Quando le priorità sono chiare, le decisioni sono più facili

23 febbraio 2017 in Psicologia 2333 Condivisi

Quando una persona ha chiare le sue priorità, prende le sue decisioni molto più facilmente. È come farsi spazio tra i rami di un fitto bosco per ricordare dove sono le nostre radici, quelle che nutrono la nostra autostima per sapere chi e cosa è di troppo, per agire senza paura e sempre ascoltando la voce del cuore.

Quest’idea che in apparenza potrebbe risultare piuttosto evidente, in realtà racchiude delle sfumature su cui vale la pena riflettere. Viviamo in un mondo in cui esiste una dimensione che si fa sempre più strada a passi da gigante: la disperazione. Questa emozione che spesso precede uno stato depressivo per cui una persona perde il totale controllo della sua vita è come una spina che si spinge in profondità fino a lasciarci senza respiro.

Questa debolezza emotiva ha origine nel momento in cui iniziamo a mettere in discussione le decisioni prese in un momento della nostra vita. Perché investo tanto tempo e sforzo in persone che poi mi tradiscono? Perché mi preoccupo tanto di fare un lavoro per cui non vengo valorizzato? Perché non ho ascoltato il mio intuito in quel momento e non me ne sono andato quando ne avevo l’opportunità?

La disperazione o il disincanto vitale provocano insoddisfazione e l’insoddisfazione porta alla perdita graduale del controllo della propria vita. Sono momenti in cui arriviamo a pensare “qualsiasi cosa io faccia, non cambierà niente”. Invece di cadere in questo vuoto, abbiamo la possibilità di accettare quel momento di crisi personale per quello che è: un punto di inflessione nella nostra vita.

Si tratta del momento adatto per trovare nuovi significati, per esplorare i nostri universi interiori in cerca di qualcosa che dia forza, coraggio e motivazione alla nostra identità: le priorità.

Vi invitiamo a riflettere sull’argomento.

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Priorità, esigenze e il cervello emotivo

Uno dei maggiori problemi che abbiamo al giorno d’oggi è la difficoltà nel separare le nostre priorità dalle esigenze di chi ci circonda. Non si tratta assolutamente di rifiutare le prime per accogliere esclusivamente le altre o viceversa. Nessuno può dare esclusiva priorità a se stesso escludendo il lavoro, la famiglia o tutte le altre richieste dell’ambiente. In realtà, la chiave sta nel mantenere un equilibrio saggio, armonioso e solido.

Se dedichiamo il nostro tempo a soddisfare le richieste altrui, ci trascuriamo e ci allontaniamo dal centro del nostro potere, il nucleo delicato da ascoltare ogni giorno: noi stessi. La radice del problema risiede nel visualizzare prima le nostre priorità per permettere che le richieste si muovano in quella sfera. Vale a dire, nessuno può chiedermi di fare qualcosa che vada contro i miei valori, che mini la mia autostima o comprometta la mia integrità fisica o emotiva.

Tenendo in considerazione tutto questo, nella vita di tutti i giorni dovremo sempre prendere decisioni che seguano questa linea: quella del cuore o, meglio, quella del nostro cervello emotivo. Come riuscirci? Per capire meglio come farlo, vale la pena approfondire prima i meccanismi cerebrali che accompagnano una presa di decisione qualsiasi.

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Neuroni emotivi e neuroni decisionali

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, la struttura cerebrale che orchestra la nostra presa di decisioni è la corteccia orbitofrontale. Questo lavoro ha messo in evidenza un dato utile e di grande interesse: in questa struttura si concentrano due tipi di neuroni con una funzione molto concreta.

  • I primi sono i neuroni OFC, la cui funzione è quella di offrire una valore emotivo ad ogni alternativa tra cui scegliere prima di una decisione. Lo fanno in base alle nostre precedenti esperienze, alla nostra identità e alla nostra personalità. È come un meccanismo previo direttamente legato a ciò che chiamiamo “intuito”.
    • Ad esempio: qualcosa mi dice che dovrei rifiutare quell’offerta di lavoro perché so che mi vengono richieste certe competenze che non si sposano con il mio carattere.
  • Il secondo gruppo di neuroni sono le “cellule del valore”. Non esiste più la componente emotiva in questo caso, più che altro si applica un’attribuzione pratica: devo accettare quel lavoro perché ho bisogno di uno stipendio, perché tornare nel mondo del lavoro è una priorità in questo momento.

Una volta presa la decisione in base a questi due meccanismi, quello emotivo e quello del valore attributivo, la corteccia orbitofrontale assegna una nuova emozione a questa decisione. La finalità è semplice: il cervello tenta di motivarci in ogni momento per avere successo in quell’obiettivo, in quella richiesta.

La necessità di avere delle priorità chiare per prendere decisioni più sicure

Una cosa che tutti sappiamo è che nella vita bisogna rischiare. Ci saranno decisioni più giuste e altre meno; a volte, quello che all’inizio sembra una pazzia, alla fine si rivela l’opzione più logica e di successo della nostra esistenza. Quello che vogliamo dire è molto semplice: per essere felici, bisogna prendere decisioni ed assumersene la responsabilità in ogni momento.

Se devi prendere delle decisioni, non esitare: prendi quella che ti rende felice.
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La sensazione di disperazione, citata all’inizio dell’articolo, si risolve proprio entrando in connessione con il proprio io interiore, stabilendo delle priorità, quelle che nessuno ha il diritto di boicottare. Per riuscirci, vale la pena tenere in considerazione tre semplici strategie:

  • Ridurre. Enumerate su un foglio tutte le vostre necessità attuali. Vi renderete conto che sono tante, ma tra di esse ci sono le vere priorità: essere felici, essere rispettati, stare bene dal punto di vista fisico ed emotivo… Riflettete su questi aspetti.
  • Confrontare. Una volta chiarite le vostre priorità, confrontatele con le richieste dell’ambiente. Sono in armonia? Vi viene richiesto qualcosa che va contro i vostri valori? Ci sono persone che alterano la vostra salute emotiva?
  • Consolidare. Ora che avete la piena consapevolezza del fatto che certi aspetti vanno contro le vostre priorità, dovrete agire per consolidare quell’equilibrio tra le priorità interiori e le richieste dell’ambiente esterno.

Infine, quando avrete completato questi passaggi, vi resta solo un ultimo dettaglio, meraviglioso ed essenziale: tracciare un programma di vita. Perché se c’è un vantaggio legato al riconoscimento delle proprie priorità, dei propri valori, dei propri sogni e delle proprie speranze, allora questo vantaggio è dimostrare che possiamo e dobbiamo essere padroni del nostro destino.

Quando una persona ha finalmente ben chiaro ciò che desidera, l’avventura della vita si mette in marcia di nuovo.

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