Tre cose da non fare quando si soffre di ansia

· 8 novembre 2017

Se si soffre di ansia non serve a nulla sentirsi dire frasi come “calmati, rilassati, vedrai che ti sentirai meglio”. Ci possiamo riuscire per qualche minuto, ma nel giro di poco questo temibile nemico tornerà a toglierci il fiato e l’entusiasmo. Ciò avviene perché l’ansia non è una malattia, è piuttosto un sintomo, l’eco di un problema diffuso, profondo e senza forma che necessita di essere spiegato e gestito.

Conosciamo tutti questa sensazione. Di solito inizia con una fitta al petto, come se il famoso demonio del quadro di Heinrich Füssli, “Incubo”, si sedesse ogni giorno su di noi per toglierci energia vitale. Poi subentrano il dolore muscolare, la cefalea, i problemi digestivi, l’insonnia.

“L’ansia con la paura e la paura con l’ansia contribuiscono a rubare all’essere umano la più essenziale delle sue capacità: la riflessione”

-Konrad Lorenz-

Non possiamo dimenticare che i sintomi fisici si intensificano ogni giorno di più a causa del mix letale formato dai pensieri distorti, per la maggior parte negativi, e dalla costante sensazione di pericolo. E non importa se non stiamo concludendo nulla o se siamo in vacanza: se la nostra mente è intrappolata in questo tunnel buio, pieno di paure e di pensieri catastrofici, rilassarci non ci sarà di nessun aiuto.

Quando non ci è possibile ragionare con lucidità, non ci saranno per nulla utili molte cose, sebbene pensiamo il contrario. Possiamo fare yoga, possiamo colorare mandala, possiamo ascoltare musica e uscire a fare una passeggiata. Sono tutte attività positive, rilassanti, che apportano benefici, non c’è dubbio. Ma sono benefici solo temporanei che non risolvono il problema originario.

In realtà, quando si tratta di occuparsi dei processi legati all’ansia, il successo consiste in un approccio multidisciplinare. il rilassamento è decisamente terapeutico, così come il sostegno dei nostri cari, lo sport e un’alimentazione equilibrata. Tuttavia, abbiamo bisogno anche di una strategia cognitivo-comportamentale che ci aiuti a riconsiderare alcuni aspetti e ad apportare dei cambiamenti.

A seguire vediamo come affrontare questa realtà nel miglior modo possibile, partendo innanzitutto da ciò che non è di aiuto per chi soffre di ansia e la vuole eliminare definitivamente.

Ragazzo che soffre di ansia

Cosa non fare quando si soffre di ansia

1. Quando qualcosa ci preoccupa, non dobbiamo fuggire

Anna lavora nel reparto commerciale di una grande impresa. Ogni mattina entra in azienda alle 8, ma da una settimana ha iniziato a presentarsi in ritardo. La cosa curiosa è che è puntuale nell’uscire di casa, ma proprio quando sta per imboccare la superstrada per recarsi al lavoro, fa inversione e guida fino ad un bar. Qui beve una tisana e tra sé e sé pensa che nel giro di un’ora non penserà più a niente, vuole solo rilassarsi.

Come possiamo capire da questo semplice esempio, la protagonista sta “fuggendo” dal problema reale. Si sente incapace di andare al lavoro. E quello che inizia con un ritardo al lavoro, può finire per trasformarsi in un calo nelle prestazioni perché la pressione, la paura e l’ansia la porteranno a ritenersi incapace di assolvere alle sue responsabilità.

Qual è il modo giusto di comportarsi in questi casi?

Queste reazioni sono assolutamente normali per un motivo molto semplice. Quando il nostro cervello percepisce una minaccia, ordina la produzione di cortisolo per preparare il nostro organismo per la fuga o per la lotta.

