Non apprezzare quello che si ha e idealizzare il resto

· 2 settembre 2018

Uno dei nostri più grandi problemi è che tendiamo a non apprezzare quello che è nostro, per dare risalto, invece, a ciò che non abbiamo. Dare per scontato ciò di cui un giorno sentiremo la mancanza è un modo molto comune e irrealista di percepire alcune persone e situazioni. Nonostante i nostri obiettivi scaturiscano da ciò che ci manca, è un errore stimolare in noi stessi un sentimento di mancanza per qualcosa che non possediamo.

A volte cadiamo nell’errore di chiamare “necessario” quasi tutto quello che non è nostro e “dovere” quello che invece potremmo davvero goderci, che siano persone, sentimenti o situazioni. Il risultato è che dimentichiamo di goderci molti momenti concreti, perché preferiamo vivere di fantasia piuttosto che vivere la realtà, forse perché la prima opzione è spesso molto più facile della seconda.

In generale, abbiamo la tendenza a non apprezzare o non come dovremmo quello che abbiamo. Questo aspetto tende a essere una regola per alcune persone, che provano questa sensazione per la maggior parte del tempo.

Alcuni esperti in materia parlano persino di sindrome del pezzo mancante, facendo riferimento a un perenne stato di carenza, di mancanza di quello che non è nostro, arrivando -in alcuni casi- anche a sfiorare l‘ossessione.

Non aspettate di avere tutto per godervi la vita; abbiamo già la vita per goderci tutto.

Donna malinconica che pensa al passato

Non apprezzare quello che si ha: smettiamo di idealizzare e viviamo per davvero

È ragionevole e logico raggiungere una meta e pensare alla prossima. Tuttavia, il problema sorge quando allo stesso tempo ci godiamo poco quello che abbiamo. Il presente, che ci piaccia o meno, è l’unica cosa che abbiamo e questa è la chiave per vivere a pieno la vita.

L’anticonformismo è una tendenza propria dell’essere umano, ma non esiste motivo al mondo per cui dovrebbe rendere la nostra vita amara. D’altra parte, la motivazione è fondamentale e, fino a un certo punto, istintiva. Di per sé, l’anticonformismo non è negativo, ma se lo abbiniamo all’idealizzazione di ciò che non possediamo, si rischia di cadere in un baratro di insoddisfazione che ci porta a creare una realtà parallela dentro di noi.

L’idealizzazione può giocarci brutti scherzi. Sentiamo la mancanza o desideriamo qualcosa perché pensiamo che le cose andranno meglio ottenendolo; e in realtà non possiamo sapere con certezza come sarà una situazione finché non la viviamo. Idealizzare è dare valore alla cieca a qualcosa che solitamente poi non corrisponde alla realtà. Essere cosciente di questo è il primo passo per goderci il nostro “giorno per giorno”.

Bisogna prendere coscienza di quello che abbiamo, di chi siamo e goderci ciò che la vita ci offre. Dobbiamo fare attenzione a quello che cerchiamo e desideriamo. Non esistono situazioni perfette, se non quelle che costruiamo nella nostra mente. E qui entra in gioco l’idealizzazione su ciò che non è nostro, su ciò che hanno gli altri e di tutto quello che ci manca.

A volte smettiamo di vivere la nostra realità per viverne una che non esiste. Idealizzare è il primo passo verso la disillusione.

L’inferno è un sentiero lastricato di disattenzioni

È comune non apprezzare quello che si ha perché non vi si presta la giusta attenzione. Sapere a cosa rivolgere le proprie attenzioni è il primo passo in senso opposto. Dare la giusta attenzione alle giuste cose ci apre una finestra sul benessere e questo perché chi sa godersi quel poco (o molto) che lo circonda ha imparato la vera essenza della vita.

Dare valore e apprezzare quello che abbiamo è fondamentale per soddisfare sia le nostre necessità che quelle delle persone che ci circondano.

Mano tesa verso il sole

A seguire vi lasciamo con un vecchio racconto che ci insegna il motivo per cui molto spesso viviamo soffermandoci su piaceri superficiali e che non possiamo ottenere, mentre ci perdiamo il lato positivo della nostra esistenza.

C’era una volta in Inghilterra un castello, per entrarvi i visitatori non dovevano pagare alcun biglietto di ingresso e questo era motivo di attrazione per i turisti che giungevano in queste terre. Una volta dentro il castello, i visitatori dovevano rispettare una sola regolare per non pagare: la visita doveva svolgersi tenendo in bocca un cucchiaio di sabbia e se a fine visita non avevano fatto cadere neanche un granello di sabbia, non avrebbero dovuto pagare nulla. Tutti gli aspiranti visitatori, entusiasmati dalla sfida, accettavano e percorrevano il castello illudendosi di poter arrivare a fine percorso senza perdere nemmeno un granello della sabbia posta sul cucchiaio.

Il risultato fu che la maggior parte dei visitatori non pagava l’entrata fisica del castello, ma finiva col pagare un prezzo molto più alto: non aver apprezzato nulla del tour. Nessuno dei visitatori arrivati a fine visita con il cucchiaio pieno di sabbia aveva visto l’interno della fortezza, né i suoi quadri di valore o la sua architettura, e questo perché l’unica cosa su cui si erano concentrati durante la visita era il cucchiaio.

Questo racconto ci insegna a non comportarci come questi visitatori. Togliete lo sguardo da ciò che credete vi manchi e iniziate a godervi oggi stesso quello che già possedete, smettendola di non apprezzare quello che è vostro.