Anoressia e bulimia: il prezzo dell’intransigenza emotiva

· 2 ottobre 2016

I disturbi dell’alimentazione, come l’anoressia e la bulimia, rappresentano una sfida per la nostra società. Anche se sono più comuni tra le ragazze adolescenti, la verità è che nemmeno i ragazzi né le donne che ormai hanno superato l’adolescenza ne sono immuni.

Il termine “brava ragazza” è spesso associato ad un’immagine di rigidità, purezza, dolcezza, controllo emotivo e un’infinità di esigenze che mettono dei limiti allo sviluppo spontaneo e naturale di qualsiasi essere umano. Questo stereotipo, dietro al quale si celano numerose pressioni, è spesso una condanna per le adolescenti a cui richiediamo di essere delle “brave ragazze”.

Un modo facile di controllare il proprio peso, il proprio corpo e la propria immagine è, quindi, attraverso i sacrifici alimentari. Rinunce volontarie che nella maggior parte dei casi vengono fatte senza prima informarsi, che sono gestite in modo superficiale e che, pertanto, portano ad un alto livello di frustrazione. Questo modo di relazionarsi con il cibo è, in fondo, il loro personale e tragico modo di gestire e deviare la sofferenza. Il desiderio di essere una persona che non si è, il disprezzo che provano quando si guardano allo specchio.

Anoressia e bulimia

Spesso associamo la parola anoressia con le privazioni alimentari e la bulimia con le purghe, il vomito o i comportamenti che hanno lo scopo di “svuotarsi” dopo aver mangiato. Tuttavia, non si tratta di norme rigide e fisse, possono cambiare in funzione della persona che soffre di questo disturbo.

In realtà esistono due diversi tipi di anoressia, quella restrittiva e quella purgativa (con il termine “purga” indichiamo qualsiasi comportamento compensatorio che punta a eliminare gli alimenti ingeriti). L’anoressia restrittiva viene associata a perfezionismo, rigidità, iper-responsabilità e sentimenti di inferiorità. Quella purgativa (nella quale oltre alla completa restrizione degli alimenti, le persone che ne soffrono cercano di purgarsi) viene associata a problemi familiari di obesità o sovrappeso, impulsività, reazioni distimiche, labilità emotiva e abitudini che creano dipendenza.

Nel caso della bulimia nervosa, invece, sono abituali le purghe o i comportamenti compensatori. Nella bulimia nervosa prototipica, in cui si verificano le purghe, c’è una maggiore distorsione dell’immagine corporea, un maggior numero di abitudini alimentari anormali e maggiori problemi psicologici associati.

Il caso della bulimia non purgativa (abbuffate senza comportamenti compensatori) potrebbe assomigliare a un disturbo di abbuffate compulsive, ma non lo è perché è presente anche un’immagine sopravvalutata del proprio peso e la propria forma fisica. Questo sottotipo si associa ad altri problemi come i pensieri suicidi, le dipendenze e i disturbi nel controllo degli impulsi.

bulimia

Che cos’hanno in comune?

La base comune di tutti questi disturbi è data dalla loro componente emotiva: i pazienti si considerano incapaci di gestire le proprie emozioni. Emozioni che in alcuni casi non sono riusciti ad esprimere in modo soddisfacente per colpa di un ambiente familiare poco stimolante, restrittivo, che pretendeva troppo da loro a livello comportamentale o che non è riuscito a rispondere in modo adeguato al loro alto livello intellettuale o al loro bisogno di affetto.

Una volta che il disturbo è stato diagnosticato in modo chiaro e che siano stati scartate altre malattie come il diabete mellitus, la neoplasia, la cachessia ipofisiaria o altri disturbi psicologici come il disturbo ossessivo compulsivo o la psicosi, possiamo affermare di trovarci di fronte ad un disturbo dell’alimentazione.

