato in filosofia, studiò psicoterapia presso l’Istituto Carl Jung di Zurigo e fu professore all’Università di Stanford.

Watzlawick, insieme a Janet Beavin Bavelas e Don D. Jackson nel Mental Research Institute di Palo Alto, sviluppò la teoria della comunicazione umana, pietra miliare per la terapia familiare. In quest’ultima, la comunicazione non si applica come un processo interno che sorge dal soggetto, ma come il frutto di uno scambio di informazioni che ha origine in una relazione.

Se prendiamo in considerazione questa prospettiva, non è importante tanto il modo di comunicare tra di noi o se quest’ultimo sia cosciente o meno, bensì come comunichiamo nel momento presente e il modo in cui ci influenziamo l’un l’altro. Vediamo a seguire i principi fondamentali sui quali si basa la teoria della comunicazione umana e quali insegnamenti possiamo estrapolare da essi.

I 5 assiomi della teoria della comunicazione umana

È impossibile non comunicare

La comunicazione è insita nella vita. Con questo principio Paul Waztlawick e i suoi colleghi si riferivano al fatto che tutti i comportamenti sono una forma di comunicazione, sia a livello implicito che esplicito. Persino stare in silenzio trasmette un’informazione o un messaggio, di conseguenza risulta impossibile non comunicare. La non-comunicazione non è esiste.

Anche quando non facciamo niente, a livello verbale o meno, trasmettiamo qualcosa. Forse non siamo interessati  a quello che ci dicono o semplicemente preferiamo non commentare. La questione è che il “messaggio”contiene più informazioni delle parole in senso stretto.

La comunicazione ha un livello di contenuto e un livello di relazione (metacomunicazione)

Questo assioma fa riferimento al fatto che nella comunicazione non è solo importante il significato del messaggio in sé (livello di contenuto), ma è altrettanto rilevante come vuole essere compresa la persona che parla e come pretende che gli altri la capiscano (livello di relazione).

Donne sedute che chiacchierano
L’aspetto del contenuto corrisponde a ciò che trasmettiamo verbalmente, l’aspetto relazionale fa riferimento alla modalità in cui comunichiamo il messaggio, vale a dire il tono di voce, l’espressione facciale, il contesto, etc. Essendo quest’ultimo aspetto quello che determina e influenza il primo dato che il messaggio sarà ricevuto in un modo o nell’altro in base al tono o all’espressione che utilizziamo.

La punteggiatura dà un diverso significato in base alla persona

Il terzo assioma fu spiegato da Paul Watzlawick come segue: “La natura di una relazione dipende  dalla punteggiatura delle sequenze di scambi comunicativi tra i comunicanti”. Con questo concetto faceva riferimento al fatto che ciascuno di noi costruisce sempre una versione di quello che osserva e sperimenta, e in base a essa stabilisce la relazione con altre persone.

Questo principio risulta fondamentale nel momento in cui ci relazioniamo con gli altri e dovremmo tenerlo in considerazione ogni volta che interagiamo. Tutta l’informazione che ci giunge viene filtrata a seconda delle esperienze, delle caratteristiche personali e delle conoscenze acquisite, questi elementi fanno sì che uno stesso concetto, come per esempio, l’amore, l’amicizia o la fiducia, abbia diversi significati.

In aggiunta, un altro aspetto chiave della comunicazione è che ciascun interlocutore crede che la condotta altrui sia la causa della propria condotta, quando in realtà la comunicazione è un processo molto più complesso e non può essere ridotto alla semplice relazione causa-effetto. La comunicazione è un processo ciclico nel quale ciascuna parte contribuisce in modo unico alla moderazione dello scambio.

Persone e meccanismo della comunicazione

La modalità digitale e la modalità analogica

A partire dalla teoria della comunicazione umana si postula l’esistenza di due modalità:

  • Modalità digitale. Questa forma si riferisce a ciò che viene detto attraverso le parole, le quali sono il veicolo del contenuto della comunicazione.
  • Modalità analogica. Comprende la comunicazione non verbale, vale a dire, la forma di esprimersi e il veicolo della relazione.

La comunicazione simmetrica e complementaria

In conclusione, con questo assioma si intende dare importanza al modo in cui ci si relaziona con gli altri: talvolta in condizioni di uguaglianza, mentre altre, di disuguaglianza.

Quando la relazione che manteniamo con un’altra persona è simmetrica, ci muoviamo sullo stesso livello; in altre parole, vi è una condizione di uguaglianza e un potere equo durante lo scambio comunicativo, ma non ci integriamo. Se la relazione è complementare, come per esempio, nelle relazioni padre-figlio, maestro/alunno o negoziante/cliente, ci troveremo in condizioni di disuguaglianza, ma accettando le differenze e permettendo, così, che l’interazione venga completata.

Se prendiamo in considerazione tutti questi principi, giungeremo alla conclusione che in tutte le situazioni comunicative è importante la relazione stessa; ovvero il modo di interagire di tutte le persone coinvolte nella comunicazione e non tanto il ruolo individuale.

Come possiamo vedere, la comunicazione è un processo molto più complesso di quello che immaginiamo, presenta una miriade di aspetti impliciti che si manifestano nelle relazioni di tutti i giorni.


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  • Ceberio, Marcelo R. (2006). La buena comunicación. Las posibilidades de la interacción humana. Barcelona: Paidós.


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