Personalità borderline: agire durante una crisi

2 Agosto 2019
Le persone con disturbo di personalità borderline tendono a sperimentare delle crisi nel corso della loro vita. Si tratta di episodi di instabilità emotiva che vivono con profonda sofferenza e, nella maggior parte dei casi, con il timore di venire abbandonati. Ma cosa c'è dietro queste crisi, e come agire in questi casi?

Il disturbo della personalità borderline (DBP) è caratterizzato da un modello di instabilità nei rapporti interpersonali, nell’immagine che si ha di se stessi e nella percezione delle emozioni. Nella maggior parte dei casi tale modello potrebbe essere definito distruttivo.

Si tratta di un disturbo in cui il paziente attraversa crisi di diversa entità nel corso della propria vita e in risposta a un qualche fattore di stress o biologico.

Il disturbo della personalità borderline perde vigore con il passare degli anni, ma non bisogna dimenticare che trattandosi di un disturbo della personalità ha carattere cronico, che vale la pena imparare a gestire.

Crisi da disturbo della personalità borderline

Le crisi di DBP vengono vissute come uno tsunami emotivo tremendamente difficile da controllare. L’impulsività, la paura dell’impotenza e dell’abbandono e, a volte, il bisogno di fare del male a se stessi si fanno strada senza che la persona possa fare nulla per evitarlo.

È come se un’altra identità entrasse in possesso del suo Io. Una volta passata la crisi, infatti, fanno capolino sentimenti di vergogna e sensi di colpa, perché non ci si identifica nell’episodio.

D’altra parte, l’ambiente circostante, che non capisce ciò che succede all’individuo che ha una crisi di DBP, cerca in tutti i modi di bloccare le azioni di cui poi il soggetto interessato potrebbe pentirsi.

Evidentemente, il dolore per il familiare che soffre di questo disturbo è enorme. Non solo perché la crisi può riservare persino aggressioni verbali o fisiche, ma anche perché si sa che in fondo è lui a soffrire più di tutti.

Ragazza triste appoggiata al muro con personalità borderline

Cosa possono fare i nostri cari in caso di crisi da disturbo di personalità borderline

Se domandassimo a diversi pazienti affetti da disturbo della personalità borderline di cosa hanno bisogno quando si trovano nel pieno di una crisi, molto probabilmente risponderebbero che hanno bisogno solo di ricevere affetto, comprensione e, primo fra tutti, amore.

Quando insorge una crisi, la persona interessata si sente tremendamente vuota, come se venisse meno una parte emotiva. E, sulla base di questa sensazione, esce alla ricerca di tale “pezzo”, sebbene non lo faccia in modo adeguato. Invece di richiedere affetto e attenzioni a parole, lo fa attraverso pretese e critiche rivestite di ira, instabilità o perenne disforia.

In un primo momento, i suoi cari potrebbero voler dare attenzioni e comprensione, provare a ragionare con il soggetto e così via. Ma constatando che tutto questo non dà risultati, la cosa più probabile è che, alla fine, prendano le distanze. Questa situazione finisce per confermare quella sensazione di abbandono così temuta dalle persone con DBP. E questo incrementa le loro emozioni disforiche.

La cosa più sensata da fare da parte dei familiari è dare il proprio supporto senza giudicare, in caso di crisi da DBP. Approfondiamo questo aspetto a seguire.

Alcune strategie per gestire la crisi da personalità borderline

La maggior parte delle persone affette dal disturbo della personalità borderline è cresciuta in ambienti in cui non veniva dato valore alle loro emozioni (fenomeno conosciuto come ambiente invalidante). Questo aspetto, unito a una certa predisposizione biologica a soffrire di questo disturbo, contribuisce al suo sviluppo.

Anche se non possiamo controllare la parte biologica, non possiamo dire lo stesso dell’ambiente.