Questi disturbi di solito fanno la loro comparsa tra i 10 e i 30 anni, e nel 95% dei casi si tratta di donne che hanno in comune un’idea eccessivamente positiva della magrezza. Condividono l’estrema preoccupazione per il loro peso e il loro fisico, distorsioni cognitive, sintomi depressivi e di ansia, oltre a un comportamento sociale problematico.

Perché fanno la loro comparsa a quest’età?

Se teniamo in conto che molte delle vittime sono adolescenti, una delle cause probabili di questi disturbi è il fatto che le giovani hanno difficoltà a gestire il passaggio da bambina a donna. Il loro sistema di comunicazione infantile è ancora limitato e si sentono sotto pressione, si ritrovano in un contesto in cui si sentono emotivamente inibite e, a quell’età, diventano più consapevoli dell’immagine che, almeno in apparenza, viene imposta al sesso femminile: magrezza, bellezza, purezza e sottomissione.

Se fosse un mero problema di immagine, le persone che soffrono di anoressia ritroverebbero l’equilibrio alimentare una volta raggiunto un peso-forma adeguato. Il bisogno di perfezione, la paura di riprendere peso e la distorsione percettiva del loro corpo, però, fa sì che questo scorretto comportamento alimentare permanga nel tempo. Si tratta di modelli comportamentali che trovano una ricompensa solo nella loro stessa ripetizione.

donna-anoressica

Miti sull’anoressia e sulla bulimia

La personalità delle donne che soffrono di questo disturbo viene spesso associata a una disorganizzazione generale nella vita, debolezza, poca intelligenza, alti livelli di influenzabilità di fronte ai commenti degli altri. Ma queste non sono le caratteristiche personali che ritroviamo nelle pazienti quando valutiamo la loro situazione.

Non si tratta nemmeno di persone deliranti e incapaci di distinguere la realtà dall’immaginazione. Nel caso dell’anoressia le pazienti non sono isteriche e, secondo alcuni studi, non si tratta nemmeno di un’alterazione della percezione, ma del paragone con modelli sempre più esigenti che si concretizzano in comportamenti restrittivi.

Questo è il loro modo di relazionarsi con il mondo, di sotterrare ciò che non hanno mai potuto esprimere; non mangiare è il modo migliore che hanno trovato di controllare ciò che succede loro. Per questo motivo, quando non ci riescono, si castigano senza pietà.

Non sono isteriche, si sentono sole

D’altra parte, focalizzare la loro attenzione su questo obiettivo permette loro di evitare di affrontare altri problemi, che saranno sempre secondari e potranno essere rimandati fino al momento in cui non risolveranno quello che per loro è il vero problema: il loro peso.

La maggior parte di loro è consapevole di trovarsi all’interno di un processo distruttivo, ma una volta che entrate in questo vortice si crea un sistema di castighi e rinforzi così potente che è molto difficile per loro uscirne. Hanno programmato il loro cervello in un modo tale che la sua inerzia dannosa è davvero potente.

Molte delle ragazze e dei ragazzi che soffrono di questi disturbi riescono ad avere di nuovo una vita normale. È un percorso duro e costoso, che richiede pazienza e in cui molto spesso ci sono delle ricadute. Tuttavia, per riuscire a vincere la battaglia, è necessario il supporto delle persone che li amano. Il loro appoggio è fiducia è fondamentale per riuscire a uscire dal tunnel.

Questo accade perché i disturbi dell’alimentazione colpiscono direttamente l’autostima della persona che ne soffre, la fa sentire inferiore perché si paragona sempre a modelli che crede superiori, più perfetti, più desiderabili. Per questo motivo, la persona si sente sempre inferiore e aspira a diventare qualcos’altro, in modo costante.

È abituale che le persone che hanno sofferto di qualche tipo di disturbo delle abitudini alimentari, come l’anoressia o la bulimia, presentino anche una dipendenza eccessiva, paura dell’abbandono, ipersensibilità alle critiche, alessitimia, ecc. In qualche modo questi disturbi possono essere superati, ma comporterà una sfida costante nel corso della vita per evitare le ricadute.