Siamo polvere di stelle: siamo fatti per brillare

· 27 giugno 2017

Il maestro Carl Sagan ci spiega nel suo libro “Contatto cosmico” che gli esseri umani sono fatti di una materia straordinaria: la polvere di stelle. Nel nostro DNA si nasconde la stessa fibra che costituisce le stelle e le nuvole che ogni notte ci sono di ispirazione dall’infinito. Anche noi siamo fatti per brillare, per emergere, per toccare il cielo…

In realtà, questa frase così poetica trova le sue fondamenta negli anni ’70. Fu la cantante Joni Mitchell, con la sua meravigliosa canzone Woodstock”, a spronare le generazioni dell’epoca a “brillare come polvere di stelle, come oro luccicante”. Tuttavia, qualche tempo dopo Carl Sagan dotò di basi scientifiche questa idea, dimostrando che dentro di noi, in ogni cellula del nostro cuore o in ogni particella di calcio delle nostre ossa, è impressa una storia cosmica.        

Questo viene confermato anno dopo anno, tramite molteplici lavori e studi. Chris Impey, scienziato e professore di astronomia presso l’Università dell’Arizona, rivelò nel 2010 che tutta la materia organica contenente carbonio si è prodotta in seguito ad una formazione molto antica di stelle. Inoltre, se teniamo conto che la materia prima della terra ha le stessi origini, dobbiamo accettare che il 97% della nostra massa corporea è composta da quel materiale di antiche stelle.   

È una cosa meravigliosa. Siamo fatti per brillare, per luccicare come l’oro, per illuminarci gli uni con gli altri come polvere di diamanti, tuttavia… Perché ci dimentichiamo di brillare? Se siamo fatti di stelle, perché non siamo più felici?   

Siamo fatti di polvere di stelle, ma spesso viviamo nel buio

Più è buia la notte, più le stelle brillano. A volte non è sufficiente avvicinarci alla finestra e ammirare l’infinito per riprendere il fiato e respirare. Il mondo degli astri, con i suoi cicli, i suoi movimenti, la sua musica silenziosa, la sua bellezza cosmica, è servito sempre come punto di riferimento per l’umanità in molte aree e discipline relazionate all’agricoltura, alle scienze e alla spiritualità.

Tuttavia, e qua risiede l’autentica magia dell’argomento, ci siamo limitati a vedere da sempre gli astri come elementi distanti e spesso superiori a noi stessi. È giunto il momento di capire, di comprendere che siamo un tutto; che quella materia astrale è insita in ogni frammento del nostro essere.

Anche noi racchiudiamo schegge di stelle nei nostri tessuti, astri antichi di quella rinascita cosmica che ci conferisce potere e una precisa capacità: quella di brillare in qualsiasi scenario, situazione o momento avverso, incuranti del buio che ci avvolge.

Non è facile, lo sappiamo. Le persone navigano troppo spesso negli oceani dell’oscurità, nell’infelicità perpetua e in quei territori aridi in cui non cresce il seme dell’amor proprio. È una dura realtà. Tanto che, come esempio di questo, possiamo parlare di un gioco perverso rispetto al quale spesso i mezzi di comunicazione ci informano: il Blue Whale.

Questo macabro gioco, che ha le sue origini nella rete sociale russa VKontakte, nel 2013, viene riprodotto in tutto il mondo tramite 50 prove. Le stesse che, nonostante abbiano diverse e complesse ragioni, attirano centinaia di adolescenti in un circolo di auto-sabotaggio, auto-lesionismo e lenta distruzione che sfocia in un “coraggioso” gesto da parte del giovane, che riesce a vincerlo solo togliendosi la vita.

Il creatore di questo sadico gioco è Philipp Budeikin, e ha 21 anni. Egli sostiene di aver dato vita a questo gioco virtuale perché “ci sono persone che non sono altro che rifiuti biodegradabili del tutto inutili alla società”. Gli psicologi russi, dal canto loro, sostengono che la condotta di questo giovane e dei suoi seguaci abbia radici più profonde, che oscillano tra l’ideologico e lo psicopatologico. L’aspetto più preoccupante di tutto ciò è l’elevato numero di persone vulnerabili dietro ad ogni dispositivo, dietro ad ogni computer o smartphone.

Sono centinaia di menti giovani e cuori fragili che respirano e non provano speranza né motivazione, non provano allegria e non vedono quella luce grazie alla quale godere della vita, sviluppare l’autorispetto e l’autostima.

Iniziamo a brillare, per noi e per gli altri

Pensate al momento più felice della vostra vita e godetevi quel ricordo. Sorridete ad uno sconosciuto. Create una playlist di musica che vi piaccia. Esprimetevi con le parole di una canzone. Disegnate un animale immaginario. Cercate una forma tra le nuvole. Fatevi un nuovo amico. Cantate sotto la doccia…

Anche queste idee sono sfide, le stesse che danno vita al gioco “La balena rosa”. Si tratta di 50 sfide grazie alle quali attirare l’attenzione dei giovani di tutto il mondo, aiutandoli ad adottare un atteggiamento positiva e ad allontanarli dal gioco opposto, la balena azzurra (Blue Whale). Per il momento, il gioco conta su 290.000 seguaci e molti hanno completato l’ultima prova: salvare una vita (ad esempio aiutare un compagno di classe vittima di bullismo). Questa è, senza dubbio, una buona notizia.

La speranza, il nostro affanno per aiutare gli altri e lottare per la sopravvivenza comune, è qualcosa che caratterizza la maggior parte delle persone. Nonostante sia vero che troppo spesso ci dimentichiamo come brillare, c’è sempre qualcuno al nostro fianco che ci spingerà a recuperare la forza e il coraggio.

Se dovessimo dimenticare di essere fatti di polvere di stelle, i nostri amici saranno sempre lì, così come la nostra famiglia, il nostro partner o qualche sconosciuto dal buon cuore che ci cederà parte della sua materia per dare nuova vita all’entusiasmo e all’allegria, regalandoci milioni di “balene rosa”.

Perché niente vale tanto quanto l’accarezzare l’animo di una persona, per percepire l’immensità del proprio cosmo.

Immagini per gentile concessione di Little Oil