Persone dipendenti: schiave dell’attaccamento affettivo

25 luglio 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Tagliola con cuore persone dipendenti dalle relazioni

Il mal d’amore esiste, è reale e le vittime sono migliaia. Vi sono persone dipendenti dalle relazioni e che calpestano ogni giorno la propria dignità e il loro amor proprio, relegandoli nel cassetto degli oggetti smarriti in nome di un attaccamento affettivo tossico e distruttivo. Sono profili caratterizzati da una chiara immaturità emotiva, dove l’amore si trasforma subito in un amaro surrogato, con gravi effetti collaterali.

Le persone dipendenti dalle relazioni affettive non riusciranno mai a creare vincoli sani e felici perché creano degli ostaggi. Queste coppie ergono il proprio quotidiano su uno scenario di cattività non pattuita, su un ring di sofferenza dove viene sacrificato ogni genere di valore, qualsiasi tipo di principio morale, emotivo e persino psicologico.

Come è solito succedere in qualsiasi altro genere di dipendenza, non è per niente facile porre fine a un’abitudine alimentata da questa feroce necessità: quella di essere parte di qualcuno, quella di piegarsi ai piedi di una persona per sentirsi completo, nutrito e realizzato. Quando il cervello si abitua a questa dinamica, a questo surrogato di mal d’amore o di droga velenosa, risulta molto complesso distaccarsi dalla routine conosciuta.

Se non sei capace di amarmi come mi merito, allora vattene! Ci sarà qualcuno capace di capire quanto valgo.”
-Walter Riso-
Cuore legato da corda a simboleggiare gelosia

Come sono le persone dipendenti dalle relazioni?

Le persone dipendenti dalle relazioni affettive sono come tutte le altre. Hanno il loro lavoro, la loro esperienza personale, i loro gusti, le loro passioni, le loro virtù e i loro difetti. Con questo vogliamo esprimere un’idea molto semplice: la dipendenza dall’amore non ha età né status, non discrimina e può verificarsi in molti di noi senza accorgercene. Forse non notiamo nemmeno che la nostra relazione sentimentale ha delle componenti di chiara dipendenza.

Se analizziamo meglio questo muscolo che dà forma all’essenza delle nostre necessità affettive, ci renderemo conto di varie cose. La prima è che vi sono due tipi di persone dipendenti dalle relazioni. Il tipo 1 riguarda le persone che hanno sempre bisogno di avere un partner. Il loro motto può essere riassunto in “non ci si innamora di chi si vuole, ci si innamora di chi si può, ma l’importante è amare, avere accanto qualcuno”.

Le persone dipendenti di tipo 2 agiscono come una tagliola. Appena iniziano una relazione, restano agganciate, aggrappate a essa. Non la lasceranno, neanche se è dannosa, neanche se lede le fondamenta della loro dignità. Allo stesso modo, il dipendente di tipo 1 e di tipo 2 presentano delle caratteristiche comuni: paura della solitudine, mancanza di una chiara identità, mancanza di autostima, ricerca costante di affetto e dell’approvazione altrui; sfociano in condotte estreme con il fine di mantenere la relazione e presentano un’ansia eccessiva quando percepiscono che qualcosa manca o che non va per il verso giusto.

Sagome luminose di una coppia che si abbraccia

Questa sintomatologia configura quasi lo stesso quadro di un disturbo da uso di sostanze. Il cervello ha bisogno della dose di attaccamento ossessivo, di questo nutriente offerto dal partner nonostante il suo sia spesso un amore inquinato e tossico. In questo modo, e poco a poco, siamo incapaci di regolare la nostra condotta. Fino al punto di giungere a situazioni estreme:disturbi d’ansia, disturbi alimentari, tentativi di suicidio…

Cosa possono fare le persone dipendenti dalle relazioni per mettere fine a questa dinamica?

È molto difficile smettere di fumare se continuiamo ad avere una sigaretta in mano. Ci risulterà ugualmente complicato porre fine a una relazione di dipendenza se continuiamo ad alimentarci con le stesse idee, con una nicotina affettiva che distrugge l’amor proprio.

Vi è chi inizia la terapia lamentandosi di innamorarsi sempre di persone sbagliate, delle più “nocive”. È come se il loro cervello fosse programmato per indurle sempre nelle stesse dinamiche dannose; invece di imparare dal passato e dalle brutte esperienze vissute, si ritrovano di continuo in situazioni simili. Perché? Perché risulta così difficile alle persone dipendenti dalle relazioni porre fine a queste condotte?

Perché non hanno ancora compreso le ripercussioni di questo “amore-dipendenza”. Perché sono vulnerabili, hanno una bassa autostima, un bisogno di attaccamento poco salutare e devono lavorare su una serie di aspetti chiave. Vediamoli insieme.

Come affrontare la dipendenza affettiva

  • Bisogna riconoscere la propria dipendenza dalle relazioni affettive e le conseguenze della stessa. Dobbiamo essere onesti con noi stessi e riconoscere il problema. Apriamo gli occhi e affidiamoci al realismo affettivo.
  • Occorre comprendere che il cardine psichico ed emotivo di qualsiasi relazione è il rispetto e l’auto-rispetto. Senza esso, non meritiamo di amare né di essere amati, perché ciò che non si rispetta si trascura e si manda in frantumi.
  • L’attaccamento, la necessità ossessiva di avere qualcuno accanto, a qualsiasi costo e in qualsiasi situazione per quanto sia dannosa, ci corrompe come persone, ci degrada, distrugge tutto il nostro potenziale.
  • Spesso facciamo dei nostri desideri una necessità. Dietro la frase “desidero essere amato” si nascondono spesso dei bisogni che è fondamentale esplorare e comprendere. Se non sentiamo il bisogno del riconoscimento, dell’approvazione o di difenderci dalla solitudine a qualsiasi costo, non avremo nemmeno bisogno di trovare degli ostaggi che soddisfino questi desideri. Questi aspetti devono essere soddisfatti prima di tutto da noi stessi.

Lucchetto con sopra disegnato un cuore appeso a corda

Le persone dipendenti dalle relazioni affettive devono fare un passo in avanti e porsi una semplice domanda: cosa preferisco: il mal d’amore o la salute affettiva? Se si sceglie la seconda, non ci resta altro che intraprendere un cammino, all’apparenza semplice, ma che richiede un profondo lavoro interiore. Si tratta di lavorare sulla propria autostima, di edificare una dignità forte, coraggiosa e splendente, capace di liberarci e di farci instaurare dei legami che ci arricchiscano, dove non vi siano ostaggi, ma solo persone libere che si scelgono a vicenda per costruire un progetto comune.

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