Psicofarmaci o terapia psicologica?

17, luglio 2017 in Psicologia 599 Condivisi

Quando andiamo dal medico perché ci sentiamo poco bene sul piano emotivo, quali sono di solito le sue indicazioni? Probabilmente ci prescrive degli psicofarmaci o ci manda dallo psichiatra. Dallo psicologo no, anche se ne facciamo richiesta… Le pillole sono forse meglio di una terapia psicologica?

Tendiamo a preferire la strada più facile, prendere delle pillole e lasciare che i nostri problemi svaniscano… ma in realtà non lo fanno. Restano lì dopo che abbiamo smesso di prendere quei medicinali. Quale può essere, quindi, la soluzione?

Continuate a leggere e scoprirete perché il trattamento di uno psicologo cognitivo-comportamentale dà i migliori benefici, anche se utilizzato come complemento ad un trattamento farmacologico iniziale.

 “La psicologia, a differenza della chimica, l’algebra o la letteratura, è un manuale per la mente. È una guida per la vita”

-Daniel Goldstein-

I problemi degli psicofarmaci

Lo scopo di quest’articolo non è condannare del tutto gli psicofarmaci. La verità è che talvolta sono necessari ed è giusto prenderli.

I dati dicono che in molti paesi europei c’è un’esagerata tendenza a prescriverli, come accennato nell’introduzione di quest’articolo. Al punto che alcune organizzazioni per la tutela dei consumatori hanno richiesto che ne vengano prescritti meno a favore della terapia psicologica.

Gli effetti secondari di questi medicinali sono noti a tutti i professionisti sanitari, effetti riscontrabili sia a lungo che a breve termine. Il problema, però, non è soltanto questo. Infatti, esistono parecchi dubbi sulla loro capacità di trattare alcuni disturbi psicologici, eppure tendono comunque ad essere somministrati in quanto rappresentano la soluzione più economica per un sistema sanitario saturo e al limite del collasso per mancanza di professionisti.

In aggiunta, il loro basso prezzo li rende un’allettante opzione a lungo termine, poiché riescono a contenere molti sintomi. Tuttavia, non agiscono sulla causa del problema e, dunque, rischiano di rendere molti di quei disturbi cronici.

Come si può vedere, esistono pro e contro degli psicofarmaci. Perché, quindi, sono così utilizzati? Da una parte, si trovano gli interessi economici dell’industria farmaceutica. Dall’altra, spesso sono gli stessi pazienti a voler risolvere il proprio malessere prendendo una pillola, richiedendo da parte propria il minimo sforzo.

Perché è meglio la terapia psicologica cognitiva-comportamentale?

Perché il tentativo di risolvere i problemi in maniera rapida e “indolore” si rivela una tattica sbagliata? Perché così facendo non si risolve nessun problema. In parole povere, gli psicofarmaci possono aiutarci a ridurre l’ansia o a migliorare il nostro stato d’animo subito dopo averli presi, nel migliore dei casi.

Ma cosa succede dopo? Cosa accade quando smettiamo di assumerli? Sicuramente il malessere emotivo che ci disturba riaffiorerà. Come mai? Perché non abbiamo appreso nessuna strategia per poterlo gestire. La prima cosa da tenere ben chiara in mente è che la vita è piena di situazioni che ci faranno stare male, ma se non impariamo a sostenere le nostre emozioni negative, queste possono trasformarsi da emozioni passeggere a presenze permanenti nella nostra vita.

“Gli anni migliori della tua vita sono quanto decidi di prenderti la responsabilità sui tuoi problemi. Non dai la colpa di essi a tua madre, all’ecologia o al presidente. Ti rendi conto che hai acquisito il controllo sul tuo destino”.

-Albert Ellis-

Ecco il problema. Le medicine possono lenire i nostri problemi di depressione o ansia, ma è attraverso una terapia psicologica di qualità che potremo acquisire gli strumenti necessari per controllare da soli le emozioni negative. Strumenti che possono continuare ad essere applicati una volta conclusa la terapia.

Cosa ha di più la terapia psicologica rispetto agli psicofarmaci?

Oltre a fornire strategie per il controllo emotivo da utilizzare durante tutta la nostra vita, la terapia non comporta alcun rischio per la salute né effetti secondari negativi come gli psicofarmaci. Inoltre,  si tratta dell’alternativa migliore in termini economici. Ma i vantaggi non finiscono qui.

Per citarne un altro, l’aderenza al trattamento psicologico è maggiore rispetto a quello farmacologico. Il tasso di recupero è più elevato e si riduce notevolmente il rischio di una ricaduta. A sua volta, ciò evita che i disturbi non diventino cronici.

“La conoscenza di sé e lo sviluppo personale sono difficili da raggiungere per la maggior parte delle persone. Normalmente ciò richiede molto coraggio e perseveranza”

-Abraham Maslow-

Fermatevi un attimo a pensare: cosa ha più valore, le cose facili o quelle che richiedono uno sforzo da parte nostra? La risposta non può che essere quelle che implicano uno sforzo, che sentiamo essere il prodotto diretto del nostro lavoro, che ci fa sentire meglio.

In questi casi si presentano emozioni come l’allegria e ci sentiamo realizzati. Con la terapia psicologica, non otterremo soltanto degli strumenti per imparare a gestire le nostre emozioni negative, ma potenzieremo anche l’affetto positivo e la nostra autostima.

La terapia cognitivo-comportamentale viene ritenuta, dunque, il miglior trattamento per la cura della maggior parte dei disturbi psicologici. Il trattamento farmacologico è necessario nei casi più gravi e avanzati, ma dovrà comunque essere parte integrante di un trattamento psicologico. È, pertanto, fondamentale ricorrere ad uno psicologo esperto e adeguato per ogni persona.

Immagine per concessione di Freestocks.org, Drew Hays e Breather.

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