Resistenza in psicoterapia

28 Giugno 2019
Una parte del cambiamento terapeutico è legato all'adempimento dei compiti da parte del cliente. Quando questi non li svolge si presume che non voglia cambiare. In questo articolo parleremo della resistenza in ambito terapeutico, come affrontarla e perché spesso è un problema, o un errore, più del terapeuta che del cliente.

La resistenza in psicoterapia fa parte di un insieme di atteggiamenti, comportamenti o idee che possono ritardare o evitare i cambiamenti terapeutici. Alcune di queste resistenze emergono nella fase di valutazione, durante la quale il cliente può mettere in discussione il trattamento proposto, rifiutandosi di parlare con sincerità; di rispondere alle domande del terapeuta in modo schietto o fornendo poche informazioni; contestando continuamente il professionista per la giovane età o esperienza, o ancora, astenendosi dai compiti assegnati.

Nonostante la resistenza in psicoterapia venga spesso inquadrata come intervento non idoneo alla fase motivazionale del cliente; un gran numero di terapeuti scelgono di addossare la responsabilità sul cliente alludendo a mancanza di interesse, testardaggine o alla volontà di boicottare la terapia.

Le resistenze sono un problema del terapeuta

Il terapeuta può, senza dubbio, porre fine alla terapia se rileva che essa non è più utile al cliente. Tuttavia, supporre che questi non voglia o non possa essere trattato per via delle resistenze che presenta non è il modo più conveniente di agire.

L’approccio motivazionale in terapia -che si esprime ad esempio attraverso il colloquio motivazionale, orientato a modificare la terapia in funzione delle diverse fasi di cambiamento del cliente-  sostiene che le singole resistenze sono problemi del terapeuta, e non del cliente.

Piuttosto che pensare che sia il cliente a non voler ricevere il trattamento e che non migliorerà, sarebbe meglio analizzare la situazione e riflettere su cosa lo ha portato a innalzare delle barriere al cambiamento. È anche possibile che il tipo di terapia o il lavoro svolto non siano adatti alle caratteristiche della persona.

Sarà meglio esporre il problema in seduta, dato che sincerità e genuinità sono elementi rilevanti per la costruzione di una relazione terapeutica ottimale e per trovare delle soluzioni adeguate alla resistenza che si presenta.

Psicologo in seduta

L’età del terapeuta è uno dei motivi principali di resistenza in psicoterapia

Una delle situazioni tipiche è che il cliente metta in discussione la professionalità del terapeuta perché non ha capelli grigi, folti baffi o non indossa la giacca. Da una semplice osservazione all’inizio del trattamento, può nascere una resistenza, che può portare il cliente a mettere in discussione lo psicologo, dubitare dell’efficacia di quanto proposto in seduta, ritenere l’età del terapeuta inadeguata a lavorare su argomenti che spaziano da questioni relative ai figli a problemi sessuali o di coppia.

Affrontare le contrarietà e utilizzare determinate strategie, come quelle citate, può trasformare le aspettative al trattamento apparentemente più intricate in opportunità per rafforzare l’alleanza terapeutica.

Alcune delle strategie proposte puntano a esplicitare il problema e chiedere al cliente quali sono le sue riserve e quali abilità crede di non possedere. Inoltre, si possono trovare dei punti di forza anche nella giovane età del terapeuta, come ad esempio la motivazione o l’essere aggiornato sui recenti progressi psicologici.

Come fare affinché il cliente elabori le sue registrazioni dei pensieri?

Durante la fase di valutazione e di intervento terapeutico, è molto probabile che il cliente non svolga i suoi compiti. Anche quelli più elementari, come una semplice registrazione dei pensieri (RP), sono in realtà significativi, in quanto necessari alla realizzazione di un’analisi funzionale e all’elaborazione di un piano di trattamento.

Per questo motivo, è estremamente importante fare in modo che il cliente consegni le proprie RP ogni settimana. Qui di seguito, riportiamo alcune strategie adatte allo scopo:

  • Non dare per scontato che il cliente abbia compreso la nostra spiegazione su come effettuare la registrazione dei pensieri. Potremmo non essere stati chiari o il nostro vocabolario non è stato adattato ai bisogni dell’individuo. Se necessario, pertanto, spiegate di nuovo in cosa consiste l’attività.
  • Motivare e sottolineare il valore del compito. Insistere sul fatto che le RP, nonostante siano utili per noi, sono in realtà di grande valore anche per loro e che non farle va contro i loro obiettivi.
  • Assicurarsi che il modo in cui si chiedono le RP sia quello appropriato. Invece di dire “devi fare le RP, portamele domani”; sarebbe molto più conveniente motivare il cliente e sottolineare che il lavoro e i compiti sono utili per entrambi.
  • Assicurarsi che il supporto e il materiale per le RP siano adeguati. I livelli educativi e socioculturali dei nostri clienti possono essere molto diversi tra loro, e anche se è normale pensare che carta e penna siano strumenti che tutti sono in grado di usare, ciò non è del tutto vero.

Ulteriori chiarimenti

Ci sono persone che per la professione che svolgono non possono portare con sé un pezzo di carta ovunque vanno; taluni invece non sono avvezzi all’arte della scrittura, e ciò può generare ansia in loro, per cui evitano di farlo. Altri possono essere così smemorati da non ricordare nemmeno di scrivere durante il giorno e quando lo fanno di sera hanno ormai dimenticato tutto.

Fornire altre opzioni come la scrittura delle RP sullo smartphone, registrare o utilizzare applicazioni quali Mentalcheck o Self-Monitoring può trasformarsi in un’utile risorsa per superare la barriera delle RP incomplete e poter svolgere un ottimo lavoro di valutazione.

Un’altra strategia molto utile è ricordare al cliente di “fare i compiti”. Gli si può inviare un messaggio a metà settimana come promemoria, impostare una serie di avvisi in terapia o creare dei promemoria da disporre in luoghi visibili.

Psicologo con paziente

Mettere delle condizioni, l’ultima opzione per affrontare la resistenza in psicoterapia

Se nonostante tutte le accortezze, il cliente continua a non portare le RP e non sembrano esserci seri impedimenti, come ultima risorsa, si può affrontare il cliente dicendogli di consegnare le RP la settimana successiva.

Mettere delle condizioni significa anche chiamare il cliente il giorno prima dell’appuntamento e chiedere se ha terminato la sua RP.  Se la risposta è negativa, la seduta del giorno dopo viene annullata e così via. Naturalmente, ciò rappresenta l’ultima risorsa perché, sebbene le RP siano essenziali per la pratica clinica, molti pazienti non possono rinviare il trattamento a causa della natura dei loro problemi.

L’obiettivo finale degli interventi sopra elencati è quello di offrire al cliente la terapia più appropriata, efficace e utile per il suo problema; e bisogna metterli in atto considerandoli un lavoro indispensabile. Se esiste la possibilità di cambiare il compito o di eliminarlo e cercare altri mezzi per raggiungere l’obiettivo posto, questa sarà sempre l’opzione migliore.

  • Labrador, F. (2011). Situaciones difíciles en terapia. Madrid: Pirámide.