Non ci si innamora in un giorno e non si dimentica in due

· 30 agosto 2017

“Non ci si innamora in un giorno e non si dimentica in due”, ma ho rimosso dalla mente questa frase nel momento esatto in cui ti ho conosciuto. Quando i nostri occhi si sono incrociati e mi hai dedicato il tuo primo sorriso. Quando il mio cuore ha cominciato a battere sempre più forte, guidato da ogni passo che facevi verso di me. È stato allora, pochi minuti dopo esserci conosciuti, che mi sono innamorata di te.

Mi sono innamorata di ogni dettaglio della tua pelle, del tuo odore e di come immaginavo fosse il tuo modo di essere. Ti ho immaginato senza conoscerti e nella mia immaginazione eri perfetto. Quella perfezione, però, esisteva solo nella mia mente, la realtà, saggia e crudele, mi ha insegnato che non tutto quello che immaginiamo e sogniamo accade davvero.

Adesso so che si può amare solo chi si conosce davvero, tutto il resto sono storie, sono aspettative che nessuno ha il dovere di compiere. Per questo motivo, amare significa conoscersi e dimenticare significa abbandonare un pezzo di se stessi che si è condiviso e costruito al fianco di qualcuno.

L’idealizzazione è il veleno dell’amore

Adesso spero di non ricominciare ad essere la ragazza che dimentica che idealizzare avvelena l’amore. Un veleno che ci priva della ragione e che ci induce a vedere l’altro solo tramite ciò che immaginiamo. Questo mi ha portato a vedere in te tutto quello che desideravo e non la realtà. Quella che, prima o poi, si impone.

Anche se nei film romantici i protagonisti si guardano e si giurano amore eterno, anche se in molti romanzi l’amore è definito da un battito di ciglia, questo non accade nella vita reale. O, se accade, la storia poi va avanti e gli incantesimi si spezzano o mutano, migliorando o sfociando nel nulla. Quel nulla che ci toglie il respiro.

L’innamoramento è un processo di mutua conoscenza, un processo che, per essere reale, necessita di tempo; né troppo né poco: il giusto. Spero, dunque, di diventare una ragazza che non dimentica che la vita è complessa e che la finzione e i racconti non sono altro che questo, che scriverli è facile quando l’inchiostro non è il proprio sangue, quando quelle disegnate all’orizzonte non sono le proprie speranze e i propri dubbi.

E anche se la mia storia d’amore è stata più un racconto che una realtà, questo non significa che scontrandomi con essa, il dolore finisca. I sentimenti non sono mai frutto dell’immaginazione, ciò che provavo era reale, così reale da fare molto male.

“È dura amare il principe azzurro quando vive solo nei tuoi sogni. Quando ti risvegli, è tutto un incubo; quando ti risvegli, non sei la ragazza che dimentica quello che ha sognato, ma quella distrutta dalle aspettative riposte in qualcuno che non è mai esistito”.

Chi dimentica chi ama senza provare dolore non conosce l’amore

Anche se troppo spesso si dice “chiodo scaccia chiodo”, io posso solo rispondere che chi dimentica chi ha detto di amare senza provare dolore, non conosce l’amore. Perché l’amore non fa male, non ferisce, è dimenticare ciò che si è amato e non ha funzionato che segna davvero. 

Aprendo gli occhi si perde la vita che si era immaginato al fianco di quel principe azzurro che è risultato essere un rospo. Non siamo solo quello che dimentichiamo, siamo il futuro che ricostruiamo quando ci manca ciò che vogliamo, quando immaginavamo qualcosa che non abbiamo mai avuto, ma che desideravamo.

Allora, si ricomincia da zero, ma molto più saggi, le favole sono storie, storie per l’infanzia. Quando si cresce, si smette di vedere principi o ranocchi che ci completano o ci distruggono. Quando cresciamo, nessuno ci è indispensabile, perché abbiamo noi stessi, perché adesso ci sappiamo valorizzare e non ci sentiamo estranei. Se non ci manca niente, non abbiamo niente da completare. Bastiamo a noi stessi e non siamo più persone che dimenticano o immaginano una vita da favola, ma che si amano.

Siamo il futuro che ricostruiamo quando ci manca ciò che vogliamo, quando immaginavamo qualcosa che non abbiamo mai avuto, ma che desideravamo.