Non apprezzare quello che si ha e idealizzare il resto

Ultimo aggiornamento: 01 agosto, 2020

Uno dei nostri più grandi problemi è che tendiamo a non apprezzare quello che è nostro, per dare risalto, invece, a ciò che non abbiamo. Dare per scontato ciò di cui un giorno sentiremo la mancanza è un modo molto comune e irrealista di percepire alcune persone e situazioni. Nonostante i nostri obiettivi scaturiscano da ciò che ci manca, è un errore stimolare in noi stessi un sentimento di mancanza per qualcosa che non possediamo.

A volte cadiamo nell’errore di chiamare “necessario” quasi tutto quello che non è nostro e “dovere” quello che invece potremmo davvero goderci, che siano persone, sentimenti o situazioni. Il risultato è che dimentichiamo di goderci molti momenti concreti, perché preferiamo vivere di fantasia piuttosto che vivere la realtà, forse perché la prima opzione è spesso molto più facile della seconda.

In generale, abbiamo la tendenza a non apprezzare o non come dovremmo quello che abbiamo. Questo aspetto tende a essere una regola per alcune persone, che provano questa sensazione per la maggior parte del tempo.

Alcuni esperti in materia parlano persino di sindrome del pezzo mancante, facendo riferimento a un perenne stato di carenza, di mancanza di quello che non è nostro, arrivando -in alcuni casi- anche a sfiorare l‘ossessione.

Non aspettate di avere tutto per godervi la vita; abbiamo già la vita per goderci tutto.

Non apprezzare quello che si ha: smettiamo di idealizzare e viviamo per davvero

È ragionevole e logico raggiungere una meta e pensare alla prossima. Tuttavia, il problema sorge quando allo stesso tempo ci godiamo poco quello che abbiamo. Il presente, che ci piaccia o meno, è l’unica cosa che abbiamo e questa è la chiave per vivere a pieno la vita.

L’anticonformismo è una tendenza propria dell’essere umano, ma non esiste motivo al mondo per cui dovrebbe rendere la nostra vita amara. D’altra parte, la motivazione è fondamentale e, fino a un certo punto, istintiva. Di per sé, l’anticonformismo non è negativo, ma se lo abbiniamo all’idealizzazione di ciò che non possediamo, si rischia di cadere in un baratro di insoddisfazione che ci porta a creare una realtà parallela dentro di noi.

L’idealizzazione può giocarci brutti scherzi. Sentiamo la mancanza o desideriamo qualcosa perché pensiamo che le cose andranno meglio ottenendolo; e in realtà non possiamo sapere con certezza come sarà una situazione finché non la viviamo. Idealizzare è dare valore alla cieca a qualcosa che solitamente poi non corrisponde alla realtà. Essere cosciente di questo è il primo passo per goderci il nostro “giorno per giorno”.

Bisogna prendere coscienza di quello che abbiamo, di chi siamo e goderci ciò che la vita ci offre. Dobbiamo fare attenzione a quello che cerchiamo e desideriamo. Non esistono situazioni perfette, se non quelle che costruiamo nella nostra mente. E qui entra in gioco l’idealizzazione su ciò che non è nostro, su ciò che hanno gli altri e di tutto quello che ci manca.

A volte smettiamo di vivere la nostra realità per viverne una che non esiste. Idealizzare è il primo passo verso la disillusione.

L’inferno è un sentiero lastricato di disattenzioni

È comune non apprezzare quello che si ha perché non vi si presta la giusta attenzione. Sapere a cosa rivolgere le proprie attenzioni è il primo passo in senso opposto. Dare la giusta attenzione alle giuste cose ci apre una finestra sul benessere e questo perché chi sa godersi quel poco (o molto) che lo circonda ha imparato la vera essenza della vita.

Dare valore e apprezzare quello che abbiamo è fondamentale per soddisfare sia le nostre necessità che quelle delle persone che ci circondano.

A seguire vi lasciamo con un vecchio racconto che ci insegna il motivo per cui molto spesso viviamo soffermandoci su piaceri superficiali e che non possiamo ottenere, mentre ci perdiamo il lato positivo della nostra esistenza.

C’era una volta in Inghilterra un castello, per entrarvi i visitatori non dovevano pagare alcun biglietto di ingresso e questo era motivo di attrazione per i turisti che giungevano in queste terre. Una volta dentro il castello, i visitatori dovevano rispettare una sola regolare per non pagare: la visita doveva svolgersi tenendo in bocca un cucchiaio di sabbia e se a fine visita non avevano fatto cadere neanche un granello di sabbia, non avrebbero dovuto pagare nulla. Tutti gli aspiranti visitatori, entusiasmati dalla sfida, accettavano e percorrevano il castello illudendosi di poter arrivare a fine percorso senza perdere nemmeno un granello della sabbia posta sul cucchiaio.
~ <em data-reactroot="">Il risultato fu che la maggior parte dei visitatori non pagava l’entrata fisica del castello, ma finiva col <strong>pagare un prezzo molto più alto: non aver apprezzato nulla del tour.</strong> Nessuno dei visitatori arrivati a fine visita con il cucchiaio pieno di sabbia aveva visto l’interno della fortezza, né i suoi quadri di valore o la sua architettura, e questo perché l’unica cosa su cui si erano concentrati durante la visita era il cucchiaio.</em> ~

Questo racconto ci insegna a non comportarci come questi visitatori. Togliete lo sguardo da ciò che credete vi manchi e iniziate a godervi oggi stesso quello che già possedete, smettendola di non apprezzare quello che è vostro.

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