In piena crisi da DBP, il paziente ha bisogno di essere supportato e non giudicato, di sentirsi accettato incondizionatamente e di sentire che le sue emozioni non vengono sottovalutate. Questo, paradossalmente, abbasserà l’intensità emotiva e farà durare meno le crisi.

Alcune strategie che -in veste di familiari- possiamo mettere in pratica per ridurre l’intensità delle crisi da personalità borderline sono le seguenti:

Accettazione incondizionata

La persona con disturbo borderline ha bisogno di sentirsi accettata in maniera incondizionata, nonostante soffra di questo disturbo. Questo implica che la persona che sta al suo fianco deve accettare i suoi disturbi e il fatto che, a volte, possano manifestarsi delle crisi e deve considerarle tali: crisi dovute a una malattia.

Così facendo, quando compariranno, non faremo dei sermoni al soggetto, non ci metteremo sulla difensiva o contro di lui, anzi capiremo che fanno parte del suo disturbo e che sono episodi finiti.

Dare affetto a chi soffre di disturbo di personalità borderline

In piena crisi, come già segnalato, la persona affetta da DBP ha bisogno di amore, di compagnia, di affetto e di empatia. Per tutto questo, non dobbiamo fare altro che starle a fianco senza giudicarla. 

Se insulta, non è consigliabile mettersi sulla difensiva né rinfacciarglielo. Semplicemente, bisogna comunicarle che siamo lì per lei, nonostante tutto. È difficile mantenere una tale lucidità quando qualcuno che amiamo ci tratta male, ma è l’unico modo per disattivare questo comportamento.

Se ci mettiamo a discutere, l’unica cosa che otterremo sarà intensificare la crisi e favorire una conclusione spiacevole della situazione.

Aiutarla a scindersi dalla propria patologia

Possiamo ricordarle che lei non è il suo DBP. La malattia è a sé stante. Come per qualunque altra patologia, anche questa provoca dei sintomi, che sono propri, ma questo non vuol dire che la persona sia cattiva persona o che sia d’accordo con i sintomi che manifesta.

Questo aiuta la persona a sentirsi compresa e protetta, dunque a sentirsi meno in colpa quando la crisi sarà passata.

Due persone che si danno un abbraccio

Trasmetterle sicurezza

In alcuni casi possono insorgere episodi di autolesionismo che agiscono come regolatori delle emozioni; se così fosse, è importante non lasciare la persona da sola.

Se capiamo che potrebbero esserci dei tentativi di autolesionismo o di suicidio, l’ideale sarebbe evitare oggetti come coltelli, pasticche e così via.

Evitare di essere iperprotettivi

Dare affetto a qualcuno non significa iperproteggere. Una cosa è dimostrare le emozioni e accettare il disturbo, un’altra è renderla dipendente. Va bene incentivare la persona a mantenere le proprie abitudini quotidiane, la propria autonomia e le proprie responsabilità.

In tal modo, si tollerano le crisi, ma la vita del paziente continuerà come sempre.

Le crisi da DBP non sono di facile gestione, né per il paziente né per i familiari. L’intensità emotiva raggiunge livelli così alti che vorremmo solo allontanarci. Il paziente cerca di controllarsi facendosi del male, mentre chi lo circonda lo fa allontanandosi. 

Forse potremmo pianificare la strategia inversa. Invece di fuggire dalla voragine emotiva del paziente con personalità borderline, potremmo iniziare ad abbracciarla. Sebbene non ci venga spontaneo, sebbene in quell’istante vorremmo evitarlo a qualunque costo, potremmo sorprenderci di come gli abbracci a volte disattivino i demoni e facciano tornare in sé la persona.

  • American Psychiatric Association (APA) (2014): Manual de Diagnóstico y Estadísitico de los Trastornos Mentales, DSM5. Editorial Médica Panamericana. Madrid.
  • Frías, A. (2017). Vivir con trastorno límite de la personalidad. Una guía clínica para pacientes. Serendipity. Desvele de Brouwer.