Resistenza: siamo di plastica, vetro o acciaio?

· 13 agosto 2018

Siamo di plastica, vetro o acciaio? Il modo in cui affrontiamo le difficoltà quotidiane determina il materiale di cui siamo formati. Alcuni consigli sulla resistenza indicano che siamo in tempo per alterare il nostro modo di essere e rivestirci di un materiale più ottimale, una via di mezzo fra il bambù e il grafene.

Se c’è un aspetto decisivo per godere di un adeguato benessere mentale ed emotivo, questo è comprendere quale meccanismo impieghiamo nei confronti degli ostacoli della vita. Due delle risposte più comuni che applichiamo di solito sono la prevenzione e la tranquillità o non resistenza.

“La misura più sicura di tutte le forze è la resistenza che trionfa.”

-Stephan Zweig-

Non dobbiamo colpevolizzarci per non essere in grado di emettere un’altra risposta quando siamo sotto stress. Quando siamo soffocati da altre persone o ci troviamo in un tunnel senza uscita, dobbiamo prestare attenzione a un aspetto particolarmente rilevante: il bisogno di fuggire o di rimanere calmi sono risposte programmate del nostro cervello. Sono meccanismi di difesa impostati di default che non abbiamo ancora aggiornato. Meccanismi di resistenza benignamente disegnati, che in realtà ci aiutano a sopravvivere. Questi, però, difficilmente contribuiscono alla nostra felicità.

In questo senso, capire come migliorare la nostra resistenza è direttamente relazionato alla nostra felicità. Scoprirlo può esserci di grande aiuto.

Cervello con fiori

Cervello più o meno resistente allo stress emotivo

Molti di noi si saranno posti questa domanda almeno una volta: Perché alcune persone riescono ad affrontare le avversità in modo così straordinario? Ci sorprende il loro temperamento, il loro ottimismo e la loro capacità di vedere delle possibilità laddove noi vediamo solo muri e filo spinato. Si saranno preparate? Hanno partecipato a qualche corso? Dispongono di certe capacità innate? Possiedono una particola abilità cerebrale?

La risposta si trova proprio nel cervello. Può sembrare curioso, ma ci sono persone con un cervello molto più resistente allo stress. Altri hanno una personalità con più risorse emotive per calmare l’ansia e discorsi mentali irrazionali in situazioni limite.

Presso la facoltà di medicina Weill Corner di New York è stato condotto un interessante studio in seguito al quale è stata determinata la relazione diretta fra un’educazione basata su un attaccamento sano e una risposta più abile verso lo stress e l’ansia.

Bambino che guarda la luna

Un’attenzione inadeguata e un’educazione caratterizzata da carenze affettive alterano lo sviluppo cerebrale dei bambini. In particolare, la struttura più colpita è l’amigdala, che è il centro di controllo neurologico più antico e sofisticato, incaricato di regolare la paura e le emozioni. Così, un bambino esposto a modelli educativi carenti sotto qualche aspetto presenta maggiori difficoltà a gestire le proprie emozioni, durante l’infanzia e in età matura.

Resistenza: siamo di plastica, vetro o acciaio?

Proprio come dicevamo all’inizio, non importa il tipo di meccanismo che usiamo per rispondere alle difficoltà, allo stress o alle avversità. Non importa se fuggiamo o se, come un albero in mezzo alla tormenta, rimaniamo calmi finché a poco a poco ci pieghiamo e ci rompiamo. Tutti possiamo imparare nuove strategie proprio grazie alla nostra plasticità cerebrale.

Allenare e stimolare il cervello affinché applichi nuovi metodi e strategie rinnovate lo rende una macchina più resistente, abile e sofisticata. L’obbiettivo è fare in modo che il cervello non ci aiuti solo a sopravvivere; ciò che desideriamo, in fondo, è che ci assecondi in questo intento di essere più felici.

Vediamo quindi quali sono le tre risposte più comuni per gestire lo stress e i tipi di resistenza che utilizzano.

La risposta dell’acciaio

Lo stress rimbalza contro le persone d’acciaio. Questo atteggiamento non è salutare e ha i suoi rischi. Essere completamenti impermeabili allo stress non ci farà mai imparare da esso. In più, nessuno è completamente impermeabile. Il nostro rivestimento è puramente emotivo.

Donna di acciaio

In questo caso bisogna capire che non serve essere un muro e fare in modo che i problemi rimbalzino su di noi. Dobbiamo, invece, sviluppare le giuste abilità per gestire meglio i problemi. Dobbiamo riuscire a controllarli, filtrarli e trasformarli.

La risposta della plastica

Fra le varie strategie di resistenza c’è ne una che viene applicata da molti di noi. Le sue caratteristiche sono le seguenti:

  • Abbiamo varie ammaccature che sono il risultato dello stress e dei problemi.
  • Siamo flessibili e a volte godiamo di un certo tipo di resistenza. Ciò nonostante, spesso abbiamo la sensazione di non farcela più. È un po’ come vivere sul filo del rasoio.

La risposta del vetro

La risposta del vetro non è la più adeguata. In realtà, è la peggiore di tutte. Dispone di meno risorse e dopo aver fatto un grande sforzo per adattarsi, si rompe. Così che o si impone o si distrugge.

Strategie più salutari per sviluppare la resistenza

Strategie più salutari per sviluppare la resistenza ci impongono un certo comportamento. Dobbiamo trovare un punto intermedio fra la forza e la sensibilità. In più, è necessario uno spazio di maturità dove gestire, dare priorità e trasformare. Per esempio, se lasciamo che agiscano le nostre innate difese psicologiche, utilizziamo il metodo di minore resistenza: quello del vetro.

D’altra parte, se scegliamo le linea di maggiore resistenza, usiamo tutte le nostre energie per opporci a qualcosa. Faremo tutto il possibile per innalzare un muro per proteggerci dalla vita. Senza dubbio questa è la strategia dell’acciaio.

Donna in acqua

Se queste due risposte non sono adatte, quale strategia dobbiamo adottare? La soluzione per godere di una resistenza più salutare si trova nel dare potere alla fiducia in noi stessi. Questo ci permetterà di sentirci meritevoli di qualcosa di meglio. Non facciamoci schiacciare, ma non innalziamoci come un palo d’acciaio che sopporta l’impatto di una tempesta.

Piuttosto costruiamo qualcosa a metà strada fra una plastica più resistente e il bambù. Un materiale flessibile, ma forte. Qualcosa che ci permetta di muoverci fra le difficoltà della vita, imparando da esse. Un materiale che anche se si piega, torna alla sua posizione originale avendo imparato una lezione che gli permetta di andare avanti con più disinvoltura.

Iniziamo a lavorare oggi stesso su questa strategia vitale.