Perché feriamo le persone che amiamo?

Uno studio ha scoperto che la mancanza di empatia verso i propri cari è correlata alla mancanza di amor proprio. Scopriamone di più.
Perché feriamo le persone che amiamo?

Ultimo aggiornamento: 22 gennaio, 2022

A volte feriamo le persone che amiamo sebbene il nostro cervello sia programmato per entrare in empatia con i nostri cari. I ricercatori dell’Università della Virginia hanno dimostrato che in una situazione pericolosa, la mente non distingue tra la propria sicurezza e quella delle persone a cui teniamo.

La capacità di mettersi nei panni di qualcun altro dipende dal fatto che la persona in questione sia un estraneo o meno. Secondo i ricercatori, il cervello umano separa le persone conosciute dalle altre, in modo che coloro i quali appartengono alla propria cerchia sociale siano collegate a livello neurologico al senso di sé.

In questo senso James Coan, professore all’Università della Virginia, afferma che “con la familiarità, le altre persone diventano parte di noi stessi”. Ci siamo evoluti in modo da avere una propria identità in cui i nostri cari fanno parte della nostra rete neurale. Ecco perché abbiamo bisogno di amici e alleati.

La risposta del cervello a una minaccia

I ricercatori hanno scoperto che le aree del cervello responsabili della risposta alla minaccia si attivano quando un amico è in pericolo alla pari di quando è in pericolo la propria integrità.

Ciò nonostante, quando la minaccia è nei confronti di una persona estranea, le suddette aree del cervello mostrano scarsa attività.

Uomo preoccupato.

Secondo Coan, questa scoperta dimostra la grande capacità del cervello umano di includere gli altri, in modo tale che le persone care diventino parte di se stessi. In seguito a ciò, ci sentiamo minacciati quando un amico o un familiare è in pericolo.

Il Dottor Coan ha affermato che “se un amico è in pericolo, ci comportiamo come se lo fossimo noi. Riusciamo a capire il suo dolore o le sue difficoltà come se fossero nostri”.

Perché allora feriamo le persone che amiamo?

Tenendo conto di quanto sopra, è inevitabile porsi le seguenti domande: perché, allora, a volte feriamo le persone che amiamo? Perché ci lasciamo travolgere da scatti di rabbia? Cosa succede quando una persona si comporta in modo crudele con un’altra?

Questi atteggiamenti, che di solito sono brevi e si verificano in modo episodico, mostrano la parte più vulnerabile di  noi. Sono una risposta per separare l’altro dalla propria rete neurale, una naturale risposta autoprotettiva.

Una soluzione per interrompere questo modello di comportamento è rafforzare l’autostima e riconoscere che i comportamenti negativi verso i propri cari quando li consideriamo odiosi sono una manifestazione del fastidio che si prova verso se stessi.

Questi modelli di comportamento sono molto spesso appresi all’interno della famiglia e vengono tramandati di generazione in generazione.

Lo studio citato offre consigli interessanti per spezzare questo ciclo. Se la persona cerca di non difendersi, sarà possibile mantenere gli altri come parte della propria rete neurologica, il che rafforzerà la sensazione di essere degni di amore. In questo modo tutti si sentiranno più al sicuro.

Donna che si guarda allo specchio.

Abbiamo bisogno l’uno dell’altro più di ogni altra cosa

Una delle conclusioni più interessanti dello studio citato è che non essere empatici con i propri cari riflette la mancanza di amor proprio.

Bisogna comprendere che l’odio verso se stessi è neurobiologico ed è a causa di esso che a volte feriamo le persone che amiamo. Consapevoli di ciò, conviene interrompere il ciclo di rabbia verso l’altro.

La reazione istintiva alla minaccia è quella di contrattaccare, è autodifesa, il che distorce il circolo vizioso di rabbia e sfiducia. Se ci odiamo, ha senso che la risposta empatica verso gli altri verrà meno. Ecco perché è importante amare se stessi, dunque rafforzare l’autostima.

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