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Relazione unilaterale: come notarla?

Quando si dà tutto e non si ottiene niente in cambio, ci si sente svuotati ed emotivamente esauriti. Questi sono gli effetti principali delle relazioni affettive unilaterali in cui a volte ci imbattiamo.

Relazione unilaterale: come notarla?

Ultimo aggiornamento: 21 settembre, 2020

Una relazione unilaterale contraddice ogni principio di quello che chiamiamo legame affettivo. È la fine della reciprocità e la rottura di quel perfetto equilibrio che forma il substrato di una relazione. Tutto crolla senza impegno comune e senza quella volontà spontanea e autentica di avere cura, con rispetto e affetto reciproco, dei dettagli della vita quotidiana.

L’aspetto più complesso di questa situazione è che ci vuole molto tempo prima di notarla. La distanza del partner si instaura gradualmente ed è camuffata dalla routine, dallo stress per il lavoro e dagli obblighi esterni alla coppia che tolgono tempo alla relazione. Finché non realizziamo che non c’è più equità e la presenza del partner nella coppia è pressoché nulla.

Anche se fisicamente accanto a noi, lo sentiamo freddo, distante. È questa assenza di affetto e di volontà che caratterizza una relazione unilaterale. Si viene a creare uno scenario in cui solo un membro della coppia si sforza per mantenere vivo il legame affettivo. Queste dinamiche sono spesso definite relazioni malate o tossiche. Vediamo perché.

Coppia seduta sul divano con problemi di comunicazione.

Cos’è una relazione unilaterale?

Possiamo definire la relazione unilaterale in modo semplice: è quella in cui un solo membro della coppia investe energie, volontà e tempo nella relazione. La realtà, tuttavia, è ben più complessa, perché le cause sono molteplici.

A volte le relazioni presentano queste dinamiche sin dall’inizio, altre volte questo cambiamento avviene gradualmente. In entrambi i casi, c’è un aspetto comune: una relazione unilaterale non è salutare e crea dinamiche dannose per chi soffre, per chi cerca di cambiare il rapporto e lo alimenta a tutti i costi lottando per esso.

Questo spiega perché consideriamo questi rapporti tossici. Il sovraccarico emotivo e psicologico che uno dei partner deve affrontare per mantenere viva la relazione è spesso devastante. Vediamo come capire se stiamo vivendo una relazione unilaterale.

Siete sempre voi che finite per cedere

Il Dott. John Gottman è uno dei più grandi esperti di relazioni affettive e dinamiche comuni tra le coppie. I suoi studi decennali e le sue ricerche nel cosiddetto “laboratorio dell’amore” hanno aiutato centinaia di persone a salvare le loro relazioni e a voltare pagina.

Uno dei suoi libri più famosi è Le 7 regole d’oro per una felice vita di coppia, in cui sottolinea il costante bisogno di raggiungere accordi. Se questo non accade e uno solo si arrende sempre, accetta e tace, dà la priorità all’altro per salvare la relazione, accadrà l’inevitabile: la relazione finirà.

Se l’ago della bilancia finisce sempre dalla stessa parte e vince sempre la stessa persona, l’altro accuserà una sorta di soffocamento emotivo che comprometterà la sua autostima, la sua dignità e perfino la sua salute. Si tratta di situazioni molto comuni in una relazione unilaterale.

Avete difficoltà a esprimere i vostri sentimenti e i vostri bisogni

Una delle caratteristiche delle relazioni unilaterali è la sensazione di vuoto. Manca sempre qualcosa, è come avere sete, bere e non sentirsi mai dissetati. Si può avere il proprio partner accanto, parlare con lui/lei, vivere al suo fianco ogni giorno, eppure c’è sempre qualcosa che non va.

È possibile che una persona abbia bisogno di più di quello che il partner ha da offrire. La relazione unilaterale, tuttavia, è più dinamica, si prova una sorta di blocco emotivo. È come voler esprimere i propri sentimenti, pensieri e bisogni e trovare sempre un muro.

Spesso ci si sente dire frasi come: “Ora non è un buon momento per parlare.”, “Dici sempre le stesse cose.”, “Non so cosa ti aspetti che ti dica”. Sono le reazioni più comuni alla propria esigenza di comunicare emozioni e pensieri. Ma quando il partner ha bisogno di sostegno e affetto, non esitate un secondo a soddisfare le sue esigenze.

I vostri sforzi sono dati per scontati (ma non vale lo stesso per il partner)

Se si deve fare qualcosa e lo fate voi, è normale, è quello che il partner si aspetta. Se bisogna risolvere un problema, tocca sempre a voi trovare la soluzione. In questo scenario, c’è una parte passiva e una parte proattiva che deve sforzarsi per affrontare qualsiasi compito quotidiano.

Chi agisce, inoltre, non deve protestare né lamentarsi, perché in fondo è quello che ci si aspetta da lui/lei ed è sempre così che sono andate le cose. Su una cosa dobbiamo essere chiari: nel momento in cui si dà per scontata questa situazione e non si riconosce che le azioni devono essere reciproche, la relazione si ammala. Se si presume che debba essere sempre una persona a farsi carico di ogni cosa, il legame è fortemente compromesso.

Ragazzo triste e pensieroso che guarda dalla finestra.

Relazione unilaterale: esaurimento, contraddizioni e segnali che non vogliamo vedere

Un legame del genere presenta molti segnali che non sempre vogliamo vedere. Il motivo per cui ciò accade è semplice: si investono così tanti sforzi, tempo ed energie che si è portati a non rinunciare alla relazione. In genere, si continuano a dare amore, dedizione, pazienza e opportunità al partner in attesa che cambi qualcosa.

Purtroppo, però, non cambia nulla e la persona si esaurisce mentalmente e fisicamente. Ne risente in tutti i sensi, dal punto di vista psicologico, fisico ed economico. Non dobbiamo dimenticare che alcune relazioni unilaterali si basano sull’egoismo e gli interessi economici.

Non c’è dubbio, ogni coppia è una storia a sé, ma c’è un principio fondamentale che non dovrebbe mai venir meno: l’amore è equilibrio, reciprocità, saper fare squadra, prendersi cura dell’altro e unire gli sforzi, dare e ricevere attenzioni, partecipare attivamente al rapporto. Se non ci sono questi presupposti, stare insieme non ha senso. Tenetelo presente.

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  • Gottman, John (2012) Las siete reglas de oro para vivir en pareja. Debolsillo