Non riusciamo a vivere il presente

02 febbraio, 2020
Come mai facciamo tanta fatica a mantenere la concentrazione sul tempo e sul luogo presente? Anche quando siamo consapevoli dei benefici dell’essere connessi al qui e ora, spesso non riusciamo a vivere il momento presente.

Sappiamo tutti cosa significa l’espressione latina Carpe diem del poeta romano Quinto Orazio Flacco: cogli l’attimo. La frase completa sarebbe “Carpe diem, quam minimum credula postero”, traducibile come “cogli l’attimo, non avere fiducia nel domani”. Eppure, spesso ci dimentichiamo di seguire questo consiglio e non riusciamo a vivere il presente.

Siamo convinti che è più semplice e proficuo aspettare che arrivi domani, rimandando ciò che dobbiamo fare, piuttosto che vivere il momento presente. Alcuni, infatti, sono incapaci di godersi l’attimo, di concentrarsi sul qui e ora. Una vera e propria dipendenza verso il passato che ci impedisce di vivere il momento, lasciandoci statici e imbronciati nei nostri pensieri.

L’aspetto peggiore è che non sappiamo se questa capacità ci sia stata tolta con la “civilizzazione”. Se, cioè, superando il nostro stato primitivo abbiamo progressivamente smesso di usare l’istinto. Perché non riusciamo a vivere il presente? Ha a che fare con l’evoluzione umana? In questo articolo proviamo a rispondere a queste domande.

Non riusciamo a vivere il presente perché giudichiamo e siamo giudicati

Eckhart Tolle, in una magistrale conferenza tenuta a Barcellona, è partito proprio da questa “disgrazia” riguardante l’uomo: essere intrappolato da forme mentali, materiali ed emotive. Smettere di contemplarle come qualcosa di temporaneo, per potersi identificare con esse. Cessare di essere presenti… per essere mentalmente soddisfatti.

Un atteggiamento che non ha nulla a che vedere con l’isolamento o la paralisi. Al contrario. Non vi è dubbio che questa condotta implichi comunque uno stile di vita attivo e non passivo.

Il nocciolo della questione è agire ed essere presenti con ciò che si sente, senza giudicare né sentirsi continuamente giudicati. La forma più matura dell’impegno e del carattere di una persona.

«L’azione avviene sempre nel presente, in quanto espressione del corpo, che esiste solo nel qui e ora. La mente spirituale è come un fantasma, che vive sempre nel passato o nel futuro. L’unico potere che questa ha sopra di te è di distogliere la tua attenzione dal presente.»
-Socrate-

Connettersi con il presente: l’assenza di ego e colpe

A volte, smettere di farsi ingabbiare dalle forme mentali è un po’ come il contatto piacevole con un neonato, con la natura o con un animale. È appassionante vedere una persona impiegare il suo tempo con qualcuno che non la giudica né la riempie di gloria. Per alcune persone risulta difficile, altre trovano finalmente la loro realtà. Queste ultime riescono a rilassarsi e a vivere il momento presente quando non si sentono giudicate.

Ma c’è invece chi sente di dover sempre e costantemente dimostrare qualcosa. Un problema non solo riguardante la connessione con il momento presente, ma anche con un eccesso di narcisismo ed ego.

Donna che pensa al passato mentre guarda il mare

Persone a cui, forse, manca una buona compagnia o ne frequentano una sbagliata. Questi fattori le costringono a un compito difficilissimo: rendere la propria vita sia sopportabile senza essere sempre sottoposta a giudizio. Senza un colpevole a cui dare colpa e responsabilità di tutto quello che fanno.

Connettersi al presente è possibile solo a seguito di una radicale accettazione degli stati mentali, senza esserne sottomessi né moralmente né intellettualmente. Essere in grado di contemplare le forme del mondo senza sentirsi definiti da esse. In sintesi, parliamo della differenza tra l’eccesso di intellettualizzazione e la vera saggezza.

Non riusciamo a vivere il presente per il distacco e la cultura occidentale

In Occidente è difficile comprendere il distacco. Ci rifiutiamo di lasciarci andare. Quando abbiamo una famiglia, degli amici o un partner, siamo convinti che dureranno per sempre. Quando succede qualcosa che non ci aspettiamo, soffriamo. Una sofferenza che nasce proprio dalla nostra incapacità di accettare il distacco, verso il sentirsi liberi e connessi con la dimensione presente. Se siamo convinti che qualsiasi cosa dipenda da noi e noi da essa, connetterci con il momento presente sarà molto difficile.