  • Il problema è che evitare il problema, a lungo termine, peggiora l’ansia intensificandola.
  • Continuando a ripetere questo comportamento di fuga, finiamo per vederci come persone incapaci di affrontare la situazione. Di conseguenza, questa paura ci sembra ancora più minacciosa.
  • Anziché fuggire, evitare o distrarci con altre cose per non pensare a quello che ci preoccupa, una strategia utile è razionalizzare la situazione tramite domande che inizino con un “Cosa succederebbe se…?”
    • Cosa succederebbe se dicessi al mio capo che non sono d’accordo con questo o con quest’altro?
    • Cosa succederebbe se il mio capo mi desse ragione e la situazione lavorativa migliorasse?
    • Cosa succederebbe se perdessi il lavoro?
    • Cosa succederebbe se mettessi tutto il mio impegno nel cercare un lavoro adatto al mio potenziale?
Donna davanti al computer con ansia per il molto lavoro

2. Non dobbiamo alimentare il turbinio dei pensieri

La preoccupazione costante e ossessiva è la componente cognitiva dell’ansia. Uno dei suoi peggiori effetti collaterali è privarci della capacità di riflessione, di sapere analizzare i fatti con calma e da una prospettiva più logica e utile. Chi soffre di ansia, dunque, deve tenere bene a mente quanto segue.

  • Quando qualcosa ci preoccupa, ci spaventa o ci infastidisce, la mente tende in modo naturale a creare con tutti questi aspetti negativi un epicentro caotico. Nel giro di poco si presentano le emozioni più nocive e quella sensazione di minaccia che intensifica la preoccupazione.
  • Per fermare questo circolo vizioso, questo cane che si morde la coda, bisogna prenderne coscienza e fermarlo. In questi casi ci tornano molto utili gli esercizi di rilassamento progressivo e la respirazione diaframmatica. Va ricordato, però, che sono utili per calmare sintomi come la tensione muscolare e l’agitazione interiore.
  • Solo quando percepiremo che il nostro corpo è più rilassato e la mente più lucida, inizieremo a spezzare il ciclo di pensieri negativi e a vedere nuove possibilità. Faremo a noi stessi nuove proposte, ci concentreremo nel presente anziché anticipare cose che non sono ancora successe.

Per vincere il demone dell’ansia nella vita di tutti i giorni, poniamoci mete a breve termine che siano semplici, logiche e positive. Dobbiamo anche condurre un dialogo interiore tramite il quale essere alleati di noi stessi, non nemici.

Donna seduta all'aperto mentre pratica la mindfulness

3. Non ha senso negare l’ansia o addirittura volerla cancellare

Una cosa che dovrebbe essere chiarissima a chi soffre di ansia è che non ha nessun senso volerla cancellare dalla propria vita. Ci sarà sempre perché è parte dell’essere umano e, per quanto possa sembrarci strano, è anche utile per la nostra sopravvivenza e per farci adattare meglio al nostro contesto.

Per una migliore comprensione, fermiamoci un attimo a riflettere su queste idee:

  • Potremo sempre convivere con la nostra ansia fintanto che non si converta in una nemica.
  • Il modo migliore per convivere con l’ansia è permetterle di stare con noi osservandola da vicino, controllandola, anticipando i suoi fattori scatenanti. In caso contrario, sarà lei ad assumere automaticamente il controllo, e non ce ne accorgeremo nemmeno.
  • L’ansia diventerà negativa nel momento in cui la nostra vita risulterà bloccata e limitata da essa, con conseguenze negative – per quanto piccole – sulle nostre relazioni e sui nostri impegni lavorativi.

L’ansia positiva, invece, può agire come una vera e propria abilità psicologica. Ci spinge a essere migliori, ad anticipare i rischi per risolverli, a vedere opportunità di cui possiamo approfittare grazie alle nostre potenzialità; ci libera dalla trascuratezza e dalla passività per renderci persone capaci di raggiungere i propri obiettivi.

Rondine che vola

In conclusione, come abbiamo potuto vedere, chi soffre di ansia non ha a disposizione un unico modo di affrontarla e gestirla: esistono molte vie. Tutto, però, comincia con il capire che l’ansia è la mente che vuole andare più veloce della vita. Rallentiamo e impariamo a parlare con noi stessi.