Le questioni irrisolte finiscono per ripetersi

5 agosto 2016 in Emozioni 126 Condivisi

Non esiste una formula da usare per evitare che qualcosa che non ci piace e che ci irrita non accada; siamo destinati a vivere sia esperienze felici sia sgradevoli in determinati momenti della nostra vita.

È impossibile stare sempre bene e che la fortuna ci arrida sempre, dato che, nella realtà, anche gli eventi che ci hanno fatto lamentare ci hanno dato degli insegnamenti: ci hanno mostrato che siamo capaci di rialzarci in piedi perché abbiamo tutti gli strumenti necessari per superare una caduta.

Proprio per questo motivo, dobbiamo sempre ricercare ciò che ci infastidisce e trovare il modo di risolverlo. Non dobbiamo dimenticare che, se dentro di noi abbiamo la forza per sopportare la negatività, siamo anche abbastanza resistenti per affrontarla e allontanarla definitivamente: se non la terremo a bada in modo efficace, essa troverà sempre il modo di svicolare e saremo noi a soffrirne le conseguenze.

È normale che vogliate scappare da ciò che non vi piace

La tentazione di fuggire da ciò che vi infastidisce è forte. In quanto esseri umani, avete degli istinti che vi dettano che, di fronte alla percezione di una minaccia, ci sono due risposte possibili: la fuga o la lotta. Tuttavia, molte delle minacce che dovete affrontare non sono bestie fisiche, come i leoni o i serpenti, dunque la risposta richiesta è ben più complessa.

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È del tutto comprensibile che, se ci troviamo in difficoltà, la soluzione per noi più auspicabile sia quella di scappare a gambe levate, nella speranza che il tempo rimetta le cose al loro posto. In questi casi, vogliamo solo riprendere a stare bene emotivamente, senza correre il rischio di soffrire di nuovo.

La sconfitta implica necessariamente un cambiamento interiore che in un primo momento non comprendiamo e che ci disorienta del tutto. Oltretutto questo cambiamento diventa ancora più insopportabile se non riusciamo a conferirgli l’importanza e il tempo che si merita. Dobbiamo auto-ricostruirci e ciò implica un processo che dobbiamo necessariamente affrontare se non vogliamo che il dolore si ripresenti appena giriamo la testa per guardare indietro.

Ciò da cui fuggite vi segue

Siamo obbligati a seguire il processo perché, se vogliamo rifuggirlo, prima o poi ci renderemo conto che ci ha seguito dappertutto. Se abbiamo cercato di allontanarlo pensando ad altro, vedremo che non l’abbiamo eliminato e che è ancora lì.

Probabilmente la fuga ci offrirà la prospettiva giusta per guardare da un altro punto di vista ciò che ci accade e questo è l’aspetto positivo. E arriveremo sempre alla stessa conclusione: bisogna dire addio al dolore, trovare la forza di volontà per ascoltarci attentamente e decidere di essere coraggiosi di fronte alla situazione limitante.

Quel che non imparate si ripeterà

Quando arriverà il momento giusto, quando saprete individuare cosa vi infastidisce, avrete già imparato molto più di quanto non potete immaginare. Ne uscirete comunque più forti, grazie alle circostanze che vi si sono presentate in tutta la loro profondità.

non risolvi ripeti 3

Se permetterete a ciò che vi blocca di restare dentro di voi, avrete mani e piedi incatenati e, per quanto crediate di muovervi, resterete fermi. In questo caso, la codardia non sta nell’aver paura di un problema, ma nel non fare nulla per risolverlo, mentre il coraggio sta nel decidere di affrontare i propri mostri emotivi.

“Cosa ci aspettiamo da una vita con le mani legate alla schiena,

Con una codardia celata,

Con un sorriso che va da un orecchio all’altro

Con la speranza interamente riposta nella fortuna”

(Pablo Benavente)

Tutto ciò che lascerete in balia della sorte, nell’attesa che si risolva da solo e che vi faccia stare bene, si ripeterà. Quel conto in sospeso si farà sentire quando sarete più deboli e non se ne andrà finché non gli direte davvero addio, cosa che richiede di piangere, se necessario, e forza di volontà.

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