«Se non ottieni quello che vuoi, soffri.
Se ottieni ciò che non vuoi, soffri.
Anche quando ottieni esattamente quello che vuoi, continui a soffrire perché sai che non puoi tenerlo per sempre».
-Socrate-

Quando dobbiamo affrontare la morte, impieghiamo mesi o perfino anni ad accettare la scomparsa di una persona a noi cara, anche se si tratta in fin dei conti del normale processo della vita. La morte è inevitabile e, in quanto tale, non è di per sé triste e dolorosa. La sofferenza sta nel non accettarla come un normale processo vitale.

Saper vivere il momento presente per la nostra salute mentale

Per noi occidentali, assuefatti all’epoca del consumismo e della produttività a ogni costo, la ricerca del momento presente è diventata quasi un lusso. Chi ha il tempo di ridurre la velocità per poter assaporare la calma della mattina o l’odore del prato tagliato?

Abbiamo l’impressione di essere sempre di corsa. Una corsa che, per la maggior parte di noi, si trasforma in una difficile routine. La nostra vita quotidiana è priva di pause e costantemente proiettata al weekend, alla prossima vacanza o alla prossima festività.

Andiamo al lavoro pensando a quando usciremo a cena, mentre passiamo le domeniche nell’ansia per l’imminente arrivo del lunedì. Il nostro presente è talmente noioso e vuoto da spingerci a scappare da esso.

Vivere il momento presente è più semplice se partiamo dai nostri valori

In una società che dà valore al rendimento, il concetto del “qui e ora” può sorprendere, diventando sinonimo di pigrizia e disattenzione. Ma non si tratta di filosofia spiccia.

Il presente assume valore attraverso il passato e il futuro. Non si tratta di una foto statica, ma di un vero e proprio film. Dobbiamo sapere da dove veniamo per poter compiere azioni che possano costruire il nostro futuro. Possiamo pensare a problemi ambientali, comportandoci già ora con la consapevolezza che le nostre azioni influiranno su futuro.

Lottando contro l’oppressione che ci obbliga a fermarci, finiamo per interrogarci sul significato dell’esistenza. Perché spesso è proprio quello a mancare nelle nostre vite: un significato. È importante sapere che cosa motiva le nostre azioni e le nostre scelte.

Questo non implica una ricerca spasmodica di obiettivi spettacolari. Dar senso alla vita vuol dire trovare ciò che più ci importa e lavorare di conseguenza su questa priorità. Parliamo della famiglia, di un amore, dei nostri figli, ecc. Solo avendo un obiettivo chiaro, che abbia un senso per noi, possiamo davvero prenderci il tempo per assaporare il cammino che ci conduce verso di esso.

Donna che vive il momento presente

Vivere il qui e ora per costruire ricordi legati ai nostri valori

Fermandoci per goderci il momento presente, costruiamo ricordi felici di ciò che proviamo. Alcuni li chiamano “ricordi caldi” che, a differenza di quelli freddi costruiti dal nostro intelletto, sono indelebili e si trasformano in una fonte di consolazione.

Se non riusciamo a trovare il tempo per godere di questi momenti di felicità nella nostra vita perché troppo occupati a rincorrere il successo, avremo l’impressione che la nostra esistenza sia carente di contenuti. La famosa “crisi dei quarant’anni” è spesso il risultato di questa carenza.

Perché a volte non riusciamo a vivere il presente?

Il semplice fatto di sentirsi vivi e in salute, qui e ora, può essere motivo di allegria. Ma anche in questo caso, per apprezzare davvero il momento, bisogna sapersi fermare. Il consiglio dell’autrice Sarah Ban Breathnach è mantenere un diario nel quale scrivere ogni sera cinque cose per le quali si è grati. Ci renderemo conto di essere molto più ricchi di quanto pensiamo.

Ci hanno inculcato frasi come “dal tuo passato dipende il presente” o “la costruzione di un buon futuro dipende solo da te”, collegando l’idea del presente a valori quali l’inattività, l’inutilità o l’invisibilità. Una persona che non pensa all’importanza di un buon bagaglio passato e a un futuro promettente è perduta. In alcune persone vulnerabili, queste frasi spingono allo stallo, all’ansia, all’iperattività o alla depressione.

La colpa genera molto più agitazione del peccato, mentre il futuro che tanto temevano è probabilmente già arrivato senza portare con sé nessuna catastrofe. Dobbiamo vivere il presente, impegnarci in qualcosa fino in fondo, abbandonare le forme mentali.

L’unico modo per riuscirci è accettare tutto quello che ci capita con interesse verso ciò che accade nel momento presente e riconoscendo come nulla sia, in realtà, tanto orribile rispetto a come ce l’eravamo immaginato. Spesso, gli eventi negativi accadono sono nella nostra mente, intrappolati come siamo nel mondo delle forme sociali e disconnessi dalle nostre sensazioni.