Parlare dei propri obiettivi ne ostacola la realizzazione

L'esperto Derek Sivers è certo che parlare dei propri obiettivi induca a perdere la motivazione necessaria per realizzarli. Quest'ultima idea è supportata da diversi studi condotti a partire dal 1929. In questo articolo approfondiamo i meccanismi che muovo questo fenomeno così curioso.
Parlare dei propri obiettivi ne ostacola la realizzazione

Ultimo aggiornamento: 03 marzo, 2021

Ci sono persone che hanno una sorta di presentimento e sorprendentemente sembrano aver trovato conferma in evidenze a supporto di queste sensazione: parlare dei propri obiettivi ne ostacola la realizzazione. In realtà, questo non ha nulla a che vedere né con il destino né con nulla di simile. C’è un filo conduttore logico che connette questi due eventi.

Ad aver messo sul tavolo questa tematica è stato l’imprenditore e studioso del comportamento umano, Derek Sivers. Secondo lui, parlare dei propri obiettivi ostacola la realizzazione degli stessi. A conferma di questa tesi, ha riportato diversi studi di Kurt Lewin (1926), Wera Mahler (1933) e alcuni lavori di Peter M. Gollwitzer (1982 e 2009).

Al tempo stesso, però, ci sono diversi studi contemporanei secondo i quali chiunque manifesti esplicitamente le proprie intenzioni e i propri progetti avrebbe più possibilità di successo. Perché succede? Cosa ha a che fare il fatto di parlare dei propri obiettivi con il fatto che questi poi non vengano raggiunti?

Se non è un successo, cambia.

-Derek Sivers-

Parlare dei propri obiettivi e uomo dall'alto.

Parlare dei propri obiettivi

Secondo l’ipotesi di Derek Sivers -che si muove nella stessa direzione dei neuroscienziati- il cervello umano avrebbe alcuni “difetti” nel suo funzionamento. Uno dei più importanti è che non sempre riesce a distinguere la realtà dalla finzione. Ecco perché, ad esempio, capita di piangere davanti a un film, pur sapendo che ciò che succede nei fotogrammi non è reale.

Ebbene, proprio a causa di questa distorsione, il cervello tende a confondere il dire con il fare. Questo succede principalmente quando quel “dire” ha molta enfasi o si protrae. Un obiettivo è un desiderio che abbiamo visualizzato, ma non ancora raggiunto. Il punto principale è questo: si tratta di un desiderio. Proprio per questo ha bisogno di motivazione per essere raggiunto.

Eppure, quando parliamo molto di una meta, si crea una sorta di illusione. Essa consiste nel fatto che il cervello inizia a dare forma alla sensazione di avere realizzato quella meta (si produce una sorta di anticipazione della piacevolezza del rinforzo che sembrerebbe togliere valore all’obiettivo stesso). Insomma, come ottenere una “simulazione di successo”.

Il problema è che è stato scoperto che in generale alle persone non piace molto parlare delle proprie ambizioni e dei propri obiettivi. Lo fanno perché in molti casi un’occasione per condividere una fantasia è un’occasione per vivere, per proiettare sull’altro -anziché sulla realtà- proprio quell’illusione.

La causa del fenomeno

Perché, dunque, il cervello finisce per creare questa illusione di successo? Secondo gli studi menzionati, questo succede solo se si parla con altre persone dei propri obiettivi. Potete pensarci, metterle nero su bianco su un foglio, rimuginare o fare ciò che volete, sempre a patto di non condividerle con gli altri.

Questo perché parlare dei propri obiettivi a voce alta, in genere determina un meccanismo di feedback: se l’obiettivo viene valutato positivamente, la persona che lo ha espresso, in genere, riceve un riconoscimento per il fatto stesso di essersi posta tale obiettivo.

Così, l’obiettivo può essere affrontato come un fatto anziché come una proiezione del futuro. In questo modo si generano una serie di sensazioni nei confronti della suddetta meta, che finiscono per “sminuire”, per così dire, il desiderio di raggiungerla.

Il cervello umano.

Non parlate dei vostri obiettivi

Solitamente si pensa che sia meglio parlare con i fatti. Questo è assolutamente vero. Se parlassimo di meno e facessimo di più, probabilmente ci prenderemmo più cura della nostra motivazione e impediremmo al cervello di cadere nella sua stessa trappola.

In particolare, Derek Sivers indica che se il progetto, da una parte, stimola l’ammirazione da parte degli altri, dall’altra finirà per gratificare al punto tale che l’ultimo dei problemi sarà realizzarlo. Derek dà i seguenti consigli:

  • Se volete parlare dei vostri obiettivi, fatelo con commenti generici e definizioni vaghe. Non fate cenno a niente di specifico fino a quando non lo avrete effettivamente realizzato.
  • Se non riuscite a resistere al desiderio di parlare dei vostri obiettivi o di un progetto, esprimete le vostre idee in modo da rimare “in debito” con l’altro: mettete in chiaro che si tratta di un successo non raggiunto.

Per quanto riguarda il primo punto, un esempio potrebbe essere dire qualcosa del tipo: “Sto mettendo in pratica alcune abitudini per sentirmi meglio”, invece di spiegare in dettaglio in cosa consistono.

Per quanto riguarda il secondo, potrebbe essere una cosa del tipo: “Mi sono posto l’obiettivo di leggere un libro al mese. Se ci vediamo il prossimo mese e non l’ho ancora fatto, rimproverami”.

Provateci. Sembra che il fatto di servirsi degli altri come metro di giudizio, sulla base dei criteri discussi, funzioni.

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  • Kawasaki, G. (2016). El arte de empezar 2.0. Barcelona: Planeta-Deusto.