Pitagora, biografia del primo matematico

Le teorie matematiche di Pitagora hanno cambiato per sempre il mondo. Una storia in cui magia e ragione si fondono. Questo studioso è stato più un mago che un uomo di scienza e ha offerto un contributo fondamentale alla storia del pensiero umano.
Pitagora, biografia del primo matematico

Ultimo aggiornamento: 11 maggio, 2021

Pitagora, come altri grandi geni della storia, era un uomo profondamente razionale e, al tempo stesso, affascinato dal misticismo e animato da strane idee. La sua biografia è dunque un’ulteriore prova del fatto che follia e genio, letteralmente, si compenetrano.

Ricostruire la biografia del primo matematico della storia è piuttosto difficile. Ciò che si sa di lui ci è giunto attraverso i suoi seguaci: i primi scritti sulla sua vita risalgono ad almeno 150 anni dopo la sua morte e presentano moltissime contraddizioni.

“Preferisco il bastone dell’esperienza al carro veloce della fortuna. Il filosofo viaggia a piedi”.

-Pitagora-

Lo stesso Pitagora era un uomo piuttosto riservato, fondatore e membro di una scuola, appunto la Scuola di Pitagora, estremamente ermetica. Oltre alla matematica, i membri della sua Scuola si interessavano di esoterismo e misticismo.

In altre parole, i pitagorici seguivano una sorta di culto religioso impenetrabile. Pertanto, non volevano che nessuno si immischiasse nei loro affari.

Biografia di un genio

Dalle informazioni che abbiamo a disposizione, sappiamo che Pitagora nacque in Grecia, sull’isola di Samo, probabilmente nel 569 a.C. A quanto pare, era figlio di un mercante ed era solito accompagnare il padre in molti dei suoi viaggi. Sappiamo anche che ricevette un’ottima istruzione, che includeva la poesia e lo studio della lira.

I suoi più grandi maestri furono Talete di Mileto e Anassimandro. Sembra che Pitagora abbia cominciato ad avere contatti con loro quando aveva tra i 18 e i 20 anni, rimanendo estremamente colpito dalla loro conoscenza della matematica e della cosmologia. Talete gli consigliò di andare in Egitto per avventurarsi nel meraviglioso mondo dei numeri.

Tutto sembra indicare che Pitagora abbia viaggiato per diversi anni. Dando ascolto al suo maestro si recò in Egitto, ma anche in Fenicia, Babilonia, Arabia e chissà in quanti altri luoghi. Pare che venne imprigionato a Babilonia e che qui entrò in contatto con una setta di maghi dell’epoca.

Non si sa come, ma venne liberato. In seguito, si recò a Crotone, nel sud Italia. Lì, fondò la sua Scuola, che contava oltre 300 membri nel suo periodo migliore.

La vita di Pitagora a Crotone

Il contatto con la magia, l’esoterismo, l’astrologia e la demonologia cambiò per sempre la vita Pitagora. I pitagorici praticavano la religione del mistero, o culto del mistero. Rimanendo fedele alle sue convinzioni, il matematico visse a lungo in una grotta segreta, dove si dedicò ai suoi studi.

A Crotone fondò la Scuola Pitagorica, ma essa era più che altro una setta. Entrarne a fare parte era estremamente difficile, bisognava superare una serie di riti di iniziazione. Pitagora imponeva costumi rigidi e severi: i membri più importanti vivevano insieme; gli altri avevano solo il privilegio di partecipare alle riunioni e ascoltare.

I pitagorici non mangiavano carne, non indossavano indumenti che erano stati fatti con pelli di animali e praticavano l’ascetismo. Inoltre mantenevano il più assoluto riserbo sulle loro attività, deploravano la democrazia e si dedicavano allo studio della cosmologia, della matematica e delle arti del mistero.

Credevano anche nella metempsicosi, secondo cui gli elementi psichici di una persona morta passano ad un altro corpo dopo la morte. È una variante delle teorie sulla reincarnazione, nota anche come “trasmigrazione delle anime”.

Da qui  l’importanza di non mangiare carne di animali né di indossare vestiti fatti con la loro pelle. L’anima cercherebbe un altro corpo da abitare dopo la morte per essere libera. Per questo i pitagorici seguivano una serie di linee guida e norme etiche ben precise.

Persona che scrive il teorema di Pitagora sulla lavagna.


La morte di Pitagora

Esistono molti dubbi sulla morte di Pitagora. La versione ampiamente accettata è che, opponendosi alla democrazia, la sua scuola venne attaccata duramente dai sostenitori di questo modello politico. Gli aggressori appiccarono il fuoco alla Scuola e il filosofo fu costretto a scappare.

Sembra che, durante la fuga, si sia imbattuto in un campo di fagioli, ortaggio nei confronti del quale provava una profonda avversione e fobia. Fu lì che venne raggiunto e assassinato.

Non si sa esattamente quali siano stati i contributi specifici di Pitagora alla matematica. La conoscenza veniva costruita collettivamente nella sua scuola (o culto), di conseguenza la paternità dei suoi contributi è dubbia. Tuttavia, è certo che la sua Scuola ha creato le basi dell’aritmetica, della geometria e della matematica.

I pitagorici fecero anche importanti progressi nel campo della musica, molti dei quali rimangono in vigore. Hanno anche arricchito la conoscenza che abbiamo dell’astronomia. Pitagora diceva che il sole era una sfera pericolosa e che l’universo le ruotava intorno. Rappresentava anche la Terra come una sfera.

I pitagorici avevano una sorta di culto per il numero 10, considerato il numero che esprime la totalità. Pitagora disse che gli animali gli parlavano e che poteva controllarli con la sua voce. Disse anche che poteva scrivere sulla faccia della luna. Si ritiene che abbia ucciso un uomo per aver postulato e dimostrato l’esistenza di numeri irrazionali.

La sua vita rimane un mistero oggi, la paternità di alcuni dei suoi contributi è dubbia, ma sappiamo con certezza che è stato uno dei filosofi e matematici più trascendentali ed importanti della storia.

Ancora oggi, secoli e secoli dopo, continuiamo a studiare Pitagora e la sua peculiare scuola, perché molte delle sue scoperte sono ancora valide. Magia e razionalità, spiritualità e scienza: Pitagora e la sua scuola fecero passi da gigante in ognuna di queste discipline.

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  • Guijarro, S. G., & Sánchez, Á. N. (2013). Vidas de filósofos y Hechos apócrifos de los apóstoles: algunos contactos y elementos comunes. Estudios clásicos, (143), 65-92.