Prevenire i disturbi del comportamento alimentare

11 aprile, 2020
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono uno dei punti deboli di una società che idolatra la magrezza, punendo gli adolescenti con modelli di bellezza impossibili da replicare. Così, alla luce di queste influenze perverse, i genitori giocano un ruolo essenziale

Le cause dei disturbi dell’alimentazione sono sconosciute, ma si valutano diversi fattori. Sono tanti gli elementi in gioco al fine di prevenire i disturbi del comportamento alimentare (DCA). Nonostante ciò, sembra esistere per tutti una realtà nuda e cruda: sono influenzati dal contesto culturale.

Questo significa che i DCA, anoressia, bulimia e forme di obesità, rispondono a valori e a stili di vita che predominano nel contesto in cui vive la persona. A questo punto, è doveroso porsi delle domande sull’influenza della società nei confronti degli adolescenti, ma anche sul ruolo dei genitori per prevenire i disturbi del comportamento alimentare dei figli.

In molti disturbi psicologici, l’età è un fattore determinante. In altri, come nei disturbi della personalità, i cambiamenti specifici iniziano a manifestarsi nella prima fase dell’età adulta.

Altri possono influenzare in modo sistematico una parte della popolazione, come le donne per quanto riguarda ansia e depressione (anche se si potrebbe parlare di sovradiagnosi e di scarso aiuto da parte dell’uomo).

I DCA presentano dati allarmanti: nel 2019 sono stati 300.000 i casi di DCA che hanno colpit una specifica fascia della popolazione: gli adolescenti.

Prevenire i disturbi del comportamento alimentare

Il 90% degli adolescenti con DCA è formato da donne. Questi dati non devono sorprendere. Sin da piccole le donne subiscono maggiormente le pressioni di una società che crede in un certo canone di bellezza e scoraggia tutti gli altri, come succede con l’anoressia.

Un gruppo di ricercatori spagnoli, Pinedos, Molano e Lopez de Mesa (2010), hanno evidenziato che uno dei motivi principali per cui l’aspetto socioeconomico non è rilevante nella comparsa dei DCA è che gli stereotipi di bellezza e di magrezza interessano anche contesti meno suscettibili a questa variabile: le zone rurali.

Secondo l’Associazione Italiana Disturbi dell’alimentazione e del Peso (AIDAP), l’età media dell’inizio di un DCA si aggira intorno ai 16-17 anni. La maggior parte dei casi si manifesta prima che l’adolescente abbia compiuto 20 anni.

La fascia di età a rischio è quella tra i 13 e i 24 anni per le donne, età che coincide con il periodo di permanenza in casa dei genitori. Visto il ruolo che i genitori sembrano ricoprire nel prevenire i disturbi del comportamento alimentare delle figlie, potremmo chiederci cosa possono fare.

Prenzione dei DCA

Qual è il ruolo dei genitori nella prevenzione dei DCA?

Prima di affrontare il ruolo dei genitori nella prevenzione dei DCA e, di conseguenza, cosa potrebbe favorirne, dobbiamo chiarire che un disturbo del comportamento alimentare è associato a molteplici fattori. La presenza di determinate caratteristiche nella famiglia associabili al problema non significa che il DCA sviluppatosi sia colpa della famiglia.

Martinez e Martinez (2017) studiando il rapporto tra DCA, famiglia e genere a Bogotà hanno riscontrato l’esistenza di schemi tipici nelle famiglie dei pazienti. Sono così giunti alla conclusione che i problemi familiari era proporzionali alla comparsa di un DCA, con due elementi da perno: la mancanza di coesione e la scarsa tolleranza alla frustrazione di questi giovani.

Ecco che entrambi i ricercatori parlano della presenza di genitori iperprotettivi, autoritari e che non stimolano l’indipendenza delle figlie. Questo può portare le giovani a pensare di non avere controllo su quello che le circonda, in una fascia di età in cui avrebbero già dovuto acquisire senso di responsabilità e di potere sulla propria vita.

La soluzione per prevenire i disturbi del comportamento alimentare è uno stile genitoriale permissivo?

Il ruolo dei genitori nella prevenzione dei DCA delle figlie non deve essere permissivo né assumere le sembianze della negligenza. Nello studio citato si è osservato che la mancanza di affetto e di supervisione sono associati a una bassa autostima. Quest’ultima è uno dei principali fattori scatenanti di tutti i DCA.

