Provo un profondo malessere, quando in realtà dovrei essere felice

6, gennaio 2017 in Emozioni 789 Condivisi
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A chi non è mai capitato di attraversare un brutto momento? Tutti siamo caduti, e per questo abbiamo sofferto. Nel condividerlo con le persone care, però, ci siamo resi conto di quanto segue: “il passato è passato, ora devo guardare avanti”, “non devo farci caso, ma cercare di essere felice”, ecc.

Cosa si cela dietro quei “ormai è acqua passata” e “ora è il momento di rialzarsi e continuare a lottare”? Vogliono forse dire che non possiamo essere colpiti dalle cose brutte che ci succedono? O forse che, se ci accade qualcosa di brutto, dobbiamo comportarmi come se nulla fosse? Dobbiamo essere felici senza badare alle circostanze? Assolutamente no!

La felicità ad ogni costo

Nella società attuale si è diffusa la convinzione che si debba essere felici a qualunque costo. Non è concesso essere tristi, né angosciati o arrabbiati. Dobbiamo essere felici per forza. Effettivamente essere felici è meraviglioso, come affermare il contrario?

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Veniamo bombardati da messaggi di allegria, di felicità ed ottimismo, sui social networks e su tutti gli altri mezzi di comunicazione. Siamo arrivati al punto che, quando qualcuno non si sente felice come “dovrebbe”, si generano sentimenti di frustrazione legati al fatto che la realtà si sia discostata dalle aspettative generali. Quando questo avviene, subentra quel sentimento di malessere accompagnato a pensieri del tipo “se è felice lui, perché non lo sono anche io?”

Sembra che questo voler essere felici a tutti i costi, senza curarsi delle circostanze, sia sempre più difficile. Questo perché quando qualcosa non va come vorremmo o ci succede qualcosa di brutto, si presentano subito le emozioni negative, senza che si possa fare molto per evitarle.

Cosa succede, quindi? Non dobbiamo essere felici o non possiamo sentirci male in determinate situazioni? È ovvio che essere felici è la soluzione ad ogni problema, ma è bene anche fare attenzione al rischio di potenziare i sentimenti negativi per la semplice convinzione di doverci sentir bene per forza.

Perché compaiono le emozioni negative?

Le emozioni arrivano come risposta del nostro organismo davanti a determinate situazioni. Ma in base a cosa ne compare una piuttosto che un’altra? Questo dipende dal valore che ogni individuo dà a quello che gli succede. Le emozioni positive, dunque, sono quelle che suscitano sentimenti gradevoli. Emergono quando la situazione viene valutata come positiva, di conseguenza non è necessario agire per cercare di modificarla o risolverla.

Le emozioni negative generano, invece, sentimenti sgradevoli. Compaiono quando una situazione viene valutata come dannosa, mettendo di conseguenza in moto tutta una serie di strumenti per cercare di farle fronte e superarla. In quest’ottica, per poter “andare avanti” come ci viene sempre detto, abbiamo bisogno della comparsa di queste emozioni negative.

Per esempio, se qualcosa ci fa paura, si attivano in noi delle tecniche di difesa. Quando qualcosa ci innervosisce, ci prepariamo a difenderci da un possibile danno. Se proviamo dispiacere, questa emozione ci permette di allontanarci da quello che può essere per noi nocivo o “tossico”. Infine, la tristezza ci aiuta ad accettare la perdita, facendoci riflettere ed elaborare l’accaduto.

Dobbiamo quindi lasciarci trasportare dal malessere emotivo?

Questa è una bella domanda. Come abbiamo visto, le emozioni compaiono con il fine di prepararci il più possibile alle situazioni e ai cambiamenti che avvengono intorno a noi. Questo rende estremamente necessarie sia le emozioni positive sia quelle negative.

Il segreto sta nel capire quando le emozioni sono da ritenersi dannose. Se queste si presentano con troppa frequenza, infatti, rischiano di essere causa di diverse malattie psicosomatiche, così come di problemi d’ansia o di stato d’animo.

Il punto della questione diventa quindi la capacità di distinguere un’emozione normale da una nociva. Per farlo, abbiamo a disposizione una serie di parametri:

  • Numero di episodi. Si riferisce alla frequenza con la quale le emozioni negative si presentano. Se poco frequenti, non succede nulla. Il problema insorge quando la frequenza è molto elevata.
  • Intensità dell’emozione. Quando arriva con un’intensità lieve o media, si tratta di un malessere normale e controllabile, al contrario di quando presenta un’intensità molto elevata.
  • Durata dell’emozione. Quando è limitata e se ne va una volta scomparso l’evento che l’ha provocata, significa che sta agendo in modo positivo. Al contrario, se dura a lungo, diventa dannosa.
  • Tipo di reazione. Se si tratta di una risposta prevedibile data la situazione scatenante, se quindi anche le altre persone avrebbero reagito allo stesso modo davanti alla stessa situazione, l’emozione non è patologica. Il segnale di un’anormalità può arrivare quando la reazione è palesemente sproporzionata.
  • Sofferenza provocata. Se limitato e transitorio, si tratta di un normalissimo malessere passeggero. Non è così quando la sofferenza è grande e prolungata nel tempo.
  • Interferenza con la vita quotidiana. Quando gli effetti sulla vita di tutti i giorni sono leggeri o nulli, non si tratta di un’emozione nociva. Al contrario, lo è se interferisce in modo incisivo sulla nostra vita quotidiana.
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Una volta compresi i punti precedenti, occorre prendere consapevolezza del fatto che è un bene che le emozioni negative compaiano quando necessario. Non bisogna evitare questo malessere, ma non è nemmeno una buona idea abbandonarsi ad esso.

È in questo momento che entra in gioco la capacità di saper maneggiare le emozioni. Dopo averci aiutato ad affrontare in modo adeguato un fatto concreto, devono scomparire. Solo allora, potremmo davvero essere felici e andare avanti.

Immagini per gentile cortesia di Ryan McGuire.

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