Che l’insicurezza non prenda le redini della vostra vita!

11, settembre 2015 in Psicologia 1472 Condivisi

Il peggior nemico della speranza non sono i fatti, bensì le menti degli uomini che non si confrontano con essi

Max Eastman

Sono molte le persone che vivono con la paura del rifiuto, elemento costante nei loro pensieri al punto da costringerle a vivere le loro vite senza inseguire e realizzare i loro sogni o traguardi.

Non si tratta di individui pigri o privi di talento, bensì di persone con la tendenza a sviluppare una paura debilitante che impedisce loro di uscire fuori dalla propria comfort zone. Nonostante sentano la mancanza nella loro vita di un elemento di rischio, visualizzano talmente tanti pericoli intorno a loro che questo non consente loro di buttarsi in ciò che è “bene conoscere”.

Di rado provano qualcosa di nuovo, si limitano a fare ciò che hanno sempre fatto e si sforzano di non compiere nulla che preveda il rischio di non riuscire (cosa che accade spessissimo nella vita di tutti). Odiano la routine, ma la amano al tempo stesso. Guardano film d’avventura, ma pianificano le proprie vacanze al millimetro, sempre in posti conosciuti. Non stiamo parlando di un atteggiamento cosciente o dichiarato, eppure esso si manifesta attraverso frasi come:

“Sarebbe troppo.”

“In questo momento non potrei assolutamente aggiungere altro.”

“Non ho abbastanza tempo.”

“Non sono quel tipo di persona.”

Queste sono, di norma, le risposte ad una serie di idee o possibilità che si discostano da ciò che è l’abitudine: intraprendere un viaggio in un luogo nuovo o lontano, ricominciare a studiare, provare un nuovo passatempo, unirsi a un gruppo o a un club, assistere ad un evento sociale, imparare una nuova abilità, conoscere gente nuova, migliorare la dieta o l’attività fisica…

Anche se coloro che si esprimono in questo modo non sono identificati come ansiosi, generalmente questo scomodo appellativo li accompagna come un’ombra. Organizzano le loro vite in maniera estremamente rigida, lasciando pochissimo spazio alla spontaneità o a nuove attività. Temono tutto ciò che è nuovo e diverso e, soprattutto, qualsiasi attività dove il successo non sia garantito.

Le persone con un tale livello di insicurezza sono disoccupate o sottoccupate, e nonostante dicano di avere sempre molto da fare, in realtà chi li osserva da fuori ha l’impressione che non combinino granché. Di solito sentono, in forma più o meno lieve, che le loro vite sono solo una minima parte di quello che potrebbero arrivare ad essere oppure che non sono soddisfacenti, eppure rifiutano al contempo qualsiasi cambio. Le scuse più utilizzate sono le seguenti:

“Non posso cambiare lavoro perché da nessun’altra parte mi troverei a mio agio come in questo”

“Non mi piace il mio lavoro, ma se lo lascio e poi non ne trovo un altro?

“Non posso fare movimento a causa della schiena.”

“Non riesco a fare nulla se non dormo otto ore.”

“Non mi trovo bene con la maggior parte della gente.”

“Gli appuntamenti su Internet mi fanno paura.”

“Fa troppo freddo (o caldo) per farlo.”

“Semplicemente non sono un (corridore, motociclista, ballerino, appartenente al partito, lettore, studente…).”

Perché dare un’opportunità al rischio?

La vita è una sola e, molto probabilmente, quando fra qualche anno guarderete indietro, sentirete molto più fortemente tutte quelle cose che non avete fatto, piuttosto che le situazioni in cui avete osato un po’ di più.

Quando vi sentite di fare qualcosa che vi causa un formicolio nello stomaco e allo stesso tempo vi manda dei segnali di paura, chiedetevi:

“Cos’è la cosa peggiore che potrebbe succedere?”

Sono davvero pochi i fatti della vita irreparabili o immutabili… e pochissime le cose che vi uccidono all’istante.

“Cosa potrei guadagnarci?” al posto di “Cosa potrei perderci?”

Questo cambio di prospettiva è considerato come un avvicinamento alla vita piuttosto che un’elusione della stessa.

“Come potrei provarci per rendere la mia vita più interessante?”

Forse avete dubbi sulla vostra capacità di imparare una nuova lingua… ma non sarebbe meglio andare a lezione, conoscere gente, ascoltare gli interventi del professore, persino leggere i libri di testo e rendere in questo modo la vostra vita un po’ più appassionante? Il cervello si nutre con le novità e le sfide. Non uccidete la vostra mente con una noiosa routine.

“Potrei provarci per rendere felici le persone a me care?”

Mettiamo per esempio che non vi piace correre. Vostro figlio/a non sarebbe però entusiasta se vi allenaste per unirvi a lui/lei nel suo hobby? Al vostro partner non farebbe piacere che prendeste lezioni di ballo liscio per poter ballare insieme in una serata romantica?

Ricordatevi che quando sarete sul letto di morte, nessuno si ricorderà dei vostri periodi di inattività. Le persone avranno a mente quello che avete provato, le relazioni che avete coltivato, i rischi che avete corso e la vita che realmente avete vissuto.

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