In effetti si è discusso sull’esistenza di un unico modello familiare in cui potrebbe comparire un DCA. In assenza di consenso, sembra interessante citare quanto osservato da Espina, Pumar, Garcia e Ayerbe (1995), che nella loro meta-analisi dei DCA e sull’interazione familiare ci dicono che:

  • La bulimia tende a presentarsi nelle famiglie più conflittuali e patologiche, spesso caratterizzate da ostilità, deficit nutrizionali, impulsività e mancanza di legami e di supporto da parte dei genitori. In genere non vi è conflitto coniugale.
  • In molti casi, l’anoressia restrittiva compare nelle famiglie con genitori che, sebbene positivi, hanno seri problemi coniugali e di convivenza.
  • Anche le famiglie delle adolescenti con anoressia purgativa tendono a presentare conflitti coniugali. L’ostilità e la mancanza di supporto genitoriale tendono, tuttavia, a essere più attenuati.

Cosa possono fare i genitori per prevenire i disturbi del comportamento alimentare?

Visto l’enorme impatto che un genitore può avere sulla comparsa e sullo sviluppo di un DCA, è giusto chiedersi cosa può fare al riguardo.

Martinez, Navarro, Perote e Sánchez (2010) ci presentano alcuni utili strumenti nel loro manuale sull’educazione e sulla crescita all’insegna della salute, dedicato al ruolo dei genitori e degli educatori nella prevenzione dei disturbi dell’alimentazione.

Gli sconvolgenti commenti sul fisico delle figlie

Il corpo delle adolescenti cambia e loro non sono le uniche a notarlo; anche chi le circonda parla del loro fisico. Alcuni commenti possono essere determinanti nella costruzione della propria autostima.

Molti adulti che hanno sofferto di DCA ricordano commenti come: “non mangiare troppo che ingrassi”, “faccia tondetta”, “Con quei capelli sembri una stupida”, “guarda che fisico, tua cugina!”.

Strumenti per affrontare un’adolescenza incerta

L’adolescenza è una sfida per alcune adolescenti: può arrivare prima che siano pronte. Alcune pensano di poter alleviare il proprio malessere con finte soluzioni, come il DCA, che dà loro l’illusione di avere il controllo del proprio corpo (già di per sé fonte di malessere costante) e sul cibo.

Risulta di vitale importanza educare, fornire utili strumenti, affrontare la frustrazione e insegnare loro a gestirla, affinché non vivano l’adolescenza come una tappa confusa per mancanza di informazione da parte dei genitori.

Si raccomanda di parlare di DCA, dei segnali di allarme, dei possibili pensieri associati e dell’esistenza di diverse forme di bellezza, anche se i messaggi che riceveranno da altri canali saranno totalmente diversi.

Questo ruolo non spetta agli amici né a una società che in buona parte vive dell’esistenza di questo problema. Dovrete essere voi a dire alle vostre figlie che la magrezza non è sinonimo di bellezza. In caso contrario, saranno esposte a un’adolescenza piena di cambiamenti fisici con in mente il modello della magrezza estrema, a volte irraggiungibile.

I limiti, tanto necessari quanto complicati da gestire nella prevenzione dei DCA

Essere troppo permissivi ha delineato un modello genitoriale che, pur volendo stabilire delle regole, non sa come farlo. Per questo motivo, imporre dei limiti con affetto e accettazione e distinguendo tra ciò che vorremmo per le nostre figlie e ciò che vogliono loro, protegge da qualunque DCA.

Parte del ruolo dei genitori nella prevenzione dei DCA passa dunque attraverso l’imposizione di limiti. Forse è uno dei lavori più duri a breve termine, ma con maggiori effetti a medio e a lungo termine.

L’idea è che se da piccoli non imparano a convivere in modo sano con i limiti, da adolescenti li rifiuteranno, pur avendone bisogno. Gli esperti assicurano che affetto e regole sono gli unici antidoti per scongiurare i disturbi dell’alimentazione.

  • Martínez, J., Navarro, S., Perote, A. y Sánchez, M. (2010). Educar y crecer en salud. El papel de padres y educadores en la prevención de los trastornos de alimentación. Ed: Instituto Tomás Pascual Sanza para la nutrición y la salud. Madrid, España.
  • Piñeros, S., Molano, J. y López de Mesa, C. (2010). Factores de riesgo de los trastornos de la conducta alimentaria en jóvenes escolarizados en Cundinamarca (Colombia). Revista Colombiana de Psiquiatría, 39(2), 313-328.
  • AEPNYA. Trastornos de la conducta alimentaria (TCA). Procolocos 2.008.
  • Ochoa de Alda, I., Espina, A. y Ortego, M. (2006) Un estudio sobre personalidad, ansiedad y depresión en padres de pacientes con un trastorno alimentario. Clínica y Salud, 17(2), 1-20.
  • Martínez, D. y Martínez, S. (2017). Relación entre tratornos de la conducta alimentaria y género y familia en adolescentes escolarizados, Suba (Bogotá). Carta Comunitaria, 25(143), 29-33.